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Il lusso traina l’export di pelletteria italiana nel 2019 (+25,8% in valore)

Pubblicato il
11 feb 2020
Tempo di lettura
3 minuti
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Secondo i dati preliminari elaborati dal Centro Studi di Confindustria Moda per Assopellettieri, la pelletteria italiana ha registrato nel 2019 un ragguardevole +25,8% in valore per quanto riguarda l’export, determinato soprattutto da un’impennata del +24,7% nei prezzi; le vendite in quantità, infatti, sono salite solo del +0,8%.

L'export di pelletteria italiana cresce in valore ma non in quantità - assopellettieri.it


Tali risultati testimoniano il ruolo fondamentale svolto per il settore dalle griffe del lusso: le esportazioni verso la Svizzera, hub logistico del comparto lusso, sono infatti addirittura raddoppiate in valore (+102,6%). Escludendo tale mercato, le esportazioni di settore sarebbero in crescita del +2,5% in valore e in lieve calo per quanto riguarda le quantità (-0,3%).
 
Dopo la Svizzera, arrivata a pesare per il 37,4% sul totale export e diventata anche il primo Paese per quantità (superando la Germania), il secondo mercato di riferimento è la Francia, cresciuta nei primi 10 mesi del 2019 del+ 15,2% in valore e del +8,3% in quantità). In generale, l’Europa è rimasta sostanzialmente stabile (+0,6% in quantità e +1,4% in valore); a fronte di contrazioni in Spagna, Paesi Bassi, Austria, Romania e Polonia, il Regno Unito, nonostante lo spauracchio Brexit, è cresciuto del +3% in valore e del +4,3% in quantità. Da notare che se i 27 Paesi dell’Unione Europea accolgono il 60% delle quantità esportate, essi rappresentano solo il 27% in valore, per via di un prezzo medio al kg, pari a 72,60 euro, quattro volte inferiore rispetto a quello dei beni inviati extra-UE, dove il prezzo medio è di 298 euro al kg.

Bene i mercati americani, con il Canada in salita del +16,8% in valore e del +3,3% in quantità e gli USA a +4,9% in valore e +11,3% in quantità, mentre persistono le difficoltà in Russia che, dopo il parziale recupero del biennio 2016-2017 e la brusca interruzione del 2018, ha evidenziato nei primi 10 mesi 2019 contrazioni a doppia cifra (-16,3% in valore e -21,8% in quantità). Performance deboli in Medio Oriente (-1,1% in valore e +1,1% in quantità), malgrado un andamento positivo degli Emirati Arabi, principale cliente dell'area.
 
Risultati altalenanti in Far East, che registra nel complesso un aumento del +4,1% in valore, accompagnato però da un calo del -3,2% in quantità. La Corea del Sud ribadisce il trend favorevole degli anni recenti, registrando un ulteriore incremento a doppia cifra (+19% in valore, con un +12% in volume) che l'ha resa nel 2019 il quarto mercato di sbocco, a discapito di Hong Kong (-14,4% in valore e -26% in volumi). Crescono invece Cina (+11% in valore e +5,3% in quantità) e Giappone, salito del +11,2% in valore e del +4,4% in quantità. Pesante flessione invece, di circa il -30%, dell’export verso Singapore, dove prosegue il trend negativo avviato nel 2016.
 
Per quanto riguarda i diversi materiali, sono cresciuti in valore sia i beni realizzati in pelle (+21,7%), che rappresentano tre quarti dell’export nazionale, sia quelli in succedaneo (+40,8%). Gli articoli in pelle, però, hanno registrato contrazioni in quantità (-5,2%), sia per quanto riguarda le borse (-4,8%) che la piccola pelletteria, scesa del -5,8%.
 
Infine, l’analisi evidenzia come a fronte di risultati globalmente positivi sul fronte internazionale, occorre tener presente le differenze tra le aziende di medie dimensioni, che perfomano positivamente, e le numerose realtà di piccole o piccolissime dimensioni (il 70% delle imprese del comparto non ha più di 5 addetti), che hanno invece registrato risultati meno brillanti, quando non hanno addirittura cessato l’attività: i dati diffusi da InfocamereMovimprese, mostrano infatti da gennaio a dicembre 2019 un saldo negativo nel numero di pelletterie attive pari a 120 unità.

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