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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
31 mag 2021
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Il costume da bagno fa la sua rivoluzione green

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
31 mag 2021

L’estate 2021 sarà eco-responsabile anche sulle spiagge! “La sostenibilità sociale e ambientale diventa uno standard nella proiezione del new normal. Gli attori della moda devono rivedere il mix delle proprie catene di fornitura per bilanciare meglio rischi, costi e flessibilità dell’offerta”, è con queste parole che il rapporto Mc Kinsey "Time for Change", pubblicato all'inizio di maggio 2020, annunciava le sue previsioni sullo scorso anno. A distanza di un anno, l'analisi è confermata e interessa tutti i settori, compreso il beachwear.

LIV, la linea eco-responsabile del marchio francese Simone Pérèle è realizzata con filati provenienti da fibre riciclate - DR


“Poliammide, poliestere ed elastan sono i materiali utilizzati per i prodotti di swimwear e sono tutte fibre sintetiche generalmente ricavate dal petrolio”, ricorda Cécile Vivier-Guérin, direttrice comunicazione e marketing di Eurovet (società che organizza in particolare le fiere Riviera e Interfilière).
 
Nati inizialmente per sopperire alla carenza globale di fibre naturali, ma anche per avere ad un costo contenuto fibre tessili con proprietà specifiche (resistenza, facilità di manutenzione, estensibilità), questi materiali garantiscono anche qualità e prestazioni ottimali per la pratica degli sport acquatici. “Oggi, la grande sfida ambientale di queste fibre è il loro riciclaggio al fine di ridurre la dipendenza dell'industria tessile da materiale vergine non rinnovabile”, prosegue Cécile Vivier-Guérin.

Risultato dopo diverse stagioni: oltre alla durata e alle varie proprietà molto ricercate nei costumi da bagno (resistenza al cloro, asciugatura rapida, elasticità o anti-UV), l'eco-design è diventato essenziale per i produttori di materiali. Al centro del mercato, le fibre riciclate occupano un posto in crescita, soprattutto quelle ricavate dalle plastiche, molte delle quali sono state recuperate dagli oceani.
 
“Quello dei costumi da bagno è sempre stato un mercato molto innovativo e all'avanguardia”, ricorda Cécile Vivier-Guérin. “Le tre leve d'azione sono la sostenibilità in un prodotto molto stagionale, la produzione e l'innovazione. La nozione di eco-design è presente nei nostri forum dal 2018 e più che mai i marchi hanno bisogno di fare branding su questi elementi per farli comprendere al grande pubblico”.
 
L’esplosione dell'uso di fibre riciclate
 
Al centro di questo mercato, la produzione di fibre riciclate sta esplodendo. Tra queste, spazio al poliestere riciclato a partire da PET ricavato da bottiglie d'acqua di plastica (Ecopet di Teijin, Repreve di Unifi, Newlife, Coolmax EcoMade di The Lycra Company, Thermolite T3 EcoMade di The Lycra Company o Lycra T400 EcoMade di The Lycra Company) o da rifiuti di plastica recuperati dal mare (Seaqual di Seaqual 4U). C'è anche il poliestere proveniente dal riciclo delle reti da pesca (Econyl di Aquafil) o ancora il riciclaggio delle perdite di materiale durante la fabbricazione della fibra (Roica Eco Smart di Asahi Kasei, Q-Nova by Fulgar).
 
Al primo posto, la plastica riciclata occupa un posto sempre più importante nel settore del tessile-abbigliamento, come evidenziato nel rapporto Textile Exchange 2020 pubblicato alla fine dello scorso anno. Settore in cui il poliestere ha pesato per il 52,2% sui materiali utilizzati nel 2019, molto prima del cotone (23,3%). Nello stesso anno, dei 57,7 milioni di megatonnellate di poliestere utilizzati, il 14% era poliestere riciclato, con un aumento di 5 punti percentuali rispetto all'ultimo decennio.
 
Ne consegue che la maggior parte delle collezioni di beachwear per l'estate 2021 si concentra su questo tipo di fibra per uno o più modelli di costume da bagno, mentre alcuni hanno spinto l'approccio più oltre fino a concepire la collezione in modo completamente eco-responsabile.

Per tutta la famiglia, Gili's propone costumi da bagno dalla concezione ecologica - DR


È il caso della prima collezione di costumi da bagno di Le Slip Français. Per i pantaloncini da uomo è stato scelto il filato riciclato di Newlife ottenuto da bottiglie d'acqua di plastica raccolte negli oceani, mentre i costumi da donna sono realizzati con la fibra italiana Q-Nova prodotta da scarti di nylon raccolti nei laboratori tessili. Una volta raccolti, essi vengono fusi per essere trasformati in nuovi filati resistenti e impermeabili.
 
Creare qualcosa di nuovo con il vecchio
 
Dal canto suo, anche il marchio balneare Gili’s, che si rivolge a tutta la famiglia, ha scelto di convertire la maggior parte delle sue gamme in poliestere riciclato ottenuto da bottiglie di plastica e vecchi indumenti in poliestere, proponendo anche il Re-Use Program: “Recuperiamo le vecchie maglie in poliestere e le reimmettiamo nel sistema di riciclaggio per produrne di nuove”, spiega Clarisse de Lacharrière, co-fondatrice.
 
Infine, il marchio Les Ultraviolettes è quasi un pioniere. “Sono sempre stata molto sensibile all'ecologia e all'etica nei miei consumi quotidiani come nella moda”, spiega Juliette Bigot-Pallard, fondatrice del marchio che quest'anno festeggia il suo decimo anniversario. “Tuttavia, sono passati solo cinque anni da quando ho potuto far diventare la mia collezione in poliammide riciclata al 100%, perché in precedenza l'industria tessile, e in particolare il comparto della moda mare, non lo permetteva. Lavoro con Econyl e Q-Nova, che uniscono eco-responsabilità (riciclaggio della plastica, rifiuti triturati e ritrattati, limitazione dell'impatto ambientale) e resistenza, e soprattutto tutte le loro maglie sono resistenti ai raggi UV. Ho tutti i materiali testati dall'IFTH (l’istituto francese per il tessile e l'abbigliamento). Oggi è l'alternativa che più mi si addice, anche se la fine vita di un costume da bagno rimane ancora una macchia nera, perché i materiali combinati all’elastan non vengono riciclati”.

Les Ultraviolettes propone da 5 anni linee al 100% eco-responsabili


“La riflessione sul fine vita dei prodotti rimane una grande sfida”, conclude Cécile Vivier-Guérin di Eurovet. “Tuttavia, due soluzioni fanno parlare di sé come una forte leva di sviluppo sostenibile, nonché un asse di valorizzazione dei rifiuti naturali nel futuro: il bio-mimetismo e il bio-sourcing”.
 
Sul mercato, infatti, esistono già fibre biosintetiche per i segmenti loungewear e actiwear. È il caso della fibra poliammidica ottenuta dall'olio di ricino (fibra Rilsan di Arkema e fibra Evo by Fulgar). C'è anche da far notare l’utilizzo del lattice o della gomma al posto del petrolio per la polimerizzazione dell'elastan (fibra Lycra di The Lycra Company), o anche del PTT a fonte biologica a base di amido di mais (fibra Sorona di Dupont).
 
Si scoprono anche delle fibre biodegradabili: il poliammide Amni Soul Eco di Solvay e Fulgar e l’elastan Roica V550 di Asahi Kasei. Mentre la gamma Green'Oblige di Sofileta utilizza questi due tipi di fibre (biosintetiche e biodegradabili).
 
Il futuro incombe. “Chiaramente, le prossime fiere Riviera e Interfilière, che si terranno a Parigi nel settembre 2021, punteranno su queste considerazioni ecologiche. Il tema ambientale è molto importante e il nostro desiderio è lavorare per contrastare il greenwashing. Lo sappiamo tutti, oggi il sostenibile vende, non dobbiamo solo fare impresa, dobbiamo soprattutto essere più trasparenti”.

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