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16 set 2022
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Il calzaturiero italiano cresce del 14,5% nel primo semestre, ma il futuro resta incerto

Pubblicato il
16 set 2022

Dopo aver archiviato il 2021 con una progressione del 18,7%, il comparto calzaturiero italiano ha chiuso i primi sei mesi di quest’anno in salita del 14,5%, secondo i dati elaborati del Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici. In crescita anche le esportazioni, aumentate del 24% in valore e del 15% in quantità.
 

Giovanna Ceolini, Presidente di Assocalzaturifici


Permangono però alcune criticità, come sottolinea Giovanna Ceolini, Presidente di Assocalzaturifici: “Il settore nel suo insieme denota un significativo recupero, ma caro energia, costi delle materie prime e conseguenze del conflitto russo-ucraino (-30% in valore l’export nei due mercati, con un -46% dall’inizio della guerra) mettono a rischio l’evoluzione a breve. Stiamo riscontrando soddisfazione sul fronte delle vendite verso i mercati nordamericani e nei principali paesi UE, mentre i lockdown primaverili hanno frenato quello cinese. Se le griffe registrano performance brillanti, però, metà delle imprese sono ancora sotto i livelli di fatturato pre-Covid”.
 
Le buone performance dell’export hanno permesso di superare anche in volume (+2,4%) i livelli pre-pandemia, anche se il comparto delle calzature con tomaia in pelle, da sempre tipica delle produzioni made in Italy, sia ancora molto al di sotto come quantità rispetto a tre anni fa (-10,5% su gennaio-maggio 2019). Tra le destinazioni, bene l’Unione Europea (+23% in valore), trainata da Francia e Germania (i primi due sbocchi esteri in volume per gli operatori italiani); ancor più sostenuta la crescita negli USA e in Canada (nell’ordine del +65% in valore), favorita da tassi di cambio più vantaggiosi; positivo il Far East, +15% in valore nell’insieme, ma con la Cina in netto rallentamento nel bimestre aprile-maggio (-25% in quantità) per i lockdown imposti dalle autorità in diverse importanti città. Buoni risultati negli Emirati Arabi; il Regno Unito è ripartito dopo la battuta d’arresto post-Brexit, mentre come prevedibile è crollato l’export in Russia e Ucraina, “con pesanti conseguenze per i distretti produttivi tradizionalmente votati a quest’area”.

Sul mercato interno è proseguito l’avvicinamento ai livelli, definiti comunque “insoddisfacenti” nel comunicato stampa diramato, di tre anni fa: +18,2% in valore gli acquisti delle famiglie nei primi 6 mesi e +14% in quantità.
 
Tutte le diverse categorie merceologiche hanno registrato risultati positivi nei primi sei mesi: +20%, sia in quantità che in valore, per le calzature classiche per uomo e donna, le più penalizzate durante la quarantena; superiori al 10% per le scarpe per bambini/ragazzi, che si avvicinano ai livelli pre-pandemia, che sono stati superati invece dalle sneaker, grazie a un aumento del 13% in volume.
 
Le vendite online, dopo il boom registrato durante i lockdown, continuano a scendere (-8,9% in volume e -4,4% in valore tendenziali), pur rimanendo decisamente al di sopra (+24% in quantità) rispetto al primo semestre 2019. Gli acquisti da parte dei turisti stranieri in Italia, seppur in ripresa, rimangono circa il 25/30% inferiori rispetto a tre anni fa.

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