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Di
AFP
Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
16 set 2020
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2 minuti
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H&M ha rotto con un fornitore cinese per le accuse di “lavoro forzato” degli uiguri

Di
AFP
Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
16 set 2020

Il gigante svedese del prêt-à-porter Hennes & Mauritz (H&M) ha annunciato martedì che avrebbe interrotto ogni rapporto con un produttore cinese di filati in ragione delle accuse di “lavoro forzato” che la popolazione degli uiguri sarebbe costretta a svolgere nella provincia cinese dello Xinjiang.

H&M ha appena lanciato una collezione di 31 pezzi di prêt-à-porter e accessori,ispirata allo streetwear anni '90, creata col marchio inglese di cappelli e abbigliamento Kangol - H&M x Kangol


Il dettagliante scandinavo ha precisato che non lavora con nessun produttore di abbigliamento nella zona e che ormai non acquisterà più cotone proveniente dallo Xinjiang, che è la più grande area di produzione di cotone della Cina.
 
Un rapporto del think tank Australian Strategic Police Institute (ASPI), pubblicato in marzo, indicava H&M come uno dei beneficiari del programma di lavoro forzato tramite il suo rapporto con il produttore di filati tinti Huafu, che possiede una fabbrica nella provincia di Anhui (est della Cina).

H&M ha assicurato in un comunicato di non avere alcun rapporto con questa fabbrica nell'Anhui, né con le attività di Huafu nello Xinjiang.
 
Però il gruppo svedese ha ammesso di avere un “rapporto commerciale indiretto con un mulino” situato a Shangyu, nella provincia dello Zhejiang (sud della Cina), appartenente a Huafu Fashion.
 
“Anche se non vi è alcun segnale di lavoro forzato in questo mulino di Shangyu, abbiamo deciso, in attesa di ulteriori informazioni su queste accuse, di eliminare gradualmente tale rapporto commerciale con Huafu Fashion Co., indipendentemente dalla situazione e dalla specialità, per i prossimi 12 mesi”, ha aggiunto il gruppo, assicurando che condurrà “un'indagine in tutte le fabbriche di abbigliamento con cui lavora in Cina”.
 
Gli uiguri, musulmani e turcofoni, costituiscono il principale gruppo etnico dello Xinjiang, una vasta regione della Cina occidentale che confina con l'Afghanistan e il Pakistan.
 
I Paesi occidentali e molte organizzazioni internazionali accusano Pechino di perseguitare su larga scala gli uiguri e di aver arbitrariamente internato oltre un milione di musulmani nello Xinjiang all’interno di campi, ufficialmente di rieducazione, ma in realtà di detenzione.
 
Il governo degli Stati Uniti ha detto lunedì che bloccherà l'importazione di una serie di merci provenienti dalla regione cinese dello Xinjiang, accusando Pechino di ricorrere al “lavoro forzato” della minoranza musulmana uigura.

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