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Il rapporto immagine/prezzi in calo per il 75% delle aziende

Pubblicato il
today 9 dic 2010
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9 dic 2010 - Kiabi, Decathlon e Sephora fanno parte di quelle rare insegne ad aver migliorato la loro immagine in rapporto ai prezzi praticati nell'ultimo anno. E' una delle conclusioni alle quali è giunto il rapporto dello studio “OC&C Strategy Consultants”, che misura lo scarto tra la percezione, da parte dei consumatori, dei prezzi proposti dalle aziende e le tariffe realmente praticate.


I francesi sembrano i più bravi a valutare bene e in modo più equilibrato il reale posizionamento prezzi delle aziende

Alcune aziende sono così associate a dei prezzi inferiori a quelli che praticano effettivamente nei negozi; tra queste ci sono Decathlon (-7,7 % tra il prezzo percepito dal pubblico e il prezzo reale), Kiabi (-6,6 %), C&A e la Halle (-3,2 %), Vente-Privée.com (-2,5 %), H&M (-2,2 %), La Redoute e Sephora (-1,2 %), Nocibé (-0,8 %), Gemo (-0,4 %) e Marionnaud (-0,2 %).

Al contrario, altri brand sono invece, volontariamente o no, considerati come più cari di quanto sia nella realtà. Sono compresi in questa “categoria” 3Suisses.fr (percepito lo 0,2% più caro rispetto ai prezzi che pratica), Go Sport (0,5%), l'Abbigliamento di Carrefour (1%), Camaïeu (5%), Sport 2000 (6,9%), Cache Cache (7,5%), i grandi magazzini Printemps settore Bellezza (8,5%), Etam (9,4%) e il segmento Bellezza anche delle Galeries Lafayette (9,7%). La palma spetta però a Zara, percepita per un bel 15,8% più cara di quanto non sia.

Lo studio, condotto in Gran Bretagna, Germania, Paesi Bassi, Stati Uniti e Francia, ha rivelato anche che i francesi sono i più bravi a collocare a un livello giusto i prezzi praticati dalle proprie aziende. La moda femminile e i prodotti di bellezza sono inoltre i settori nei quali il prezzo influisce in misura minore sulla decisione d'acquisto, davanti ai beni culturali, agli articoli sportivi e all'abbigliamento per la famiglia.

Per quanto riguarda il web, questi avrebbe "vinto la battaglia del rapporto immagine/prezzi". Per i francesi, i prezzi proposti sulla Rete sono in media il 10% inferiori a quelli praticati in negozio. Uno scarto percettivo che sorpassa quello dei cittadini delle altre quattro nazioni testate, e che raggiunge perfino il 13% nell'abbigliamento per la famiglia, il 12% per l'abbigliamento femminile e l'11% negli articoli sportivi. I profumi e i prodotti di bellezza restano nella media, con una percezione di prezzo del 10% inferiore ai prezzi praticati on line.

Di Matthieu Guinebault (Versione italiana di Gianluca Bolelli)

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