Ginevra Elkann entra nel CdA di Kering

È l'anglo-italiana Ginevra Elkann ad aggiudicarsi un posto nel consiglio di amministrazione del gruppo francese Kering, rimasto vacante dopo le dimissioni rassegnate lo scorso luglio da Laurence Boone, approdata all’OCSE come capo economista.

Ginevra Elkann
 
Con questa nomina, che sarà sottoposta agli azionisti per l'approvazione in occasione della prossima assemblea generale annuale di Kering, in calendario il 24 aprile 2019, il CdA del gruppo del lusso torna a contare 11 membri, di cui 7 donne.
 
Classe 1979, discendente di un’importante famiglia di industriali Italiani (è la nipote di Gianni Agnelli, ndr.), Ginevra Elkann è nata a Londra ed ha studiato tra le capitali del Regno Unito e della Francia, laureandosi sia presso l'American University of Paris che alla London Film School.
 
La manager vanta quindi un background creativo, che condivide con il fratello, Lapo Elkann, rampollo di casa Agnelli e fondatore del marchio di occhialeria Italian Independent.
 
Oggi Ginevra Elkann presiede due società di produzione e distribuzione cinematografica, Asmara Films (da lei fondata nel 2010) e Good Films. Tra le altre cariche attualmente detenute spiccano la presidenza della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli a Torino e il ruolo da consigliere nel CdA della società Exor. Infine, è anche membro dell'advisory board della celebre casa d’aste Christie's e membro dell'American Academy di Roma.
 
"La sua carriera internazionale e la sua apertura culturale saranno risorse significative e complementari, arricchendo le attività del nostro Consiglio di amministrazione", ha dichiarato François-Henri Pinault, presidente e amministratore delegato di Kering.
 
Con un portafoglio marchi selezionato e di grande prestigio, che annovera alcune delle griffe del lusso più desiderate a livello globale (Saint Laurent, Bottega Veneta, Balenciaga solo per citarne alcune), Kering sta impressionando il settore per i tassi di crescita registrati nelle ultime trimestrali (+27,5% nel periodo luglio-settembre a 3,4 miliardi di euro), per lo più dovuti al campione della sua “scuderia”, Gucci.

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