Il real estate italiano soffre nel primo semestre

Il mercato italiano del real estate ha registrato una contrazione del proprio giro d’affari nel primo semestre dell’anno, -40% a quota 3,3 miliardi di euro, a causa di elementi di incertezza legati, anche, “alla situazione politica ed economica dell’Italia”, si legge nel comunicato diffuso dalla società di consulenza immobiliare Cushman & Wakefield.

Via Montenapoleone, Milano

Sulla flessione grava anche il confronto con il risultato record dello scorso anno, quando tutti i comparti del settore - ad esclusione del residenziale - avevano generato un fatturato di oltre 11,3 miliardi.
 
Il calo maggiore lo registra il segmento direzionale (-58%), mentre Uffici e Retail si confermano i settori dominanti in termini di volumi transati (circa 35% ciascuno), seguiti dalla Logistica (12%) e dal settore Alberghiero (10%). 
 
“Si possono evidenziare alcuni trend che hanno caratterizzato il primo semestre: i capitali internazionali continuano a rappresentare la componente principale degli investimenti (circa 65%), ma l’attività degli investitori domestici (35%) è in aumento rispetto al 2017; continua la compressione dei rendimenti prime, con transazioni uffici chiuse sotto il 3,5%, segnale di un mercato in salute in cui l’interesse continua ad essere forte; ed infine la conferma dell’attenzione verso lo sviluppo immobiliare, sia che si tratti di grandi progetti di rigenerazione urbana, oppure di singoli immobili da valorizzare”,  ha commentato Joachim Sandberg, Head of Italy and Southern Europe Region di Cushman & Wakefield.
 
Il real estate commerciale si conferma un target principale per gli investitori, con particolare riferimento a Centri Commerciali (55% del volume del settre) e High Street (30%). Milano, Roma, Venezia, Firenze sotto la lente d’ingrandimento grazie alla presenza di forti flussi turistici. Infine, performano bene i centri riconosciuti come “retail destination”, mentre soffrono i prodotti secondari non supportati da solide catchment area

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