Il minimalismo di Massimo Dutti a Parigi

Nella moda, come nella finanza, ci sono certi indicatori di tendenza. Brand le cui azioni predicono il futuro. E, parlando di abbigliamento, uno di questi è Massimo Dutti, che giovedì 1 febbraio ha sfilato per la prima volta a Parigi di fronte a un prestigioso pubblico di giornalisti e influencer all’interno del Palais de Tokyo.

La prima sfilata di Massimo Dutti a Parigi - FashionNetwork.com

Cosa ha suggerito sul futuro lo show di Dutti? Che le donne vestiranno in modo pulito e minimalista la prossima estate. Senza scritte o grandi loghi, ben lontana dall’ironia e dal trend athleisure, la sfilata è stata una salutare lezione di “less is more”. L’alta moda potrà essere dominata dai trend di Instagram, i vari “look at me”, multi-era e il massimalismo tipico di Gucci, ma quando si tratta di cosa veramente le donne e gli uomini indosseranno quest’estate per andare al lavoro o nel tempo libero, allora è la sfilata di Massimo Dutti a saperla lunga.
 
Per le ragazze, gonne al polpaccio plissettate in lino, tute in pelle tagliate come sahariane, camicie militari in lino, pantaloni extra large in cotone color giallo canarino abbinati a spolverini, abiti fluttuanti. Quasi nessuna stampa, eccetto per uno dei look, molto ampio. Il tutto nelle tonalità del deserto texano, visto che l’ultima campagna pubblicitaria del brand è stata scattata a Marfa, in Texas, dal fotografo Josh Olins, all’interno della famosa fondazione d’arte di Donald Judd, il più noto artista minimalista americano.
 
Per i ragazzi, abiti in lino Principe di Galles, giacche misto lino e cotone bianche, e una deliziosa sahariana scamosciata color tabacco, come quelle indossate dai manager del brand nel backstage. Due show realmente “see now, buy now”: le collezioni erano infatti disponibili online e in selezionati flagship subito al termine della sfilata.

Un look della sfilata di Massimo Dutti a Parigi - FashionNetwork.com

Nonostante il nome italiano, il marchio è spagnolo: fondato nel 1985, il brand è infatti di proprietà del colosso spagnolo Inditex, il gruppo che detiene Zara. La scorsa primavera, Massimo Dutti ha organizzato la sua prima sfilata a Madrid. Per il debutto parigino, il brand ha potuto contare su grandi nomi in prima fila, dalle influencer Jeanne Damas, Tamu McPherson, Candela Pelizza ed Eleonora Carisi, a giornalisti provenienti da Cina, Italia e dalla Penisola Iberica.
 
“Perché siamo a Parigi? Direi che per qualsiasi brand di moda è l’unico posto in cui bisogna sfilare. È una questione di prestigio per il nostro marchio”, ha dichiarato sorridendo Jean-Jacques Salaün, Direttore Generale di Inditex France. Il gruppo è molto riservato, ma Inditex France ha superato il miliardo di euro di vendite annuali nel 2015, mentre Massimo Dutti ha entrate annuali a livello globale di circa 1,7 miliardi di euro. Il marchio conta su circa 20 boutique in Francia, volutamente concentrate nelle zone ad elevato traffico pedonale delle principali città, come rue Royale o rue de la Paix a Parigi. La riservatezza del gruppo si è estesa anche alla sfilata, in cui erano presenti solo pochissimi fotografi e troupe televisive, in numero davvero esiguo per uno show in una location prestigiosa come il Palais de Tokyo, con un cast di modelle molto costoso.
 
“Ovviamente, siamo orgogliosi di Inditex. Zara è il più grande fashion brand del mondo, mentre Massimo Dutti realizza vestiti di qualità a prezzi accessibili. Potranno non essere “alta moda”, ma in Spagna abbiamo anche Cristobal Balenciaga, che ha inventato la couture, giusto?”, ha dichiarato divertita Yolanda Sacristan, Caporedattore di Harper’s Bazaar Spain.
 
Nonostante sia basato a Barcellona, il designer della collezione donna del brand è l’italiano Damiano Biella.
 
“La nostra idea era di affermare la nostra moda in modo molto pulito e chiaro. Quasi minimale, ecco perché Donald Judd e il Texas erano l’ideale. Forse la nostra moda non sarà una guida per il settore, ma sicuramente ha un punto di vista molto chiaro”, ha commentato Biella nel backstage.

Versione italiana di Laura Galbiati

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