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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
10 lug 2021
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6 minuti
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Haute Couture a Parigi: Maison Margiela Artisanal, Elie Saab e Julie de Libran

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
10 lug 2021

Il mondo intero è un teatro, ma nessuna scena è più diversificata di quella della Haute Couture parigina. Vi incontriamo uno stilista nato a Gibilterra che disegna per una casa belga, un maestro libanese che sogna di fantasie floreali e una giovane madre e madrina della moda che supervisiona degli studenti e permette loro di lavorare su una vera e propria collezione del calendario ufficiale. Tre stilisti opposti in tutto, ma che presentano la loro alta moda a Parigi, sugli Champs-Élysées, a Saint-Germain-des-Prés o a Beirut.

In altre parole, diamo uno sguardo alle collezioni di John Galliano per Maison Margiela Artisanal, Elie Saab e Julie de Libran.

Maison Margiela Artisanal: le signorine decostruite di Daphné du Maurier

 


A volte, l'atmosfera evocava più i romanzi di Daphné du Maurier che l'universo di Maison Margiela, in questo film svelato da John Galliano in un cinema sugli Champs-Élysées.
 
Lo stilista britannico non ha lesinato sui mezzi, invitando Olivier Dahan a realizzare questo fashion film, il più lungo mai proiettato fino ad oggi. Il regista, famoso per i propri film biografici La Môme Grace di Monaco, firma qui un bellissimo oggetto cinematografico, intitolato A Folk Horror Tale.
 
Una storia cupa, che si svolge in un villaggio in cima a una scogliera che crolla in mare, mentre dozzine di pescatori e le loro mogli si agitano sulla riva. Per capire l'atmosfera, pensate a una Rebecca di L'avventura viene dal mare, libro della du Maurier, ma decostruita.
 
Il lungometraggio propriamente detto - che dura 70 minuti, senza dialoghi - si apre con un commento esplicativo di John Galliano sulle sue idee e tecniche. Il tutto intervallato da numerose immagini di lui che drappeggia, sviluppa il piano di collezione e discute con il suo team nell’atelier di Maison Margiela, nel XIX arrondissement di Parigi.
 
Tra le migliori idee di John Galliano c'è l'indimenticabile uso di motivi delle ceramiche di Delft per creare stampe patchwork eteree. L'altro grande progetto, in questa collezione immaginata dal designer nato a Gibilterra, era l'upcycling, in particolare del denim: strappare, staccare o estirpare le tasche, prima di gettare il tutto in gigantesche macchine per tintura. I tessuti risultanti sono stati poi tagliati per creare abiti spettacolari ispirati alla Restaurazione: ampi vestiti, sensuali babydoll e giacche imbottite, indossati da giovani ragazze che sembravano frequentatrici abituali delle taverne dei marinai.

Maison Margiela Artisanal 2021 - Foto: Courtesy of Maison Margiela - Foto: Cortesia da Maison Margiela


Ma il suo capo più memorabile è stato un semplice tubino foderato con schegge di vetro, talmente forato e ricamato con punte che sembrava quasi una specie di alga velenosa. Dopo aver visto il galeone di un pirata avanzare nella nebbia, il nostro eroe, un giovane mozzo, scopre una corona di vetro abbinata che finisce per posare timidamente sulla sua testa, prima di seppellirla.
 
Altre modelle sembrano quasi sradicare alberi interi con le loro urla, alcune sono prese da attacchi di panico quando le pareti divetano rosso sangue. Al momento del finale, si forma un baccanale di druidi e gli abitanti del villaggio guardano il loro capoclan allontanarsi verso l'orizzonte, fluttuando su una pira funeraria in fiamme.

Una proposta fantasiosa, inventiva e provocatoria, come tutte le collezioni di John Galliano, ma presentata in una forma troppo lunga, addirittura pretenziosa, e tutt'altro che intrigante, come un qualsiasi romanzo (o adattamento cinematografico) di Daphné du Maurier...
 
Elie Saab: germogli di speranza inviati da Beirut

 


La speranza è eterna, anche nei momenti più difficili: questo è il messaggio che Elie Saab ha voluto veicolare in questa stagione.
 
Per la maggior parte della pandemia, il couturier è rimasto nella sua terra natale, il Libano, in uno dei periodi più travagliati della sua storia, creando bellezza anche se il centro della capitale è stato trasformato in un campo di rovine dieci mesi fa da una grande esplosione di nitrato d’ammonio nel vicino porto.
 
Ecco perché Saab ha intitolato la sua collezione “Buds of Hope”, o “Germogli di speranza” in italiano, presentandola attraverso un video girato in studio. La clip si apre sull’immaginifico dietro le quinte di un défilé, nel quale le snelle modelle ridacchiano e chiacchierano, vestite con abiti da ballo a fiori, festose e con le schiene scoperte.
 
Poi l'azione si sposta in uno studio contorniato da un colonnato, illuminato dalla luce del giorno, ideale per apprezzare i ricami trasparenti, capolavori del team selezionati con cura dallo stesso Elie Saab.
 
“Stiamo tutti aspettando che la primavera sbocci di nuovo nel nostro mondo. È questione di tempo. Ecco perché ho cosparso la collezione di così tanti petali e fiori”, spiega lo stilista libanese durante una call su Zoom in cui ci ha risposto dal suo laboratorio.
 
Anche quando un abito consisteva in semplici pannelli di crêpe-de-chine color avorio, era decorato con peonie di chiffon, rose di stoffa e petali di tulle. “Volevo trasmettere una certa idea di volume, motivo per cui queste piume sono state trattate come petali di rosa, poi ricamate con delicatezza”, aggiunge Elie Saab.

Elie Saab - Haute Couture - Autunno-Inverno 2021/22 - Foto: Courtesy of Elie Saab - Foto: Cortesia de Elie Saab


Il couturier fenicio ha scelto di assemblare diverse crinoline rinforzate con telai interni leggeri per supportare meglio la sua visione. Il tutto svelato attraverso un poetico fashion film, diretto da Felipe Sanguinetti.
 
Una certa idea di moda, classica e moderna, abiti che esigono una grande occasione, che sia un matrimonio della buona società, un ballo elegante o un passaggio sul red carpet. Il clou è un superbo abito da sposa cosparso di cristalli verde lime, che dovrebbe piacere alle principesse di tutto il mondo.
 
Una collezione che contrasta nettamente con le difficoltà attualmente incontrate dal Libano. “Dal punto di vista politico e finanziario, qui a Beirut è molto dura. Ma dobbiamo ricostruire, e lo faremo”, assicura l'orgoglioso designer libanese.
 
Come molti stilisti internazionali, Elie Saab non è ancora sicuro di poter presentare il suo prêt-à-porter durante la stagione parigina di ottobre: ​​potrebbe dover rinunciare alla sua fascia oraria nel calendario ufficiale.
 
“Mi manca molto Parigi. Mi si spezza il cuore”, sospira. “Volevo venire, ma preferisco rimandare il mio ritorno a gennaio. A causa della variante Delta, tutto potrebbe diventare nuovamente instabile in tempi molto rapidi”.
 
Julie de Libran: nonne e madrine

 


È sempre piacevole vedere un designer di talento ricambiare il favore. Esempio concreto: Julie de Libran, la madrina del dipartimento di Fashion Design dell'Istituto Marangoni, diramazione parigina della scuola di moda italiana.
 
In collaborazione con i suoi studenti, quest'ultima ha riutilizzato e reinventato diversi modelli e princìpi della sua prima collezione per crearne una nuova, svelata nel giardino del suo appartamento modernista a Saint-Germain-des-Prés.
 
Mentre le modelle sfilavano, Julie de Libran ha presentato un abito in crêpe nero, un modello tratto dalla sua prima collezione, reinventato con un colletto multistrato, e confezionato nel laboratorio scolastico dai suoi studenti.
 
“Volevo che i miei allievi imparassero a dominare la disciplina e scoprissero la bellezza della Haute Couture. In questa stagione si tratta di celebrare le capacità su cui siamo molto fortunati di poter contare, qui a Parigi. Ma anche l’heritage di mia nonna”, spiega Julie de Libran.

Julie de Libran - Haute Couture - Autunno-Inverno 2021/22 - Foto: Courtesy of Julie de Libran - Foto: Cortesia de Julie de Libran


L'esperta stilista si è avventurata anche a nord di Parigi, nel nuovo paradiso degli specialisti dell’alta moda, 19M, dove più di una decina di aziende artigiane appartenenti a Chanel mettono il loro know-how al servizio dei designer, che siano stilisti indipendenti o appartenenti a grandi firme internazionali.
 
Come il magnifico pizzo di seta preso dal guardaroba della nonna di Julie de Libran, custodito tra le pagine di un giornale del 1964. La stilista lo ha tagliato, ricamato e rimontato per ricavarne un superbo abito da sera. Il lavoro è stato fatto a mano a Paloma, il laboratorio di Haute Couture del 19M. Oppure la favolosa tunica di seta beige, adornata con pizzo e paillettes dorate di un'altra azienda del 19M, Maison Lesage.
 
“Praticamente ci vivo al 19M”, confessa Julie de Libran. E al Marangoni, ovviamente.

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