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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
25 lug 2019
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Il gruppo Nike avrebbe in previsione la cessione di Hurley

Di
Reuters API
Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
25 lug 2019

È lontano il tempo in cui Nike mise i surfisti della sua “squadra” a fare evoluzioni sulla tavola sulla spiaggia di Hossegor, nel sud-ovest della Francia. Oggi, il numero uno mondiale del mercato dell’abbigliamento sportivo sta valutando diverse opzioni per il futuro del suo marchio di abbigliamento da surf Hurley International, compresa una possibile uscita dal suo capitale, riporta l’agenzia Reuters, riferendosi a fonti vicine al settore.

Hurley potrebbe uscire dal gruppo Nike - Hurley


Il potenziale ritiro di Nike dal mercato del surf è emblematico della posizione assunta dalla maggior parte dei principali gruppi di prodotti multisportivi di fronte al settore dei boardsports. I marchi di surf hanno perso il loro fascino fra i consumatori che non seguono questo sport, i quali ora preferiscono i marchi di streetwear e di abbigliamento sportivo retrò.
 
Tra le opzioni per Hurley prese in considerazione da Nike vi è la definitiva cessione del marchio californiano di Costa Mesa, secondo fonti che chiedono di restare anonime, perché le discussioni al riguardo sono riservate. È difficile valutare quanto Nike potrebbe ottenere vendendo Hurley. E il gruppo di Mark Parker, come al solito, ha rifiutato di commentare queste informazioni.

Nike aveva comprato Hurley dal suo fondatore Bob Hurley nel 2002, per una somma non comunicata, allo scopo di svilupparsi nel settore degli sport su tavola, come surf, skateboard e snowboard. Il gruppo aveva sviluppato Nike 6.0 a partire dal 2005 per sedurre una generazione affascinata dagli “Action Sports”. Ma il marchio di Beaverton, nell’Oregon, è poi gradualmente uscito dal settore, mantenendo solo la dinamica etichetta Nike SB, attiva nel campo dello skate, e fino ad ora stava mentenendo un piede anche nel surf con Hurley. Bob Hurley ha fondato l’azienda nel 1979 ed è diventato famoso negli anni ‘70 per aver modellato la tavola da surf del campione del mondo Wayne “Rabbit” Bartholomew.
 
Negli ultimi anni, l’attrazione mostrata per l'abbigliamento associato allo stile di vita dei surfisti è diminuita, al punto che l’ex leader mondiale del segmento, Quiksilver, ha presentato istanza di fallimento nel 2015 prima di essere rilevato dalla società di private equity Oaktree Capital Management. Tra l’altro, i due giganti degli sport su tavola, Quiksilver e Billabong, sono ora riuniti sotto lo stesso tetto del gruppo Boardriders. L’anno scorso Boardriders Inc, la società che sta dietro a Quiksilver, Roxy e DC Shoes, di proprietà di Oaktree, ha acquisito il suo rivale australiano in difficoltà Billabong, casa madre del brand omonimo, accanto ad altri marchi del settore come Element, Rvca e VonZipper.
 
Ma le sneaker ispirate al running o all’atletica hanno preso il sopravvento negli ultimi anni in termini di tendenze, mentre i marchi di urban streetwear come Supreme, nel quale ha investito il fondo Carlyle, e quelli che si avvantaggiano del trend dello sportswear-retrò, come Fila, Kappa, Ellesse o Champion, sono quelli che vengono cercati dai millennials.

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