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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
6 apr 2021
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Giorgio Armani si dice pronto ad allearsi a un partner

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
6 apr 2021

Il mercato italiano del lusso è più che mai al centro di vivaci speculazioni. Dopo che Dolce & Gabbana ha smentito questo martedì qualsiasi contatto con Kering, pur dichiarandosi aperto ad aggregarsi “a un progetto italiano più ampio”, Giorgio Armani lascia invece intendere per la prima volta di presagire un’eventuale alleanza fra il suo gruppo e un investitore.

Giorgio Armani - DR


L'informazione è tanto più sorprendente in quanto il couturier, dell’età di 86 anni, finora aveva sempre assicurato che la sua casa di moda sarebbe rimasta indipendente. In un ritratto che gli dedica Vogue USA, lo stilista piacentino riconosce che questo principio di indipendenza “non è così strettamente necessario” e che diventa possibile considerare “di pensare a un legame con un’importante azienda italiana”, non necessariamente del settore della moda.
 
Senza fornire maggori dettagli, il designer indica solamente “che un acquirente francese non è preso in considerazione”. Via dunque LVMH o Kering. Stando così le cose, gli sguardi si spostano perentoriamente verso Exor, la holding della famiglia Agnelli, che ha appena acquisito una quota del 24% del capitale sociale del famoso marchio di calzature Christian Louboutin e che a fine 2020 si è impadronita di Shang Xia, la griffe cinese di lusso creata nel 2010 dalla stilista Jiang Qiong Er in partnership con Hermès.

Oltre ad essere italiana e a non essere impegnata direttamente nella moda, la società, che è soprattutto l’azionista di controllo del costruttore automobilistico Stellantis e di Ferrari, ma anche del gruppo editoriale The Economist e del club calcistico della Juventus di Torino, sembra disporre della forza economica sufficiente per condurre un'operazione di tale grandezza. Il gruppo Giorgio Armani ha realizzato nel 2019 un giro d’affari di 2,158 miliardi di euro.
 
Per predisporre la sua successione, il couturier italiano ha creato nel 2016 una fondazione a suo nome nella quale, come spiegava a fine 2017 in un’intervista al Corriere della Sera, intendeva trasferire una parte delle azioni della holding di controllo del suo gruppo per prevenire qualsiasi rischio di acquisizione esterna o di un eventuale smantellamento della sua azienda. Il piano di Armani, come ha confermato lui stesso a Vogue USA, era di “trasmettere gran parte del business alla sua famiglia”.
 
Giorgio Armani, che non ha figli, ha due nipoti, Roberta e Silvana Armani, che lavorano nel suo gruppo. Il suo altro nipote maschio, Andrea Camerana (che fa anche parte della famiglia Agnelli) designato un tempo come l’erede dello stilista, ha lasciato l’azienda nel 2014. A questi s’aggiunge il suo assistente di lunga data Pantaleo Dell'Orco. Il re della moda li ha sempre designati come suoi potenziali successori. Però, come ha precisato al magazine, “manca colui che decide, non c'è ancora il boss”.

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