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Laura Galbiati
Pubblicato il
22 apr 2021
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I colossi francesi del lusso ritrovano la vitalità pre-pandemia

Di
AFP
Versione italiana di
Laura Galbiati
Pubblicato il
22 apr 2021

La crisi del Covid-19 è finita per i grandi gruppi del lusso? Nel primo trimestre dell’anno, le vendite dei “pesi massimi” francesi del settore LVMH, Hermès e Kering hanno ritrovato e addirittura superato i livelli pre-pandemici, grazie soprattutto alla ripresa in Asia e negli Stati Uniti.


Dior - Cruise Collection 2021 - Parigi - © PixelFormula


Il numero uno mondiale del lusso LVMH ha aperto le danze annunciando 14 miliardi di euro di fatturato, superiore dell'8% a perimetro e tassi di cambio costanti rispetto al 2019. Segue il gruppo Kering (Gucci, Saint Laurent, Boucheron...) con 3,89 miliardi di vendite, ovvero il 5,5% in più a tassi di cambio costanti. Segue Hermès, che con 2,1 miliardi di euro di fatturato è cresciuto del 33% a perimetro costante rispetto al 2019.
 
L'Asia, che aveva già consentito di attutire la caduta nel 2020, rimane una forza trainante: LVMH ha registrato nell’area un aumento delle vendite dell'86% rispetto al 2020, Kering dell'83% e Hermès del 94%. Il trimestre è stato caratterizzato anche dalla ripresa del mercato americano, con un aumento delle vendite del 46% per Kering e del 23% per LVMH e Hermès.

A ciò si aggiunge anche il "ritorno della domanda turistica sul mercato interno, molto forte" in Cina ma anche negli Stati Uniti, secondo Thomas Chauvet, analista di Citigroup: i clienti, non potendo più viaggiare, hanno infatti acquistato localmente.
 
L’Europa ha stupito per la sua resistenza nonostante il susseguirsi delle restrizioni sanitarie. "La forte dinamica della clientela locale ha compensato l’assenza di turisti", spiega Arnaud Cadart di Flornoy et Associés. “Il trasferimento sui prodotti di lusso della spese per viaggi, cene, gite culturali che non si possono fare" è stato secondo Chauvet, "un trend già osservato nella seconda metà del 2020".
 
Altra sorpresa: il calo della domanda è durato "solo sei mesi", rispetto alle precedenti crisi del 2001/2003 e del 2008/2009, che hanno determinato un calo delle vendite per diversi trimestri successivi, secondo Chauvet.
 
Il successo dei tre colossi francesi deriva dal fatto che hanno affrontato la crisi da una posizione di forza: "in termini di prodotto, comunicazione, produzione e distribuzione online avevano già compiuto notevoli sforzi negli ultimi cinque anni", precisa Cadart.
 
Al contrario, "i piccoli brand hanno sofferto di più”, afferma Chauvet, "è aumentata la tendenza alla polarizzazione tra i marchi". Durante la crisi "si preferivano i marchi più classici, storici", perché "l’acquisto di un prodotto di lusso è anche un investimento".

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