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Pubblicato il
15 mar 2011
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Giappone: i professionisti fra inquietudine e mobilitazione

Pubblicato il
15 mar 2011


Folla ammassata nella stazione di Akihabara (Tokyo) lunedì 14 marzo, mentre i trasporti pubblici nella capitale rimangono limitati - Foto: AFP
Mentre inizia la dolorosa fase di lutto nazionale, i professionisti giapponesi stanno scoprendo pian piano le conseguenze del sisma dell'11 marzo. E mentre le aziende straniere rimpatriano le proprie équipe o stanno ancora tentando di contattarle, sul posto il terrore ha lasciato spazio all'inquietudine.

Si attendono nuove scosse su Tokyo, mentre continua il rischio di esplosione nucleare a Nord della capitale; intanto, numerose aziende nell'ultimo week-end hanno fatto tornare in patria i loro collaboratori. Comptoir des Cotonniers ha rimpatriato “d'urgenza” una quindicina di impiegati della sua sede giapponese. La “Vantan Design Institute fashion/beauty School” di Tokyo sembra per fortuna essere stata risparmiata dal terremoto.

Il sisma è avvento a pochi giorni di distanza dal lancio della Japan Fashion Week di Tokyo, che doveva presentare più di 35 collezioni autunno-inverno 2011/2012 fra il 21 e il 25 marzo prossimi. L’evento è stato logicamente annullato dagli organizzatori.

Un'industria indebolita ma che si sta mobilitando

Di fronte all'importanza del dramma, le aziende giapponesi non hanno esitato a mobilitarsi. Il gigante dell'abbigliamento Fast Retailing, proprietario soprattutto di Uniqlo e di Comptoir des Cotonniers, verserà infatti un miliardo di yen alla Croce Rossa per sostenere le regioni del Nord-Est, quelle maggiormente colpite. Il gruppo vuole anche inviare 300.000 fra maglioni, cappotti e jeans alle vittime spogliate dei loro beni dallo tsunami. Il gruppo cosmetico Shiseido annuncia da parte sua un dono di 100 milioni di yen, oltre a 30.000 bottigliette di saponi, shampoo e disinfettanti. I gruppi cosmetici Unicharme e Kaoh vogliono invece rifornire gli organismi di carità di prodotti per bambini, secondo il quotidiano economico “Nikkei”.

Anche le industrie mobilitatesi sono state comunque interessate dal sisma. Shiseido ha dovuto stoppare uno dei suoi principali centri produttivi, pesantemente danneggiato, annunciando diversi problemi di stock. Altre due fabbriche dovrebbero chiudere per risparmiare energia, così come uno stabilimento del gruppo Kaoh. Alcune società non hanno ancora reagito agli avvenimenti. Le aziende tessili Renown Incorporated e Sanei International stanno aspettando che i loro dirigenti possano tornare nei propri uffici. I gruppi di abbigliamento Onward Kashiyama e Sanyou Syoukai stanno invece cercando di contattare i loro clienti.

I primi effetti economici

Dopo il bilancio di vite umane perse (purtroppo ancora parziale), sta scoccando l'ora del bilancio economico della tragedia. Le Borse ne stanno fornendo già in queste ore un primo quadro essenziale e preoccupante, soprattutto nel Lusso, visto che il Giappone pesa dall'11 al 15 % sui 180 miliardi di euro delle vendite globali del settore, secondo i dati forniti dal broker CM-CIC Securities.

LVMH realizza il 16% delle proprie vendite nell'arcipelago nipponico, con Louis Vuitton che vi realizza addirittura il 20% della sua attività, mentre Hermès o l'inglese Burberry ottengono in Giappone il 19% del fatturato e la nostra Bulgari il 16%, così come il gruppo PPR.

Ecco allora che già lunedì, alla Borsa di Parigi, LVMH e Hermès avevano concluso in calo di più del 3% e PPR aveva ceduto quasi il 2,5%. Alla Borsa di Londra invece, il calo maggiore è stato quello del gruppo Burberry, la cui azione ha perso, sempre lunedì, il 5,4% del suo valore. In Svizzera, il gigante Richemont era già calato dell'1,73%. E in Italia, Tod's dello 0,66%.

Questa mattina, LVMH (Louis Vuitton, Givenchy, Moët et Chandon...) perdeva il 6,20%, PPR (Gucci, Balenciaga, Yves Saint Laurent...) il 6,22% ed Hermès il 2,29%.

Medesima constatazione anche sulle altre Borse europee: l'inglese Burberry perdeva il 7,03%, le svizzere Richemont (Cartier, Mont-Blanc, Chloé...) il 7,05% e Swatch il 6,31%.

La crisi nipponica ormai non si può più solamente definire un sisma seguito da uno tsunami, ma questo martedì si è aggravata, trasformandosi in vero e proprio disastro nucleare. Delle esplosioni si sono infatti verificate ieri nei reattori 1 e 3 della centrale di Fukushima, mentre oggi è stata la volta prima del reattore 2 e ora del 4 (quest'ultimo utilizzato da tempo come deposito di scorie...).

Gli esperti francesi inviati sul territorio del Sol Levante stanno rilevando squarci fino a 8 metri d'ampiezza apertisi nelle mura di contenimento dei reattori, che i tecnici giapponesi non riescono più a raffreddare, perché il sistema di emergenza è stato irreparabilmente danneggiato dal terremoto.

La situazione in Giappone si è dunque aggravata e la città di Tokyo (dove si trovano le più grandi aziende di lusso, Ndr) pare sia già stata raggiunta da radiazioni che sono arrivate a un livello di 10 volte superiore al normale. “Questo fatto impatterà, è ovvio, in maniera diretta sui consumi", ha detto Yves Marcais, analista azionario di Global Equities.

"Ci sono moltissime incertezze. La crisi giapponese sarà senza dubbio più lunga di quanto si prevedeva all'inizio, è per questa ragione che il settore sta perdendo ancora di più in questa sessione borsistica rispetto a quella del giorno prima", nota Renaud Murail, gestore di azioni da Barclays.

Di Matthieu Guinebault (Versione italiana di Gianluca Bolelli)

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