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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
6 nov 2020
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4 minuti
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Il futuro delle Fashion Week visto dalle quattro maggiori federazioni mondiali della moda

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
6 nov 2020

Come si poteva immaginare solo sei mesi fa che il formato ibrido sarebbe riuscito a moltiplicare per sei volte l'impatto mediatico delle sfilate durante le Settimane della Moda? Come riflettono i dati dell'ultimo studio pubblicato da Launchmetrics, nell'era della "nuova normalità" determinata dalla pandemia sono ancora possibili delle ottime performance. Saper sfruttare il contesto riposa sulle capacità di adattamento e reattività, due caratteristiche ben note ai principali rappresentanti delle quattro grandi Settimane della Moda internazionali: Pascal Morand, direttore generale della FHCM (Fédération de la haute couture et de la mode), Steven Kolb, direttore generale del CFDA (Council of Fashion Designers of America), Carlo Capasa, presidente della CNMI (Camera Nazionale della Moda Italiana) e Caroline Rush, la CEO del BFC (British Fashion Council). Launchmetrics li ha riuniti per la prima edizione del suo summit digitale.

I responsabili delle principali Fashion Week hanno partecipato al dibattito a distanza organizzato da Launchmetrics - DR


“La Fashion week offre un terreno molto propizio all’innovazione. L’anno scorso abbiamo vissuto un'incredibile accelerazione di alcuni aspetti che altrimenti avrebbero avuto bisogno di dieci anni” per evolversi, si compiace Pascal Morand. In effetti, la pandemia di coronavirus ha accelerato la digitalizzazione della Settimana della Moda di Parigi.
 
È quanto pensa anche il suo omologo italiano Carlo Capasa: “È stata un’esperienza formidabile e dobbiamo continuare a lavorare in questo senso in futuro. Le persone normali hanno così potuto accedere alle sfilate di moda; siamo in procinto di aprirci alla democratizzazione”, sottolinea il presidente della CNMI. Nonostante tutto, Capasa resta però un po’ combattuto quando afferma che “la moda è fatta per essere toccata, sentita, ed è ancora difficile mescolare fisico e digitale”.

“Questo periodo lascia spazio a più libertà e stimola la creatività”, ha detto poi la Chief Executive del British Fashion Council nel corso di una tavola rotonda moderata dalla giornalista di moda Jessica Michault. Confrontando i precedenti format fisici, Caroline Rush aggiunge: “Le Fashion Week digitali conferiscono ai marchi una maggiore libertà creativa. I marchi più piccoli, invece, si concentrano su come ottimizzare le vendite dirette ai consumatori (D2C-Direct to Consumer) e di valorizzare l’inclusività e la sostenibilità nel settore della moda. Speriamo che queste influenze durino”.
 
Anche il direttore generale del CFDA, Steven Kolb, si mostra soddisfatto dei primi passi mossi dalla New York Fashion Week verso delle sfilate ibride. “Sapevamo che la stagione sarebbe stata una grande sfida e che avremmo dovuto prendere decisioni in tempo reale”, ricorda. Ma le reazioni del pubblico e dei professionisti del settore sono state incoraggianti. Certamente, i marchi “devono fare ciò che ha più senso per loro”, ma Steven Kolb difende il ruolo svolto dalle Settimane della Moda per rappresentarli.
 
Flessibilità, creatività e innovazione: le chiavi del futuro
 
“Le Fashion Week sono una storia a sé, veicolano un messaggio culturale specifico e proprio. Offrono un punto di incontro ai professionisti. Rendono più dinamico il settore della moda e l'economia delle città che le ospitano”, ha affermato il dirigente americano.
 
Secondo lui, questi incontri stagionali continueranno a svolgere un ruolo chiave in futuro, lasciando comunque la possibilità, ai brand che lo preferiscano, di presentare le proprie collezioni in un altro momento. “Naturalmente, anche il budget necessario rappresenta una sfida. Non è la stessa cosa far sfilare un marchio del gruppo LVMH o un designer americano indipendente”, riconosce il CEO. In conclusione, Kolb afferma che “la questione è sapere come mantenere la cornice e l’ambito della Settimana della Moda apportando nel contempo flessibilità agli altri players”.
 
Per i quattro grandi leader, questo adattamento può passare attraverso delle sfilate miste, come hanno già fatto Ralph Lauren e Michael Kors a New York. Un format che, secondo Steven Kolb, può permettere di “raccontare una storia globale del brand”.
 
Carlo Capasa, sostiene però che “l'Italia ha una potente industria dell'abbigliamento maschile che ha bisogno di sfilate separate”. E alcuni marchi che presentano collezioni uomo e donna “non possono produrle entrambe contemporaneamente”.
 
Il futuro si preannuncia complesso e scandito da esigenze specifiche, cui il presidente della CNMI vuole rispondere “essendo flessibili, mantenendo le stagioni separate e dando ai brand l'opportunità di organizzarsi meglio”, offrendo loro la possibilità di presentare le collezioni donna durante la Fashion Week maschile o concentrandosi su proposte gender neutral, ad esempio.
 
Se tutto va bene, la Milano Fashion Week manterrà quindi separate le edizioni di gennaio e febbraio. Anche Pascal Morand vuole preservare il suo calendario, con date diverse per moda uomo, donna e haute couture. Le tre Fashion Week si svolgeranno nuovamente in formato ibrido nelle loro prossime edizioni. “Le presentazioni digitali non sostituiranno le sfilate fisiche, ma siamo all'inizio di un processo in cui la digitalizzazione ha potenziato la creatività e le arti visive”, sostiene il leader francese.
 
Secondo lui le collaborazioni sono fondamentali, ed elogia l'implementazione di una piattaforma video con una propria rivista che funge da mezzo “divertente e utile per i professionisti, in connessione coi marchi”. La transizione che tali iniziative implicano è già iniziata, secondo Pascal Morand. “Continueremo a innovare e non torneremo indietro”, conclude il dirigente francese.

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