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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
1 giu 2018
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Il momento molto personale di Alessandro Michele in Provenza

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
1 giu 2018

Nel dopo-sfilata, abbiamo raggiunto un eccitato ed emozionato Alessandro Michele per chiedergli la sua interpretazione e le sue impressioni dell’epico show per la Cruise Collection di Gucci, che ha voluto mettere in scena all’interno di un’antica necropoli romana ad Arles.

Alessandro Michele - Gucci


Dopo uno spettacolo che includeva punk rocker, nobildonne romane, vedove ottocentesche, bambole bondage e impertinenti Madonne, il tutto rifinito con i ricami elaborati tipica firma di Michele, grafiche incisive e un mix di generi sovrapposti, il direttore creativo di Gucci era in uno stato d'animo esuberante. Ha salutato amici e fan nel giardino di Maja Hoffmann, l’erede della fortuna della casa farmaceutica Roche, la quale possiede un’enorme Mas, cioè una fattoria, alle spalle del sito di Alyscamps.
 
“Maja è una donna straordinaria. Ha fatto così tanto per aiutare Arles e il suo festival. Non ha solo donato denaro, ma anche molto tempo per supportare artisti e fotografi. Lei è incredibile. E ora sta costruendo un nuovo straordinario monumento”, ha detto Michele, indicando a nord la torre argentea alta 50 metri disegnata dall’architetto Frank Gehry pensata per essere il nucleo della Luma Foundation creata dalla Hoffmann. La Fondazione si trova nel bel mezzo di un cantiere ferroviario in disuso in cui sono ospitate molte mostre durante i “Rencontres d’Arles”, il più importante festival fotografico dell’anno al mondo.

Perché ha voluto sfilare ad Arles?
 
“Amo questa regione della Francia. Vado solo in posti che mi piacciono, e che fanno parte della mia storia personale passata; la mia storia intima. La Provenza è un po’ come una mia seconda casa. È diventata parte di Roma 2000 anni fa e io sono romano. È un posto pieno d’energia. Inoltre è come il mio modo di guardare la bellezza: strati e strati e strati di cose del passato mescolati con il contemporaneo. E credo ci sia qualcosa di potente in un cimitero. Visitare i cimiteri è qualcosa che fai quando sei giovane. È una connessione di fede”.
 
Lo show ha visto presentati in passerella 115 look; un percorso su un sentiero sterrato delimitato dal fuoco; ghiaccio secco e fumo in quantità industriale, abbastanza per girare tre film di Frankenstein; procedure di sicurezza alquanto elaborate; migliaia di enormi candele da chiesa e un’intensa preparazione per truccare capelli e volti. Davvero monumentale, proprio come la location. 
 
Un défilé preceduto da diversi giorni di pioggia intensa; quanto è stato difficile metterlo in scena?
 
“È stato molto, molto complicato. Si è trattato di una macchina molto grande da organizzare. Ed ero notevolmente preoccupato per il rischio pioggia. Vengo da molti anni in Provenza e questo è il primo anno in cui la pioggia è stata un tale disastro. Puoi vedere interi campi di colture agricole distrutti. Martedì sera tardi, quando sono effettivamente uscito a camminare sugli Alyscamps da solo, ho alzato lo sguardo e ho visto la luna quasi piena, e ho pregato rivolto ad essa. Ho pregato che gli dei fossero gentili. ‘Per favore, ho davvero bisogno che il vento sia calmo e che la pioggia rimanga lontano domani’. Cosa avremmo fatto se ci fosse stato un acquazzone? Non lo so, non avevamo pronto un piano B! Quindi, sono molto stanco stasera. È passata più di una settimana da quando sono qui e stasera riesco a malapena a stare in piedi”.
 
Quali erano gli strati che voleva mixare insieme?
 
“Volevo ottenere l'incontro di immagini sacre con emozioni pagane; includere tutto, da Dante a Van Gogh. È un posto unico; è per questo che così tanti artisti sono venuti ad Arles per molto tempo. È pieno di colore ed energia. Amo questo luogo. È un pezzo del mio cuore”.

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