Grecia: dopo la crisi, che ne è della moda?

Il profilo impeccabile di Bella Hadid occupa tutta la copertina di Vogue Greciaper il grande ritorno della testata nel Paese. Circondata da statue classiche di marmo, la top model super mediatica per l’occasione si è trasformata in dea ellenica e testimonial del rilancio della 26ma edizione internazionale della rivista di moda dopo sette anni di assenza. Una decisione strategica per il gruppo editoriale Condé Nast, in un contesto socio-economico in piena ripresa. Come nella mitologia, la fenice rinasce dalle sue ceneri. Sulla carta, la Grecia comincia ad uscire dalla crisi. E la generazione dei millennials, che hanno vissuto una vita più povera rispetto a quella dei loro genitori a causa dell’austerità imposta dalla Commissione Europea, è pronta a prendere il sopravvento. A soli 29 anni, Thaleia Karafyllidou è diventata il più giovane caporedattore della storia di Vogue. La giovane, originaria di Salonicco, ha scelto un primo titolo evocativo: “Eyes on the future” (“Occhi puntati sul futuro”). Per la Grecia è venuto il momento di riconnettersi con la moda?

Bella Hadid, star della copertina del nuovo "Vogue Greece" - Vogue

Per dare la nostra opinione, ci siamo recati nella capitale greca in occasione della presentazione del nuovo Vogue greco e della 25ma edizione dell’Athens Xclusive Designers Week (AXDW), svoltasi dal 27 marzo al 2 aprile scorsi. Organizzato dalla CEO Tonia Fouseki, l’evento ha chiuso la stagione delle Settimane della Moda internazionali. Nelle scorse edizioni, la Fashion Week greca aveva potuto contare sulla partecipazione di stelle straniere come Zuhair Murad. Ma questa volta l'attenzione è stata posta sulla promozione e il sostegno della creazione nazionale, all’interno della nazione e al di fuori di essa. I potenziali buyer provenienti da Grecia, Italia o Israele hanno risposto all’appello. Sei giorni e ventisette sfilate di moda per farsi un'idea dello stato del settore.
 
Mode inclusiva allo Zappeion e su Instagram
 
Impossibile parlare della moda greca senza menzionare Vassilis Zoulias. Questo famoso editor di moda ha aperto la propria boutique di alta moda e di moda sposa nel centro storico di Atene nel 2002 e da quel momento è diventato un simbolo nazionale. Nel Giardino Nazionale di Atene, lo stilista ha presentato la sua prima collezione di prêt-à-porter, dalle influenze francesi e costellata di vestiti eleganti e prestigiosi abiti da sera, e impreziosita da cappelli sartoriali di Katerina Karoussos. Le sue modelle hanno condiviso la passerella con i cani dell'associazione “Save a Greek Stray” (“Salva un randagio greco”), per promuovere l'adozione degli animali durante la sfilata.
 
Le iniziative sociali ed inclusive sono state tante durante la Settimana della Moda ateniese. Come altre Fashion Week dalla portata e dall’influenza modeste, l’AXDW ha saputo approfittare della propria libertà, lontana dalle luci della ribalta. Allo Zappeion, il primo edificio costruito per le Olimpiadi moderne, Dimitri Strepkos ha festeggiato il suo decimo anniversario come stilista. Il suo brand Celebrity Skin ha scommesso sulla moda inclusiva con una sfilata mista alla quale hanno partecipato modelli di tutte le età e tutti i tipi di morfologia corporea, alcuni dei quali hanno persino sfilato su una sedia a rotelle. Una modernità e una diversità che si sono trovate nella maggior parte delle sfilate, irradiando una gioia che illuminava le passerelle, come la presentazione della collezione commerciale colorata e fiorita dall’aria bohémienne del marchio Mindy by Iliana’s, o lo show della famosa casa di abiti maschili Giannetos Handmade.

Nel dietro le quinte del défilé di Vassilis Zoulias - AXDW

Dal punto di vista creativo, un’altra stella locale sa come sfruttare il suo interessante potenziale artistico senza sacrificarlo agli aspetti commerciali. Si tratta di Myrto Dramountani, che ha sorpreso con “Illusions”, una collezione dalle forme minimaliste, dai tagli geometrici e dal lavoro 3D su crêpe de Chine, seta e pelle. Invece, gli stilisti Tassos Mitropoulos e Kathy Heydels si sono distinti con abiti da sera che vanno da una femminilità rivendicata ad una fluidità bohémienne più leggera.
 
Ma si è dovuto attendere la chiusura della giornata del 31 marzo per il piatto forte della Fashion Week: la nuova collezione di MI-RO. Per l’occasione, la coppia di creativi composta da Dimitris Mastrokalos e Giannis Raptis ha scelto la Scuola di Belle Arti della Grecia. Uno spazio industriale, regno della street art anticapitalista in risposta ai diktat della zona euro, creando un contrasto col défilé del marchio più in voga del Paese. “È probabilmente il marchio più commerciale e redditizio di tutta la Grecia”, conferma uno dei buyer nazionali. La linea, che ha puntato sul tulle, i volumi oversize, i lustrini e i tagli osé, è parsa una risposta al glamour degli anni ‘80. Una reinterpretazione greca che non ha niente da invidiare alle collezioni da sera di Saint Laurent o Alexandre Vauthier, pensata per sedurre gli influencer e le celebrità ammassate in prima fila, che moltiplicavano i like su Instagram.
 
Un futuro dopo la crisi?
 
Gli ultimi anni sono stati davvero cupi per la Grecia. Nel 2018, dopo otto anni dolorosi di crisi, la nazione è finalmente uscita dal terzo programma di rilancio dell'Unione Europea, che le ha accordato un sostegno finanziario di 98 miliardi di dollari, il quale era stato accettato nel 2015, mentre il tasso di disoccupazione nel paese raggiungeva il 24,4%. Un’ulteriore conseguenza della crisi, che ha determinato un crollo del PIL nazionale del 20% tra il 2008 e il 2014, anno in cui il debito pubblico è arrivato a 316 miliardi di euro, pari al 185% del Prodotto Interno Lordo. “Ci stiamo rialzando, ma ci vorrà del tempo”, rispondono molti passanti quando gli chiediamo se hanno già riscontrato nel loro quotidiano gli effetti dell’uscita dalla crisi. Gli analisti concordano nel dire che ci vorranno circa dieci anni prima che la situazione torni alla normalità. Il Primo Ministro greco Alexis Tsipras ha anche insistito sul fatto che dei miglioramenti nell'economia avrebbe tratto beneficio tutta la popolazione e che si sarebbero tradotti innanzitutto in posti di lavoro. Lo scorso dicembre, il tasso di disoccupazione era ancora del 18% e il salario minimo mensile era solo di 683 euro.

Myrto Dramountani - Autunno-Inverno 2019 - Womenswear - Atene - AXDW

La difficile congiuntura economica ha significativamente influenzato il settore dell’abbigliamento negli ultimi anni. Secondo gli ultimi dati di ICEX, dal 2014 al 2015 il numero di aziende greche attive nel settore della moda è passato da 7.168 a 4.879, crollando in modo drastico. Nel 2017, il Paese dipendeva ancora in gran parte dall’estero, con un tasso di copertura del commercio dell'abbigliamento del 30,23%, e del 20,94% per le calzature. Sempre nel 2017, le esportazioni di vestiti greci valevano 318,75 milioni di euro, contro gli 1,055 miliardi di euro di importazioni, con in testa la Spagna (229 milioni di euro), l’Italia (168 milioni di euro) e la Cina (95 milioni di euro). “Il mercato principale della moda greca è quello locale; per gli stilisti è molto difficile esportare”, sospira Eirini Lykou, buyer per la piattaforma Mystore.
 
Inditex e H&M sono i leader del mercato, con percentuali rispettivamente del 16,4% e del 6,8%. Adidas, Nike, l’azienda greca BSB, Benetton e Calzedonia arrivano dopo, con quote di mercato che vanno dal 3% all’1,9%. Questi dati riflettono bene l'evoluzione del settore, che va verso una struttura sempre più concentrata, a scapito delle piccole imprese. Questo fenomeno è ben visibile su Ermuo, la principale arteria commerciale di Atene, dove si trovano quasi solo marchi stranieri.
 
Tuttavia, nonostante un aumento delle vendite di abbigliamento, con proiezioni intorno al +3% tra 2019 e il 2022, gli analisti prevedono un consumo di abbigliamento a prezzi ridotti, il che fornisce un vantaggio netto alle multinazionali della fast fashion, che approfittano della loro maggiore competitività per ampliare il proprio network di negozi nel Paese. “Attualmente i designer nazionali fanno fatica a vendere in Grecia. È per questo che provano a far diminuire i loro prezzi proponendo delle materie prime meno nobili”, analizza Eirini Lykou, consapevole delle difficoltà incontrate dagli stilisti ellenici che vogliono mantenere un'offerta redditizia e di qualità.

MI-RO - Autunno-Inverno 2019 - Womenswear - Atene - AXDW

Il settore tessile, e soprattutto la produzione di cotone, ha sempre pesato sul bilancio greco. Ma dopo l’inizio della crisi, la produzione di tessuti è sensibilmente calata. Le importazioni aumentano, e rappresentavano un valore di 231,2 milioni di euro nel 2017, riflettendo il dominio della Cina, della Turchia e dell’Italia, che totalizzano il 47% delle quote di mercato. Da parte sua, la produzione del settore calzaturiero, principalmente concentrata ad Atene e Salonicco, negli ultimi anni è diminuita. Nel 2017, si registravano esportazioni per un valore di 106,43 milioni di euro, mentre le importazioni, principalmente da Cina, Belgio e Spagna, hanno raggiunto la somma di 508,15 milioni di euro. Il mercato, come quello dell’abbigliamento, è dominato da grandi aziende come Nike e Adidas, con il 16,7% e il 15,2% di quote di mercato, mentre le aziende greche, come Lemonis F&K e Tsakiris Mallas mostrano solamente un timido 3,6%.
 
Allora quali sono le prospettive per il futuro della moda greca? Il digitale, che guadagna progressivamente terreno con una crescita sostenuta negli ultimi anni (+125% fra il 2014 e il 2016, secondo i dati di ICEX), è una prima traccia di come si evolveranno gli orizzonti futuri. Il secondo asse evolutivo deve essere quello del rafforzamento della qualità e del supporto alle nuove generazioni di designer. “Il lavoro di formazione svolto dalle scuole di design è fondamentale”, commenta il giornalista di Condé Nast International Omi Chowhury, che conosce bene il mercato dopo aver assistito a più riprese all’AXDW. In questa edizione ha accompagnato il lancio del nuovo Voguenel Paese. “Il futuro passa attraverso il supporto ai Paesi emergenti”, insiste. Dopo i lunghi anni di crisi, la Grecia comincia finalmente a vedere la luce in fondo al tunnel, e ora può iniziare ad occuparsi non solo del suo futuro più immediato, ma della creazione di una competitiva scena fashion locale. Una cosa impensabile dieci anni fa.

Versione italiana di Gianluca Bolelli

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