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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
23 nov 2020
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GucciFest 2020: vincitori e vinti

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
23 nov 2020

Dov'erano Ben Hecht o Federico Fellini domenica sera proprio quando ne avevamo bisogno? La nuova serie TV online di Gucci, il cui episodio finale è stato presentato in anteprima domenica scorsa, non è che abbia rivoluzionato il mondo del cinema. Comunque, la generosa decisione del brand di presentare una serie di 15 fashion film di giovani designer in un mini festival, chiamato GucciFest, si è rivelata essere una celebrazione eroica della prossima generazione di talenti.

 


Intitolata “Ouverture of Something That Never Ended” (“Ouverture di qualcosa che non è mai finito”), alla fine la serie in sette parti presentata da Gucci è stata una lezione del fatto che per quante rockstar e stelle del cinema si possano buttare davanti ad una telecamera – Billie Eilish, Harry Styles e Florence Welch, per esempio – non necessariamente si possa sempre veicolare bene un concept.

Diretta congiuntamente dal direttore creativo di Gucci, Alessandro Michele, e dal famoso regista Gus Van Sant, la serie (composta di episodi successivi trasmessi ogni sera alle 21:00) ha seguito una settimana nella vita di un personaggio interpretato dall'attrice italiana Silvia Calderoni mentre vaga per Roma: da casa al bar, all’ufficio postale, al negozio vintage, che si scopre vendere solo prodotti Gucci. Filmati dallo stile surrealista, in cui gruppi rock suonano improvvisamente dal vivo nella tua camera da letto durante il cappuccino mattutino. Ogni personaggio dei video indossa capi dell'ultima collezione di Gucci.

 


Alla fine il momento più memorabile è stato quello che ha mostrato la Eilish (vestita con coppola e felpa blu escatologica nella periferia di L.A.) mentre veniva inseguita intorno a una piscina da due cani robotici gialli della Boston Dynamics. Del tipo impiegato da Singapore per incoraggiare un maggiore distnziamento sociale durante la pandemia. In Guccilandia questi cani arrivano persino a posare in un solarium. Francamente guardare persone insolite e carine che provano vestiti in un negozio "vintage", mentre fanno shopping ascoltando canzoni popolari russe sacre, non fa certo vivere un’esperienza televisiva avvincente. Piuttosto il contrario.

La serie TV non è nemmeno stata aiutata dai dialoghi, molti dei quali veramente pedestri e banali. Alcune delle poche osservazioni degne di nota sono arrivate nel corso di un conciso commento pronunciato dal veterano della critica d’arte italiana Achille Bonito Oliva in una telefonata a Styles.

“La moda veste l'umanità. L'arte la mette a nudo. E la musica è un massaggio ai muscoli atrofizzati della consapevolezza collettiva. Viviamo in un'epoca di contaminazione. Un'era segnata da una certa mancanza di fiducia nel nostro futuro. Ma anche una in cui la consapevolezza del presente è vivida”, spiega il critico parlando in un vecchio telefono cellulare.

Comunque, GucciFest ha avuto anche diversi momenti ispirati. Ogni film reca il logo Gucci nell'angolo in basso a destra. Li classifichiamo come segue.

 


Se avessimo dovuto scegliere un vincitore, avremmo indicato il video heritage-chic di Stefan Cooke, il quale era il protagonista del suo filmato d'archivio tanto quanto l'eccellente collezione. Immagini in bianco e nero di valli delle Highlands, cattedrali gotiche, castelli medievali e paesaggi marini del nord che ricordavano lo sfondo della fiction “The Crown”. Il tutto affiancato ad una grande collezione bicolore di speciali pullover senza maniche con cuffie abbinate; giacche pied de poule con tasche diagonali dotate di patta; eleganti leggings patchwork; audaci camicie e gilet con grafica ‘Qui êtes-vous Polly Maggoo’ o perfette camicie bianche con colletto da divisa dei ragazzi del coro. Diretto da Eddie Whelan, con lo styling di Alice Goddard e intitolato “Advent”, il minifilm “leggermente sovversivo in relazione alla manipolazione dei tessuti” ha catturato brillantemente l'essenza di questo marchio di abbigliamento maschile con sede a Londra fondato nel 2017 dai diplomati alla Central Saint Martin Stefan Cooke e Jake Burt.

Cooke potrebbe spartire il primo premio con Collina Strada, il cui allucinatorio gioco di videogiochi 3D “Collina Land” ha portato il cast in un tour virtuale di orizzonti intergalattici pieni di draghi, dinosauri e creature acquatiche. Chiunque sia il regista Charlie Engman, ha la certezza di un grande futuro. Anche i mini avatar da combattimento hanno avuto il loro momento nel video di Gaming Fashion vertiginoso e molto cool di Mowalola Ogunlesi. Ammirevole anche il video confessionale di Bianca Saunders, che gli abiti voluminosi e i delicati auto-esami personali hanno aricchito di momenti di charme.

Diretta da Conor Clinch ed intitolata “The Palace of Kings”, la clip del designer Jordan Luca è stata ambientata a Whitechapel. Un modello super irsuto con stravagante pettinatura afro ed incisivi da Dracula si aggirava ben dopo la mezzanotte su strade bagnate e parchi misteriosi. Il che, sfortunatamente, ha reso difficile valutare effettivamente i vestiti. Ciò che era visibile erano lo stile da rocker, le camicie di cotone per la discoteca, i blazer in pelle cerata.

 


Anche Rui ha impressionato, con il suo racconto poetico e dark di un coniglio, un passero e un pangolino che migrano attorno a una piscina e ad un appartamento – alla presenza di modelle adolescenti vestite con body spezzettati. O Shanel Campbell, la cui miscela di fantastiche immagini caraibiche agit-prop e di Josephine Baker sul bayou si è concretizzata in una visione di moda ardita.

E Rave Review. Il video del marchio svedese di upcycling era serrato, della durata di soli 1,45 minuti. Ciò ha lasciato il pubblico desideroso di vedere altri suoi cappotti e tute compositi super esuberanti e dai color acidi. La moda fantasy al suo meglio; e una grande scoperta. Un motivo in più per ringraziare Gucci per aver generosamente presentato questo concept innovativo, anche se la sua serie non vincerà certamente un Emmy.

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