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Pubblicato il
29 gen 2015
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I gioielli Castellani tornano in mostra a Villa Giulia a Roma

Di
Ansa
Pubblicato il
29 gen 2015

L'oro puro unito ai turchesi, in pendenti che sono un omaggio alla bellezza femminile. Le miniature in smalto con Napoleone o Whashington e la corona in oro per la tomba di Federico di Prussia. E poi la gemma in cristallo di Rocca con il trionfo di Venere e tutto il corredo di piccoli capolavori in corniole, agate fasciate e sardoniche.


A un anno e mezzo dal clamoroso furto dell'aprile 2013, torna a mostrarsi al Museo di Villa Giulia la straordinaria Collezione Castellani, la famosa famiglia di orafi e antiquari romani che dettò legge in fatto di bijoux nell'Europa di fine '800, con un nuovo blindatissimo allestimento nella Sala delle Arti e delle Scienze, intitolato "La camera delle meraviglie: seduzioni dai gioielli Castellani".

In tutto 1600 pezzi, sui 2 mila che la famiglia donò nel 1927 allo Stato, per raccontare il genio e la creatività di tre generazioni di artigiani, che continuano a influenzare anche la gioielleria di oggi. "I Castellani - racconta Alfonsina Russo, soprintendente dell'Etruria meridionale - non erano solo grandi orefici, gioiellieri ufficiali sia del Regno delle due Sicilie che di casa Savoia, ma anche appassionati collezionisti d'arte antica".

Ecco allora che il nuovo allestimento, arricchito di postazioni touch screen per vedere davvero in dettaglio le creazioni, mette per la prima volta i gioielli della collezione accanto ad alcuni dei corredi originali che li ispirarono, come i reperti delle tombe Barberini e Bernardini di Palestrina e due testine femminili del IV secolo a.C. recentemente ritrovate a Cerveteri.

"Fu studiando queste opere, oltre a quelle della Regolini Galassi - racconta Ida Caruso, curatrice della Collezione - che i Castellani impararono tecniche come la filigrana e la granulazione, lanciando in tutta Europa la nuova moda del gioiello archeologico, in sostituzione di quello alla francese". Il successo fu tale che, un po' come oggi per Tiffany a New York, non vi era dama alla moda che passando per Roma non facesse tappa nella loro bottega di Via del Corso. E a quasi un secolo distanza, prosegue la Crauso, "questi gioielli continuano a offrire nuove scoperte, dall'applicazione dello smalto al retro di alcuni pendenti, curato almeno quanto il davanti". Ma anche a dettare moda. "Tra i loro pezzi di maggior successo - dice l'archeologa - c'erano i gioielli con le monete, quelli che lanciarono l'uso di utilizzare il conio monetale al posto di brillanti e pietre preziose. Una moda ripresa poi anche da Bulgari". E non solo. "Il loro marchio - prosegue - era la doppia C (dall'iniziale del loro cognome e di quello del loro mentore Michelangelo Cateani ndr): la stessa sigla che ritroveremo in Chanel o Cartier".

Ai pezzi in mostra, "tutti ripuliti e sui quali si stanno anche sperimentando nuovi prodotti di protezione", racconta la restauratrice Marina Angelini, si aggiungono ora due esempi dell'arte sacra dei Castellani, con la Pace donata al Nobil collegio degli orafi di S. Eligio e il calice gemmato dal Museo di S. Maria Maggiore. All'appello mancano però ancora i 24 pezzi rocambolescamente rubati nelle notte del 1 aprile del 2013. "Un furto probabilmente su commissione - conclude la Russo - Le indagini dei Carabinieri del Comando Tutela patrimonio culturale sono ancora in corso, ma credo siano a buon punto".

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