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Il Tessile-Moda italiano archivia i primi nove mesi in area negativa

Pubblicato il
today 14 nov 2019
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Il Tessile-Moda italiano archivia i primi nove mesi dell’anno in area negativa. Arretrano soprattutto i fatturati delle aziende a monte della filiera, mentre l’instabilità del mercato interno è ancora la spina nel fianco del settore.

Prada - PEr2020 - Womenswear - Milano - © PixelFormula


Il periodo luglio-settembre fa registrare il calo maggiore di fatturato (-2,9%) su cui pesano i numeri del monte (-4,7%). Stesso andamento, sebbene meno marcato, nei primi tre mesi dell’anno (-0,3%). Unica nota positiva, il secondo trimestre con un +1,5%, trainato dal valle (+3,8%).
 
“Il tessile subisce numeri negativi in particolare sull’Italia. Sull’abbigliamento cresce del 7-8% l’export, ma sempre con numeri negativi in Italia. Per il nostro sistema moda il problema è il mercato interno, esportiamo il 70% sui 98 miliardi totali, il resto è Italia, per cui se non cresce non va bene”, ha commentato il presidente di Confindustria Moda, Claudio Marenzi.

Brilla l’export nei primi sette mesi dell’anno (+4,9% oltre i 19,3 miliardi di euro) trainato dall’abbigliamento (+8,2%). Best performer la maglieria (+12,2%), e maglia nera per la calzetteria (-8,3%). Giocano a favore debolezza dell’euro e maggior competitività di prodotti di gamma medio-alta in cui l’Italia si è specializzata. Segno positivo anche per l’import del settore (+4,3%), con il saldo della bilancia commerciale oltre 6,1 miliardi di euro, 365 milioni in più sul periodo gennaio-luglio 2018.
 
“La Germania segna un -0,1%, i tedeschi sono i primi a frenare quando sentono arrivare la crisi. La Russia, anche per una normalizzazione del Paese, tasse comprese, è ancora in negativo per un paio di punti. Poi l’emergenza Hong Kong ha impattato molto negativamente in particolare sui grandi marchi. Ottimo i risultati in Giappone e Corea; cresce la Cina e crescono gli Stati Uniti del +10%. L’estero diciamo che va bene”, prosegue Marenzi.
 
La ricetta di Marenzi per uscire dalla crisi è “puntare sulla sostenibilità: abbiamo la filiera più virtuosa al mondo. Stiamo lavorando su blockchain e tracciabilità – prosegue il presidente e patron di Herno - anche per superare l’annoso problema del Made in italy in Europa”.

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