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Gianluca Bolelli
Pubblicato il
6 apr 2022
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I produttori di orologi faticano a soddisfare la domanda a seguito della vivace ripresa del lusso

Di
AFP
Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
6 apr 2022

I grandi marchi di orologeria faticano a soddisfare la domanda dopo la spettacolare ripresa del lusso dello scorso anno, al punto da dover ritardare il lancio di alcune collezioni a fronte della pressione sulle capacità produttive.

Il nuovo segnatempo "ProPilot X Calibre 400" del marchio Oris - Oris


Dopo il brutale impatto della pandemia sul settore nel 2020, gli orologi di prestigio hanno registrato un rimbalzo spettacolare nel 2021 a seguito della frenesia per gli acquisti di prodotti di altissimo lusso, prima di iniziare il 2022 con il botto, fino allo scoppio del conflitto in Ucraina.
 
La Montre Hermès, venuta a presentare le sue nuove collezioni alla fiera di alta orologeria Watches & Wonders di Ginevra, ha ad esempio registrato la crescita più elevata tra tutte le categorie di prodotti della famosa casa di moda di Faubourg Saint-Honoré a Parigi. Nel 2021, le vendite dei suoi orologi, prodotti in Svizzera, a Biel, sono aumentate del 73%.

“Nell'orologeria abbiamo avuto un anno straordinario”, ha raccontato all’agenzia AFP Guillaume de Seynes, direttore della divisione upstream e partecipazioni della griffe transalpina, proprio nel corso di Watches & Wonders.
 
“Percepiamo un dinamismo molto forte nell'orologeria in tutto il mondo”, continua, attribuendo questo aumento delle vendite soprattutto al successo di un nuovo modello di orologio da uomo lanciato lo scorso anno.
 
“Avremmo anche potuto venderne di più se avessimo potuto produrre di più”, aggiunge, spiegando che l'industria dell'orologeria sta affrontando “un fenomeno di domanda che supera le capacità produttive”.
 
Per il 2022 la sua priorità è investire nella produzione. “L'obiettivo è di crescere sul piano industriale”, spiega de Seynes.
 
La Montre Hermès “non ha in progetto delle acquisizioni”, ha però precisato. Ricordiamo che il marchio aveva già rafforzato la propria capacità produttiva prima acquisendo una quota di partecipazione della Manufacture Vaucher nel 2006, poi acquistando il produttore di quadranti Nateber nel 2012 e quindi il fabbricante di casse Joseph Erard nel 2013.
 
Liste d’attesa 
 
Anche il marchio Oris, i cui prezzi partono da 1.800 franchi svizzeri (circa la stessa cifra in euro) ma possono salire fino a 7.200 franchi, ha vissuto un “anno molto solido”, ha detto il suo titolare, Rolf Studer.
 
Nelle fasce di prezzo più alte, tuttavia, il marchio ha dovuto posticipare il lancio di una nuova collezione a causa della mancanza di calibri per orologi, che non sono stati prodotti nelle sue officine in quantità sufficienti.
 
“Volevamo lanciarla quest'estate, ma lo stiamo facendo solo ora perché non avevamo abbastanza movimenti. Avevamo pianificato in maniera un po' troppo prudente e quindi abbiamo deciso di riservarli ai modelli già esistenti, piuttosto che lanciare una nuova collezione e non poter più fornire i modelli già commercializzati”, si è giustificato.
 
Nel 2021, le esportazioni di orologi svizzeri sono risalite del 31,2% dopo la contrazione del 21,8% registrata nel 2020. Esse hanno superato il livello pre-pandemico, ma anche il record storico del 2014. E a gennaio e febbraio sono aumentate ulteriormente del 15,7%, secondo le statistiche della federazione elvetica dell’orologeria.
 
Comunque la ripresa è stata eterogenea, a vantaggio esclusivamente di orologi il cui prezzo all’uscita dalla fabbrica supera i 3.000 franchi svizzeri. Ma la questione aperta è sapere quali saranno le ripercussioni della guerra in Ucraina e delle sanzioni contro la Russia.
 
Tuttavia, in questa fascia di prezzo, alcuni brand si affidano a lunghe liste di attesa che consentono loro di affrontare la situazione con serenità.
 
“Dato che non avevamo abbastanza orologi per gli altri mercati, ciò che non consegneremo in Russia, lo venderemo altrove”, ha assicurato Edouard Meylan, sentito dall’AFP.
 
Tutta la sua produzione per il 2022 è già pre-venduta ai dettaglianti e in parte prepagata dai clienti finali. Ormai questo marchio, che produce solo 2.000 orologi all'anno al prezzo medio di 45.000 franchi svizzeri, è persino arrivato a rifiutare le richieste che necessitano di più di due anni di attesa.
 
“Poi c'è sicuramente l'incertezza che questa situazione può creare su altri mercati, in particolare sui mercati finanziari”, ha ammesso Meylan. “Ma ci vorrebbe un grosso crac perché un marchio indipendente come il nostro possa esserne colpito”, ha concluso.

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