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Il ramo britannico di Stefanel chiede l'amministrazione straordinaria

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
today 28 giu 2019
Tempo di lettura
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La filiale attiva nel Regno Unito del marchio italiano di abbigliamento femminile Stefanel ha dovuto far ricorso alla procedura di amministrazione straordinaria, e chiuderà i suoi due negozi attivi in Gran Bretagna.

Stefanel


Il brand di Ponte di Piave, fondato nel 1959 da Carlo Stefanel, continua strenuamente la sua lotta per sopravvivere in questi tempi estremamente difficili caratterizzati da una concorrenza moltiplicatasi nel suo settore, fra e-commerce e nuovi retailer.
 
I professionisti nella gestione di insolvenze della società CVR Global sono stati incaricati di luquidare l’attività di Stefanel nel Regno Unito, ha riferito Retail Week.

Stefanel possiede due negozi in UK, entrambi situati in importanti aree commerciali di Londra. Uno a Covent Garden, e un altro di 240 metri quadrati su due livelli a Regent Street, aperto nel 2015. A un certo punto della sua storia, il marchio originario della provincia di Treviso possedeva anche dei negozi a Manchester, Birmingham, Cardiff e Guildford.
 
Il ramo britannico dell'etichetta di moda ha senza dubbio dovuto affrontare le stesse pressioni finanziarie che hanno portato al collasso parecchi altri retailer del comparto, ma è anche e soprattutto la capogruppo italiana ad essere da tempo nei guai, tanto che il suo CdA ha rinunciato a depositare la proposta di concordato preventivo entro il termine fissato per lo scorso 14 giugno, avviando così l'iter per la procedura di ammissione all'amministrazione straordinaria.
 
Le azioni del marchio (quotato in Borsa a Milano dal 1987), che deve affrontare queste problematiche proprio nell’anno del suo sessantennale, sono state sospese all'inizio di questo mese a tempo indeterminato fino a nuovo avviso.
 
Dal Maglificio Piave, fondato nel 1959 da Carlo Stefanel, ai fasti degli anni '80 come marchio di simple luxury, il presidente Giuseppe Stefanel (azionista con il 16,4%) non è riuscito a invertire la curva della parabola di Stefanel nemmeno facendo entrare nel suo capitale azionario nel 2017 i fondi di private equity Oxy e Attestor, che lo controllano al 71% tramite la società River Tre. Stefanel ha recentemente annunciato un piano di rilancio lacrime e sangue che prevede, fra l’altro, un'importante revisione di organico e rete commerciale.
 
Nell'ultimo bilancio l'azienda di abbigliamento di Ponte di Piave aveva evidenziato che “le vendite su base comparabile del 2018 si sono attestate a un -11%, a livello di business unit Stefanel, rispetto al corrispondente periodo dell'esercizio precedente” e questo risultato “nonostante le azioni di contenimento dei costi, ha comportato significativi scostamenti in termini di EBITDA rispetto ai dati previsionali del 2018”.
 
Come appare nell'ultima relazione informativa presentata al Tribunale di Treviso, tra i creditori ci sono Intesa Sanpaolo (26,5 milioni), Unicredit (19,9 milioni), MPS (22,5 milioni), Banco BPM (8,3 milioni), BNL (3,6), Mediocredito Friuli Venezia Giulia (4 milioni). In sostanza, con un debito di oltre 90 milioni di euro sembra quasi inevitabile la resa di questa storica azienda (che vanta anche un glorioso passato nel basket, come sponsor della Pallacanestro Trieste), la cui situazione economica a fine aprile scorso presentava un patrimonio netto negativo per 54,44 milioni e una perdita di periodo di 5,74 milioni di euro.

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