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Il Gruppo Armani ritrova la strada della crescita dei ricavi nel 2019

Pubblicato il
10 lug 2020
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3 minuti
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Ottime notizie per il Gruppo Armani, che vede i ricavi tornare a crescere nell’esercizio 2019, con un anno d’anticipo rispetto alle previsioni attese dal piano di riorganizzazione avviato nel 2017. Un piano basato su un percorso strategico di semplificazione e riqualificazione del portafoglio marchi e della rete distributiva, orientato a risultati di medio lungo termine, che prevede la focalizzazione esclusiva sui marchi Giorgio Armani, Emporio Armani e A|X Armani Exchange.

EA7 - Emporio Armani


Il gruppo fondato nel 1975 a Milano da Giorgio Armani e Sergio Galeotti ha concluso il 2019 con ricavi netti per circa 2,16 miliardi di euro (+2,3% sul 2018), grazie soprattutto al positivo trend delle vendite a perimetro costante (+7% rispetto all’anno precedente) nella rete di negozi ed e-commerce gestita direttamente dalla società, mentre i ricavi indotti (quelli comprensivi delle licenze) sono andati ancor meglio, crescendo del 9%, a circa 4,16 miliardi di euro.
 
Il Gruppo Armani ricorda anche come nell’ottica del sostegno alla successiva fase di rilancio, nel 2019 ha sostenuto investimenti pari a 105,5 milioni di euro, in linea con il livello del 2018 (105,7 milioni). 

E gli utili? L’utile ante imposte (ex IFRS 16) si è assestato a 175 milioni di euro, in discesa del 12% rispetto ai 200 milioni del 2018, mentre l’utile netto è stato di 124 milioni di euro (furono 152 lo scorso anno). Stabile il patrimonio netto di gruppo a 2,05 miliardi di euro. Inoltre Giorgio Armani vanta liquidità nette per 1,215 miliardi di euro. Erano 1,316 miliardi un anno prima, ma il dato va letto in relazione al maggior investimento nel capitale circolante rappresentato dalle numerose iniziative di rinnovamento di collezioni e punti vendita e dallo stock di prodotti offerto presso l’incrementata rete dei negozi diretti del gruppo.
 
Punti vendita gestiti direttamente che a fine 2019 erano 598, in crescita di circa 70 rispetto a fine 2018. A fronte di una significativa selettività della distribuzione wholesale, la società italiana ha ampliato la rete distributiva diretta mediante acquisizione di punti vendita in alcune province della Cina (principalmente Guangdong e Sichuan), a Macao e in Messico.

Giorgio Armani


Commentando infine la situazione delle conseguenze della pandemia di Covid-19, il gruppo Armani ha tenuto a ricordare nel suo comunicato come fin dai primi giorni del manifestarsi dell’emergenza sanitaria, ha posto in essere tutti i provvedimenti ritenuti necessari per mettere in sicurezza i dipendenti, i clienti e gli operatori del settore. Sono state adottate misure cautelative via via più stringenti, nelle proprie sedi, presso Armani/Silos, i negozi, i ristoranti e gli hotel del gruppo in tutto il mondo (e Giorgio Armani fu il primo stilista di moda che quando scoppiò l’epidemia in Italia decise di tenere la propria sfilata a porte chiuse durante la Fashion Week di Milano trasmettendola in streaming – e collezionando ben 11 milioni di visualizzazioni, ndr.).
 
Oltre alla gestione dell’emergenza, il gruppo ricorda di aver subito impostato calendari più razionali di progettazione, consegne e vendita nei negozi, allineandoli alla stagionalità e alle reali esigenze dei consumatori finali. Una scelta coerente con il principio di riduzione di inefficienze e sprechi e coerentemente con le istanze oramai diffuse di sostenibilità, trasversali a ogni settore.
 
Infine, il gruppo Armani sottolinea nella nota di possedere sia le risorse che una struttura patrimoniale e finanziaria ampiamente consolidata tali da far fronte alle incertezze e continuare con determinazione il proprio piano strategico rivolto al futuro. 

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