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26 nov 2020
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Il Covid spinge il reshoring nella moda

Di
Ansa
Pubblicato il
26 nov 2020

La pandemia di Covid-19 ha cambiato temporaneamente le geografie di approvvigionamento della filiera della moda. A soffrire di più è stato il Far East e le aziende in poche settimane hanno dovuto spostare rapidissimamente i loro baricentri logistici in Cina, a Singapore a favore dei magazzini regionali, più vicini al consumatore. Cambiano infatti le geografie del consumo a favore dei mercati locali. Emerge dal rapporto Ambrosetti, presentato nel corso del Milano Global Fashion Summit.

Ansa


Cina e Russia, a quanto viene evidenziato, sono i mercati che hanno visto una crescita maggiore dei consumi: molti di quelli che erano turistici, sono sono diventati consumi locali: crescono le turist shopping destination locali. D'altra parte in Italia, dove il costo del lavoro medio è secondo solo alla Francia, è stato evidenziato il fenomeno del reshoring (il ritorno in patria delle imprese), con un'impennata di casi 70 casi solo nel 2020, in concomitanza con la crisi da coronavirus.

Un reshoring contingente, quello italiano, ovvero dettato dall'emergenza, cioè dalla necessità di diminuire il rischio di blocchi della produzione, di tenere le attività vicine per avere accesso ai fornitori. Un fenomeno, è stato osservato, che potrebbe diventare un fatto rilevante a livello di Paese solo se si attivassero le condizioni di politica industriale a sostegno, dalla formazione per i giovani all'innovazione tecnologica, per guadagnare in competitività, diminuendo i costi. La delocalizzazione in Est Europa, del resto, è guidata da una riduzione del costo del lavoro del 30%-40%, che però, contando i costi di trasporto, di qualità e di tecnici in trasferta, riduce il vantaggio al 10-15%.

Per il comparto moda in Italia si prevede un recupero graduale e totale per la filiera per il 2022 e, se ci sono aziende che anno già raggiunto il pareggio, saranno le piccole, sotto i 50 addetti, a fare più fatica. Si tratta del 70% delle imprese del settore. Più del 17% delle aziende, a quanto emerso, dichiara di prevedere di appianare la perdita di fatturato solo dal 2022, contro un 1% delle aziende medie che dovrebbero recuperare quasi tutto entro il 2021, fatti salvi nuovi lockdown totali.

Del resto, com'è stato evidenziato, il settore manifatturiero moda da anni continua a diminuire il numero di addetti: il settore in Italia non è più il fulcro delle grandi innovazioni, che sono state spostate negli ambiti di comunicazione e nei canali di vendita (con alto contenuto tecnologico). Una ripresa della crescita del settore, grazie all'innovazione, potrebbe significare una crescita dallo 0,2% (occupati ritornano al livello del 2010) allo 0,8% (occupati ritornano al livello del 2000) del Pil del Paese.

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