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Il mercato del falso nella UE vale 460 miliardi

Di
Ansa
Pubblicato il
today 19 mar 2019
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Il mercato dei prodotti contraffatti non conosce crisi, anzi registra una crescita "considerevole": il suo valore, secondo un rapporto diffuso dall'Ufficio UE per la proprietà intellettuale (EUIPO) e dall'OCSE, ha toccato i 460 miliardi di euro contro i 338 miliardi del 2016. La sua quota sul totale del commercio mondiale è quindi salita dal 2,5 al 3,3%. Per i soli Paesi UE, il documento diffuso indica che la quota di merci contraffatte o pirata importante nei 28 ha raggiunto i 121 miliardi di euro, cioè il 6,8% delle importazioni complessive. I Paesi più colpiti dal fenomeno sono gli USA, la Francia, l'Italia, la Svizzera, la Germania e il Giappone.

ANSA


Per quanto riguarda l'Italia, secondo lo studio sono stati persi almeno 88mila posti di lavoro a causa della contraffazione, pari al 2,1% degli occupati italiani a tempo pieno nei settori toccati dal fenomeno. Dal punto di vista dei danni erariali, si tratta di una perdita pari nel 2016 a 4,3 miliardi di tasse in meno su commercio all'ingrosso e al dettaglio, più altri 6 miliardi persi in diritti sulla proprietà intellettuale. Un totale di 10,3 miliardi persi per le casse dello stato, quindi, pari al 3,2% delle tasse su valore aggiunto, reddito individuale e ricavi societari più i contributi alla sicurezza sociale, ovvero lo 0,62% del PIL italiano.

Alla luce dei dati a livello UE, emerge che nel 2016 le importazioni di merci contraffatte (che includono solo quelle sequestrate, non quelle online né quelle illecitamente ancora sul mercato UE) ammontavano a 121 miliardi di euro, pari al 6,8% delle importazioni complessive verso l'Europa contro il 5% registrato nel 2013. Queste riguardano sempre più settori, dai beni di consumo corrente come calzature, cosmetici o giocattoli e di lusso (moda, orologi) ai prodotti per aziende quali parti di ricambio o sostanze chimiche, sino a quelli informatici (cellulari, batterie). La loro provenienza è sostanzialmente mondiale, ma Cina e Hong Kong si confermano i principali luoghi di origine, ma sono sempre più aziende innovative della stessa Cina, Hong Kong e Singapore ma anche Brasile che stanno diventando a loro volta bersaglio di questo fenomeno.

Le merci contraffatte continuano poi a seguire rotte commerciali complesse, sfruttando abusivamente punti intermedi di transito quali grandi zone franche del commercio internazionale. Cresce ancora il ricorso a piccole spedizioni, effettuate per posta o corriere espresso, che fa salire il costo dei controlli doganali.

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