Il record postumo di Garibaldi, i suoi jeans sono i più vecchi del mondo

L'Italia del Risorgimento vestiva in blue-jeans. I più vecchi jeans del mondo sono infatti quelli che calzava Giuseppe Garibaldi: hanno 152 anni e sono conservati al Museo Centrale del Risorgimento, a Roma, esposti in una speciale bacheca del Vittoriano. In tela di Genova e lunghi fino alla caviglia, con quei calzoni indossati sotto la camicia rossa Garibaldi fece lo sbarco a Marsala e la guerra in Sicilia, nel maggio 1860. Hanno un segno particolare: una toppa sul ginocchio sinistro, anch'essa in jeans, che copre uno strappo. Strappo rimasto a lungo, e che fa di Garibaldi anche un innovatore: oggi, i jeans strappati all'altezza del ginocchio sono infatti quelli che vanno più di moda. Si racconta che lo strappo sia il risultato di un attentato cui scampò il condottiero protagonista del Risorgimento italiano.


I jeans originali di Garibaldi - Foto: Adnkronos

I blue-jeans (bleu de Genes, ovvero blu di Genova) erano i pantaloni dei marittimi di Genova all’epoca delle Repubbliche marinare. Fatti con una tela che arrivava da Nimes (‘de Nimes’, da cui ‘denim’) i jeans, blu come il mare, li usava anche il padre dell’Eroe dei Due Mondi. Si chiamava Domenico, ed era capitano di cabotaggio immigrato da Chiavari. Li usò presto anche il giovane Giuseppe, quando divenne egli stesso marinaio, e da allora non li lascio più. La vetrina al Museo del Risorgimento, in piazza Venezia, mostra quei pantaloni semplici e resistenti con una tasca per ogni lato e la toppa al ginocchio sinistro. Una fascetta tricolore alla vita è stata aggiunta successivamente, insieme a delle borchie che riproducono dei motti sull’Unità d’Italia.

Nel biglietto in bacheca si legge: “Tutti coloro che lo videro ricorderanno la pezza al ginocchio destro. Questi pantaloni furono dati a Galliano, suo cameriere, per essere donati al pastore a Caprera. Il Galliano li tenne per sé e lo disse al Generale e a vece gliene diede un paja di nuovi. Ammogliatosi il Galliano, indi caduto gravemente a terra e da me curato poi anche la moglie, per gratitudine me li regalò il 29 marzo 1863. T. Riboli”.

"Sono milioni le persone che da tutto il pianeta vengono a vedere i jeans più vecchi del mondo, esposti al Vittoriano dal 2001", conferma in un’intervista all’Adnkronos Marco Pizzo, vicedirettore del Museo Centrale del Risorgimento. "Quelli del Generale – ricorda lo studioso - sono del 1860, più antichi dunque dei famosi Levi’s dell’Alaska, che furono battuti all’asta per 38.000 dollari. Questo pezzo, invece, non ha valore. Una stima solo commerciale, senza tener conto del valore storico del cimelio, dice che i jeans del Generale vengono valutati almeno 70.000 euro’". Nel 1987 il paio di jeans Levi’s ritenuto più vecchio al mondo e appartenuto a un minatore nel 1880, fu venduto all’asta su eBay per 46.532 dollari. Gli originali furono acquistati da un minatore per un dollaro, erano sepolti nel fango di una città mineraria del Nevada.

Dalla sua stanza piena di libri, al secondo piano del complesso del Vittoriano, all’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, Pizzo spiega: "I jeans dell’Eroe dei Due Mondi sono nello stile proprio dei marinai genovesi. Il jeans è una tradizione di quella città, tanto che in un museo a Genova c’è anche un presepe con il pastorello e i Re magi in jeans".

Anche la storia dei blu jeans del guerriero morto a Caprera il 2 giugno 1882, è particolare: "Non si sa chi li ha cuciti, ma i jeans erano un indumento molto comune tra i pescatori e i portuali genovesi, pressocché indistruttibili e reggevano all’acqua. Timoteo Riboli, che era il medico di Garibaldi – spiega Pizzo - ha donato i jeans di Garibaldi a un giardiniere, che a sua volta li usava per occuparsi del suo giardino a Caprera. Quando furono trasferiti come cimeli storici, alla fine dell’Ottocento, nel documento notarile hanno sbagliato l’indicazione di dove è collocata la toppa: scrivono infatti che è collocata sul ginocchio destro ma è invece posta su quello sinistro. Tutti i bambini che leggono l’iscrizione sulla bacheca indicano l’errore, sorridendo. Allora spieghiamo loro il perché".


Giuseppe Garibaldi

C’è anche un’altra caratteristica: "La lettera originale di Riboli è custodita dentro i jeans di Garibaldi, come documento di autentica". I pantaloni del mitico Generale, "uno dei pezzi più fotografati al mondo da turisti e studiosi che visitano il Museo Risorgimentale, sono stati richiesti anche in diverse mostre, in Italia e all’estero. Ma il Museo del Risorgimento – rimarca Pizzo - non fa prestiti: i jeans dell'eroe stanno solo qui e da tutto il mondo vengono per ammirarli. Abbiamo circa un milione di visitatori l’anno e i jeans di Garibaldi fanno parte della collezione permanente. Chi vuole vederli, deve perciò venire al Vittoriano".

"Nel 2005 – spiega ancora Pizzo - la Rifle ha rifatto i jeans di Garibaldi, mettendoli in commercio e ce ne ha mandato anche un copia in omaggio. Ma c’è di più: sono venuti alcuni stilisti dal Giappone che mi hanno chiesto l’ordito dell’indumento. Abbiamo aperto loro la vetrina sigillata e con una speciale contafili, hanno studiato a fondo la tessitura dei jeans dell’eroe". Un’operazione particolare, perché la bacheca è sigillata, dunque senza aria, e per aprirla bisogna smontarla. A breve all’interno della stessa vetrina, per proteggere ulteriormente i jeans verrà posizionato anche un sistema con luce fredda.

Nell’Album dei Mille sono molti i garibaldini che seguono la ‘moda’ del loro Generale e nelle foto originali vestono i jeans genovesi. La storia dei jeans di Garibaldi piace soprattutto ai bambini, che l’hanno scoperta anche attraverso un libro di Luisa Mattia e Paolo D'Altan, "I jeans di Garibaldi. Ovvero come Celestina vinse la sua battaglia" (Editore Carthusia). Il volumetto inventa romanzescamente un episodio dell'epopea dei Mille in Sicilia: i garibaldini per trasportare i feriti requisiscono il mulo a Celestina, dodicenne orfana. Così la giovane decide di seguire ‘Calibbardo’ per riavere la sua bestia.

Durante la marcia verso Palermo fraternizza con ‘Pinin’, dodicenne pure lui, che ha seguito il padre, medico dei garibaldini. I due ragazzi assistono agli scontri decisivi e aiutano a curare e trasportare i feriti. Insomma l'impresa dei Mille vista con gli occhi di due adolescenti. Tanto che alla fine Celestina proclama fieramente: "Vado da Calibbardo e mi faccio piemontese". Addirittura la dodicenne, secondo il racconto, ‘salva’ il Generale da un attentato sferrato da ‘Cicio’, il rampollo di un’aristocratica famiglia napoletana venuto in Sicilia con l’esercito borbonico.

E sarebbe stata proprio Celestina a cucire sui jeans dell’eroe con la barba la toppa per il famoso strappo sul ginocchio, dovuto a una pallottola di striscio di Cicio. ‘"Sono pantaloni da eroe del popolo, quelli – dice il testo - cuciti semplicemente. Fatti di tela blu di Genova, forte e resistente, che regga il tempo e il fango. Dicono che il Generale sia in grado di confezionarli con le sue mani".

Un interesse costante, quello dei giovani, per questi 'illustri jeans'. Basta sostare davanti alla bacheca del Museo, nella sala dei trofei risorgimentali. Di fronte a una bimba che vede i jeans di Garibaldi, una madre è costretta a cedere: "Mi sa che se li portava lui mi tocca davvero comprarteli". Anche così il record postumo di Garibaldi esce dalla bacheca e si fa vissuto.

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