Haute Couture: tutte le strade della moda portano a Parigi

Le sfilate parigine di Haute Couture sono davvero come le Nazioni Unite dell’alta moda. Nessun'altra Settimana mette insieme idee così disparate, moda sperimentale e talenti diversi provenienti da nazioni lontane.

Elie Saab - PE 2018 - Haute Couture - Parigi - © PixelFormula

Nessuna delle maggiori case di moda parigine è diretta da persone di nazionalità francese, e in questa stagione di show organizzati all’interno o al di fuori del calendario ufficiale quasi due decine di nazioni erano rappresentate dai couturiers attivi a Parigi, con una vasta gamma di proposte moda diverse tra loro. Una stagione segnata dall'ossessione per l'artigianato, da una serie sbalorditiva di influenze e, su tutto, dal revival dello stile poetico.
 
La sessione di quattro giorni costituisce anche un'enorme calamita per i seri professionisti della moda. Più di 500 media registrati per l’accredito dalla Fédération de la Haute Couture et du Prêt-à-Porter, l’associazione che guida la moda francese, in una settimana piena di eventi collaterali. Questi hanno preso il via domenica, un giorno prima dell’inizio ufficiale della sessione parigina, con gli show delle pre-collezioni di marchi leggendari come Hermès e Miu Miu, e con party riservati agli addetti ai lavori, come un concerto privato di Rita Ora per la marca di profumi in grande crescita Kilian.
 
Una settimana ricca di azione, in cui era compresa l'apertura della mostra su Azzedine Alaïa “Je Suis Couturier”, in onore del genio tunisino della moda appena scomparso; Armani e L’Oreal hanno allestito un party per il profumo “Si Passione” al Palais de Tokyo, dove Olga Kurylenko, in città per girare un nuovo film francese, è stata la protagonista, attirando tutti gli sguardi; Atelier Swarovski ha lanciato il proprio eyewear con una cena all’hotel Crillon; e De Beers ha ospitato decine di giornalisti del mondo della gioielleria al prestigioso ristorante “Caviar Kaspia”.
 
Hermès e Miu Miu hanno organizzato, rispettivamente: il marchio francese la presentazione (all’interno del proprio quartier generale trasformato in un paesaggio di sottobosco) della pre-collezione autunnale, altamente raffinata e con influenze equestri; il brand italiano un’accattivante collezione per l’autunno-inverno molto intellettuale.
 
Solo da Givenchy l’alta sartoria proposta in questa sessione è stata così poetica. La casa di moda, fondata dall’aristocratico gentleman Hubert de Givenchy, ha visto il debutto dell’inglese Clare Waight Keller. La sua visione romantica dark (quasi monastica, persino religiosa) ha evidenziato un'altra grande forza di Parigi. La pura bellezza dell'architettura della città – visto che lo spettacolo è stato messo in scena all'interno di un’imponente villa neoclassica, sede degli Archivi Nazionali, dove le luci ad arco esterne illuminavano il cast di modelle. Invece, Christian Dior, Valentino e Chanel hanno allestito degli show estremamente chic strombazzando tutti apertamente lo splendore dei loro atelier e la capacità dei loro scenografi. Da un’affascinante copia dei Giardini di Versailles di Chanel (dove Rita Ora è stata la protagonista della prima fila indossando una micro-tuta con cappuccio) al set surrealista di Dior, dove la maison ha generosamente organizzato un favoloso gran ballo a tarda sera. La Haute Couture continua ad essere un dono per questo ambiente.
 
“L’alta moda è viva e vegeta, sta benissimo e risiede a Parigi”, sostiene Pascal Morand, Direttore Esecutivo della Fédération de la Haute Couture et du Prêt-à-Porter. Nella sua visione, tre elementi chiave stanno guidando la rinascita dell’alta sartoria.

Givenchy - PE 2018 - Haute Couture - Parigi - © PixelFormula

“Nel nostro tempo ci sono tendenze che contano oltre la moda. Una è la nozione del savoir-faire, che è sempre più apprezzata, riconosciuta e ricercata. Nella moda fatta con la Couture, le persone acquisiscono quell'esperienza sensoriale in più. Poi c’è l’idea della personalizzazione, che è un aspetto che molte persone desiderano. Infine, c’è la ricerca dell’unicità, che si vede chiaramente nell’alta moda più che in qualsiasi altra area dell’universo fashion. In effetti, più la rivoluzione digitale rende praticamente tutto facilmente disponibile, più queste tre caratteristiche equilibrano tale tendenza. Ed è per questo che la couture rappresenta un'incarnazione assoluta di alcuni valori cruciali; ecco perché non è affatto un retaggio appartenente al passato, ma rappresenta gli orizzonti futuri della moda”, afferma filosoficamente il dirigente francese.
 
Non che la Federazione abbia ignorato Internet. Infatti, l'account Instagram della Paris Fashion Week ha guadagnato migliaia di follower ogni giorno, tanto che supererà i 150.000 questa settimana, aiutata dalla sua recente connessione con l’occupatissima e molto richiesta trend setter newyorchese Tina Leung.
 
La stagione rappresenta anche un’opportunità per visionare quei couturiers che inseriscono il loro messaggio nel rispetto di codici estremamente rigorosi. Prendete per esempio lo stilista veneziano Giovanni Bedin, chi ha presentato appena una dozzina di outfit al Musée des Arts Décoratifs. Ogni look era una reinterpretazione della Bretonière, ovvero la camicia a strisce dei pescatori bretoni, sebbene decostruita e reimmaginata quasi come si trattasse di bustier indossati come capispalla.
 
Due giorni dopo, dietro l'angolo, nel tempio protestante più famoso di Francia, A.F. Vandervorst ha mostrato l’ultimo giorno di Giovanna d’Arco attraverso incontri surreali di camicie da esercito color kaki con giacche rinnovate come camicie quasi virili. Lo show dei due stilisti ha voluto celebrare il loro 20° anniversario d’attività con 40 reinterpretazioni, spesso concettuali, dei loro abiti, tra straordinari gilè fatti di selle riciclate o giubbotti realizzati con cinture da caccia in pelle.
 
“Perché ci presentiamo alla Couture di Parigi? Perché rappresenta la libertà della moda!”, ha esclamato il designer Filip Arickx, di fianco alla moglie e partner stilistica An Vandevorst.
 
Una nazione che ha vissuto una grande Settimana di Alta Moda è stata il Libano. Il suo stilista più famoso, Elie Saab, ha presentato alcune immagini di grande potenza – omaggiando ancora una volta la stessa Parigi. Nel suo caso il famoso periodo dei Ruggenti Anni Venti. Risultato finale: un’impressionante esplosione di piume, abiti e fantasia, sul quale aleggiava gloriosamente il fantasma di Josephine Baker. Più tardi, il suo amico levantino Zuhair Murad ha presentato la sua migliore sfilata di sempre; una collezione di alta moda in stile indiani Comanche, piena di lussuose squaw supersexy e frizzanti, che gli ha fatto conquistare un grandissimo applauso.

A.F. Vandevorst - PE 2018 - Haute Couture - Parigi

Sono arrivati a Parigi talenti provenienti da tutti e quattro gli angoli della terra: come l’australiana Kim Ellery, con un raffinato défilé organizzato lungo la Senna, e la coreana-svedese Hyun Mi Nielsen. Il suo riuso di materiali di scarto trovati in giro – conchiglie, campanelli di biciclette, pezzi di jeans, trapunte vintage – ha portato ad alcune superbe creazioni. La sua collezione, chiamata “Mensch”, fa riferimento agli straccivendoli: il suo scopo era di “cercare la dignità nella sporcizia”, in un'era di enormi migrazioni. C’è riuscita.
 
“Molti dei nostri designer più talentuosi sono migrati nell’alta moda per la semplice ragione che il ready-to-wear è diventato troppo commerciale. Nella Couture loro sviluppano un’abilità sartoriale, più artigianale e creativa. Trovano una libertà creativa, e molta più visibilità”, ha detto Kuki de Salvertes, la cui agenzia di pubbliche relazioni Totem ha curato 11 case indipendenti durante la Settimana dell’Alta Moda di Parigi, compresa Hyun Mi Nielsen.
 
“Solo a Parigi troviamo talenti provenienti da tutto il mondo che vengono a mostrare le proprie idee, savoir-faire e abilità artistica. Per me, oggi la Couture è il sinonimo di quell'energia e creatività che una volta erano rappresentate nel mondo della moda dagli stilisti degli anni Settanta e Ottanta”.

Versione italiana di Gianluca Bolelli

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