Il Pitti Uomo ha aperto l’edizione numero 100 sotto il segno dell’ottimismo
Celebrando il ritorno a un format fisico (e la sua centesima edizione), Pitti Uomo si è vestito a festa per l’occasione. Il salone punto di riferimento internazionale per la moda maschile, che si tiene a Firenze fino all’1 luglio, eccezionalmente in concomitanza con il Pitti Bimbo dedicato al bambino, ha aperto i battenti questo mercoledì non senza una certa emozione. Il suo obiettivo principale? Dare al mercato un segnale di ripresa.

“Era fondamentale lanciare un messaggio forte, per dimostrare che si può ricominciare, soprattutto in vista del prossimo gennaio. Anche se la strada della ripresa sarà lunga”, afferma Lapo Cianchi, direttore comunicazione ed eventi di Pitti Immagine.
La fiera dei filati e della maglieria Pitti Filati, iniziata due giorni prima alla Stazione Leopolda, “è andata molto bene, con una forte presenza internazionale, che fa ben sperare. Nel frattempo abbiamo riaperto Pitti Uomo e siamo riusciti ad attirare in meno di due mesi quasi 350 aziende”, si rallegra Cianchi.
Gli espositori sono 395, mentre sono 1.200 in tempi normali, di cui una cinquantina hanno aderito solo alla fiera online Pitti Connect. “Abbiamo solo un terzo dei nostri soliti partecipanti, di cui 112 provenienti dall'estero, ma hanno fatto un grande sforzo, con stand meravigliosi. Sarà un Pitti di altissima qualità, in cui tutte le aziende hanno investito molto”, spiega il presidente dei saloni fiorentini, Claudio Marenzi.
Per accedere all'evento, si devono mostrare credenziali in regola. Si accettano solo persone vaccinate o che hanno fatto il tampone Covid. A tutti viene consegnato un braccialetto. Quello bianco, riservato ai vaccinati, è il passepartout che consente di circolare tranquillamente nei tre giorni di manifestazione.

Come se ci tuffassimo in una dimensione futuristica, tutto il percorso è scandito da tappe, dove il contatto umano è limitato al minimo, dal badge digitale per attivare il tornello di ingresso alla misurazione della temperatura a distanza davanti a una macchina. L'effetto è ulteriormente accentuato dal messaggio diffuso tramite altoparlanti, a intervalli regolari, che invita i visitatori a indossare la mascherina all'interno del salone (anche all'aperto).
Mentre lo spazio antistante il grande ingresso della Fortezza da Basso, che ospita l'evento, è quasi deserto, all'interno della fortezza l'atmosfera è come soprannaturale. Molte persone circolano, infatti, nei corridoi di una fiera completamente riconfigurata. Anche la “Pitti People” è tornata, ovvero quei dandy sempre affettati e curati all'estremo nel vestire, dalla pochette al cappello sgargianti e perfettamente abbinati. Tutti in fila a farsi fotografare davanti al padiglione centrale.
Nei padiglioni i corridoi sono stati allargati per evitare i contatti. Ma, in effetti, quando visitatori e partecipanti si incontrano, non possono fare a meno di formare piccoli gruppi qua e là, per non parlare delle code davanti ai ristoranti all'ora di pranzo, che fanno quasi pensare che non sia cambiato nulla. La musica leggera risuona nella piazza centrale della fortezza, dove numerosi stand rimovibili hanno organizzato in modo accogliente i loro spazi esterni, in un'atmosfera molto estiva.
“Si respira una vera voglia di ripartire. Quello che fa più effetto è vedere tutti quei volti che ci sono mancati per più di un anno”, dice Niccolò Ricci, che gestisce la firma di lusso Stefano Ricci. Il suo stand si trova ancora nel padiglione centrale, accanto agli altri grandi nomi del menswear italiano. Non lontano da lì, Brunello Cucinelli passa da un saluto all’altro davanti a una sfilza di visitatori. “La campagna vendite è già iniziata a Milano due settimane fa. La fiera arriva un po' in ritardo. Serve soprattutto per rivedere le persone, per incontrarsi, per scambiarsi impressioni”, afferma.

“Questo Pitti Uomo simboleggia una nuova rinascita, che sarà sia fisica che digitale”, vuole credere da parte sua Claudio Marenzi, che non ha mancato di ringraziare calorosamente per il sostegno le autorità pubbliche presenti alla conferenza di inaugurazione, dal Sindaco di Firenze Dario Nardella al Ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti. Quest'ultimo è venuto per la prima volta a Pitti, testimoniando il sostegno del governo ai due settori, quelli della moda e delle fiere, “che hanno sofferto di più per la pandemia”.
La moda vale 80 miliardi di euro e impiega 500.000 persone nel Bel Paese, ha ricordato il ministro durante la conferenza. Nonostante la crisi, il tessile e l'abbigliamento hanno generato un avanzo commerciale di oltre 17 miliardi nel 2020, costituendo il principale contributore al saldo della bilancia commerciale della manifattura italiana.
Cifre che non devono nascondere la dura realtà del comparto, come ha sottolineato Claudio Marenzi: “Negli ultimi trimestri le case di moda hanno sperimentato un rimbalzo del 10-20%. Ma la nostra filiera, invece, continua a risentire della difficile situazione. Occorre assolutamente che sia sostenuta, perché la ripresa si potrà ottenere solo con la salvaguardia dei nostri artigiani”.
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