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Pubblicato il
12 ott 2020
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Il Fashion Pact traccia un bilancio del suo primo anno di vita

Pubblicato il
12 ott 2020

Ad un anno dalla fondazione, il Fashion Pact, il progetto di sistema che promuove la sostenibilità nel mondo del fashion lanciato nell’estate del 2019 al G7 di Biarritz sotto l’egida del premier francese Emmanuel Macron, traccia un bilancio dei primi provvedimenti adottati e ricorda i 7 pilastri da concretizzare per raggiungere una trasformazione più eco-sostenibile dell’industria.

Le prime aziende firmatarie s'incontrarono a Parigi un anno fa


Per la prima volta nel settore della moda, il Fashion Pact è arrivato a riunire i CEO di oltre 60 aziende leader mondiali del settore tessile-abbigliamento (moda, sport, lifestyle e lusso, nonché fornitori e rivenditori), che si sono impegnate su tre ambiziosi obiettivi ambientali: clima, biodiversità e oceani.
 
I 63 firmatari del patto ambientale (il doppio di un anno fa) provengono da più settori e 14 Paesi. Insieme rappresentano oltre 200 marchi e ben 1/3 dell'industria della moda. Questo grado di diversità e ricchezza è fondamentale per garantire un impatto a lungo termine lungo la catena di approvvigionamento, ricorda il Fashion Pact nel proprio comunicato.

La coalizione ha mosso solo i primi passi. Per ora è stata istituita una struttura operativa sviluppando una dashboard digitale di KPI per misurare l’impatto congiunto e avviare una prima attività collaborativa sulla biodiversità, appoggiandosi sulla competenza tecnica degli esperti dell’industria.
 
Fin dalla sua istituzione, il Fashion Pact si è organizzato come una coalizione guidata da CEO, guidata in particolare da un comitato direttivo di 14 membri a rotazione, supportato da un comitato operativo di 23 membri della CSO e da una task force di segreteria.
 
Le aziende firmatarie hanno fissato 7 obiettivi tangibili a favore del clima, della biodiversità e degli oceani, supportati da alcuni dei massimi esperti nel campo della ricerca, della scienza e della conservazione.
 
Al fine di misurare i progressi e le azioni dirette all'impatto, il patto ha stabilito un dashboard digitale di KPI attorno ai suoi tre pilastri, sviluppato con il supporto di reporting strategico del Boston Consulting Group (BCG).
 
Per quanto concerne il clima, i firmatari del Fashion Pact si sono impegnati per l'implementazione dei cosiddetti Science Based Targets (SBT, ovvero gli obiettivi basati sulla scienza) per il clima, in modo da raggiungere la neutralità del carbonio entro il 2050: il primo consiste nell’attuare i principi della carta delle Nazioni Unite per la sostenibilità della moda, il secondo ottenere un approvvigionamento di materie prime per il 25% a basso impatto ambientale entro 
il 2025, e il terzo riguarda il raggiungimento del 50% di energie rinnovabili entro il 2025 e il 100% entro il 2030.
 
Gran parte delle aziende sta già portando avanti importanti iniziative individuali per ridurre le emissioni di gas serra e il risultato è che insieme i firmatari hanno ridotto le emissioni GHG di ~350-450.000 tonnellate (equivalente di CO2) nel primo e secondo punto. I membri hanno compiuto anche progressi significativi nella transizione verso l’approvvigionamento di materie prime a basso impatto ambientale, raggiungendo una percentuale di ~40% per il cotone ad esempio. Infine, 1/3 dei firmatari sta rispettando la tabella di marcia per raggiungere il 50% di energie rinnovabili nel 2020.

François-Henri Pinault e Emmanuel Macron il 23 agosto 2019 a Parigi - Jean-François/Modds pour Kering


Come primi obiettivi tangibili nella biodiversità, invece, i membri si sono impegnati ad attuare progetti individuali di biodiversità entro la fine del 2020 e a sostenere la deforestazione zero e la gestione forestale sostenibile entro il 2025.
 
L’80% delle aziende firmatarie non si era mai impegnato a favore della biodiversità prima di unirsi al Fashion Pact e il 50% di loro ha affermato che l’adesione al patto ha incoraggiato nelle rispettive organizzazioni lo sviluppo di azioni o impegni per fermare la deforestazione.

Infine, per quanto si riferisce agli oceani, la prima area di attenzione del Fashion Pact è l'eliminazione della plastica superflua e fonte di inquinamento presente negli imballaggi (inclusi bustine di plastica, grucce appendiabiti, confezioni e sacchetti).
 
I firmatari intendono completare l’eliminazione della plastica negli imballaggi B2C entro il 2025 e negli imballaggi B2B entro il 2030; 
e assicurare che siano realizzati in plastica riciclata al 100% almeno metà degli imballaggi B2C entro il 2025 e almeno metà degli imballaggi B2B entro il 2030. 

 
A tale proposito, nel suo comunicato il Fashion Pact ricorda come la percentuale di successo delle singole aziende non sia sempre uniforme: per esempio, il 60% dei brand della coalizione è riuscito a eliminare la plastica dai sacchetti, mentre è stato più complicato per quanto riguarda gli appendini e i sacchetti di trasporto B2B, per i quali soltanto il 15% dei membri è riuscito a eliminare la plastica.
 
Nonostante i diversi livelli di evoluzione e risultati ottenuti, l'azione collettiva del patto può velocizzare l'innovazione per colmare questi divari, ricorda l’organizzazione, la quale infine ricorda che attualmente sta lavorando con (RE)SET per invitare gli innovatori all'azione e utilizzare il peso d’influenza collettivo per ottenere soluzioni innovative.
 
Bonaveri, Ermenegildo Zegna, Salvatore Ferragamo, Gruppo Armani, Herno, Moncler, Prada, Diesel, Geox e Calzedonia sono le aziende italiane per ora firmatarie dell’accordo.

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