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Pubblicato il
11 dic 2020
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Impossible Brands: un nuovo business model per il fashion, in ottica green

Pubblicato il
11 dic 2020

Quando l’artigianalità made in Italy incontra le potenzialità delle nuove tecnologie, il risultato non può che essere interessante. È questo il concetto di base su cui si fonda Impossible Brands, nuova realtà del panorama fashion fondata da tre giovani imprenditori, Alessandro Botteon, Anastasiia Masiutkina D’Ambrosio ed Edoardo Di Luzio, che si propone di rivoluzionare il settore con un business model innovativo, basato sulla formula del “virtual to consumer”.

Alessandro Botteon ed Edoardo Di Luzio, due dei fondatori di Impossible Brands

 
“Siamo partiti dalla consapevolezza che l’industria della moda è il secondo settore per il consumo di acqua ed è responsabile del 10% di tutte le emissioni di anidride carbonica causate dall’essere umano. Un settore caratterizzato da una forte sovrapproduzione: ogni anno vengono buttati a livello mondiale 92 miliardi di tonnellate di vestiti”, hanno spiegato a FashionNetwork.com i fondatori di Impossible Brands. “Abbiamo quindi pensato di sfruttare le potenzialità del 3D rendering e della realtà aumentata per creare i primi brand al mondo che arrivano al pubblico prima in forma virtuale e in seguito, se hanno successo, anche nella realtà”.
 
Concretamente, nella prima fase di vita di un “impossible brand”, la società rende disponibili agli utenti dei vari social network due tipologie di prodotti virtuali: dei filtri gratuiti, da utilizzare nelle proprie stories o post, oppure la possibilità di farsi realizzare a pagamento delle foto professionali dai dei digital designer, in modo da indossare virtualmente i prodotti e poter utilizzare le immagini sui propri canali.

Anastasiia Masiutkina D’Ambrosio con le sue AMA-Bags

 
“Grazie ai filtri e alle foto, all’utilizzo che ne viene fatto, alle interazioni e reazioni dei follower, potremo raccogliere una serie di parametri che ci permetteranno di decidere se produrre o meno nella realtà il prodotto in questione e renderlo disponibile per la vendita online. Per la produzione ci affideremo all’artigianalità e alla qualità della filiera italiana, perché il nostro obiettivo è proprio di rilanciare il made in Italy in ottica digital”, proseguono Botteon e Di Luzio. “Ci siamo posti come obiettivo di lanciare sei marchi nei prossimi quattro anni; il target dei prodotti digitali sarà sicuramente abbastanza giovane, dai 18 ai 24 anni, ma ogni brand avrà comunque un proprio target specifico, sia in termini di clientela che di mercati”.

Il target è potenzialmente vastissimo: al mondo ci sono infatti circa 4 miliardi di persone che utilizzano i social network, 832 milioni delle quali sperimentano tecnologie di realtà aumentata almeno una volta al mese; si stima inoltre che nel 2020 saranno 100 milioni le persone che a livello globale avranno utilizzato la realtà aumentata per lo shopping. Gioca a favore del nuovo modello anche l’andamento dell’e-commerce, che per quanto riguarda il fashion, complice la pandemia, ha visto il proprio valore passare dai 525 milioni di euro del 2019 a 665 milioni di euro quest’anno, arrivando a rappresentare il 25% del giro d’affari totale del settore.
 
Il primo marchio lanciato da Impossible Brands con l’AI 2020-21 è AMA-Bags, brand di borse di alta gamma disegnato da una dei fondatori, Anastasiia Masiutkina D’Ambrosio, e prodotto interamente in Italia nei distretti di eccellenza manifatturiera della Lombardia, del Veneto e della Toscana.

Una AMA-Bags in versione virtuale

 
“Con il primo lancio abbiamo deciso di adottare una formula ancora in parte tradizionale, producendo sin da subito, accanto ai modelli virtuali e ai filtri, anche la collezione reale, perché il consumatore va educato a questa nuova tipologia di acquisto. Ma per la prossima stagione ci baseremo esclusivamente sul modello digitale e sui responsi che avremo dagli utenti”, precisano i fondatori.
 
Le borse AMA-Bags hanno prezzi che spaziano dai 370 euro del modello “nano”, agli 800 euro della borsa più grande; i mercati su cui il brand punta per la fase di lancio sono Stati Uniti e Asia, in particolare Corea, Hong Kong e Giappone.  
 
“Verso la metà del prossimo anno, prevediamo di lanciare il nostro secondo brand, che sarà una proposta di eyewear. Oltre alle implicazioni ecologiche del nostro progetto, in ottica di riduzione dei consumi e degli sprechi, il modello ha ovviamente dei vantaggi per il business, in primis il fatto di non dover produrre in anticipo collezioni senza avere la certezza che piaceranno al consumatore e che quindi saranno vendute”, concludono i due giovani imprenditori. “Riteniamo che con Impossible Brands si possano sviluppare infinte possibilità di collaborazione: siamo aperti a partnership con aziende, marchi o investitori che condividano i nostri ideali”.

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