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Pubblicità

Gianni Bracciani: 89 anni in mezzo alle piume

Di
AFP
Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
today 6 dic 2019
Tempo di lettura
access_time 3 minuti
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La sua vita l’ha passata in mezzo alle piume. E a 89 anni l’artigiano italiano Gianni Bracciani ha sempre gli occhi che gli luccicano quando cammina nel suo laboratorio, dove piccole mani laboriose sono impegnate attivamente nella creazione di pezzi per le grandi case di moda.

Gianni Bracciani - AFP


Angelina Jolie, Hilary Swank, Céline Dion, Naomi Campbell o Jennifer Lopez hanno sfoggiato sui red carpet le sue creazioni concepite in collaborazione con le griffe più celebri, ma che per motivi di riservatezza non vuole nominare.
 
Nonostante la sua età, Gianni è presente ogni giorno al fianco di sua figlia Emanuela, 51 anni, per creare, interagire con i fornitori o anche... passare la scopa. “Le piume per me sono una passione”, confida l’ultraottantenne dagli espressivi occhi azzurri, che non ha nessuna voglia di andare in pensione.

Lui che nelle piume ci è quasi nato dentro. L'origine dell’azienda risale al 1883, quando suo nonno comincia ad importare da Parigi dei capi d’alta moda, e poi delle piume, che vende in Italia soprattutto a produttori di cappelli e calzature. Suo padre continua l'avventura, e lui stesso, all'età di 15 anni, si unisce al papà, visto che la scuola non lo appassionava molto. Prima si occupa di confezionare i pacchetti, poi il padre lo manda a cercare clienti in Europa, specialmente in Francia.
 
Quando prende le redini dell'azienda con sua moglie Lucia, decide di focalizzarla verso l'abbigliamento. Grandi marchi italiani, francesi, inglesi, americani gli passano rapidamente ordini.
 
Con i suoi metri di tessuto e le sue piume colorate, l'atelier “Bracciani Piume”, situato a Santo Stefano Ticino, a una trentina di chilometri da Milano, somiglia a una caverna di Ali Babà. “Qui è come una famiglia”, dice una delle nove dipendenti, Dani, 62 anni, 40 dei quali trascorsi in azienda. Appoggiandosi sopra la sua spalla, Gianni le sussurra un paio di consigli mentre lei incolla a mano delle piume nere di struzzo su un'elegante minigonna.
 
Accanto a loro, una macchina soffia delle piume dentro a pezzi di tessuto che saranno assemblati per creare piumini di lusso. Una seconda attività la cui idea è balenata in mente a Gianni una quarantina d’anni fa quando uno dei suoi compagni di viaggio si strappò la giacca mentre si trovavano sulla cima alpina del Gran Paradiso (4061 metri s.l.m.).
 
“Usiamo piume d'oca provenienti dalla Siberia. Altre aziende usano piume riciclate, che sono già state utilizzate, ma noi lavoriamo solo con piume vergini. Vogliamo solo il meglio”, spiega Gianni, i cui cappotti vengono esportati in Russia, Giappone o Cina.
 
L'atelier crea anche i pennacchi dei carabinieri italiani. E in passato ha ricevuto anche delle richieste stravaganti, come quella ballerina che voleva un letto fatto tutto di piume...
 
Quando gli si chiede se a 89 anni non sia stanco, Gianni Bracciani annuisce: “Sì, sono molto stanco, ma mi piace creare, realizzare ciò che i miei clienti mi chiedono”.
 
Lui, che dorme molto poco e fu un notevole sportivo (sci alpinismo, immersioni in apnea...), è un vero creativo: ha inventato una decina di macchine per tingere o lavorare le piume, e ha sviluppato “2.200 ricette” per colorarle.
 
“Il problema è trovare la materia prima; è sempre più difficile reperire piume di buona qualità”, spiega Bracciani. Perché un gallo abbia delle belle piume ci vogliono infatti quasi due anni. A causa degli allevamenti intensivi, gli uccelli vengono spesso uccisi prima che le piume abbiano potuto crescere correttamente, fatto che ha determinato un aumento dei prezzi.
 
Le piume sono tagliate sugli struzzi perché ricrescono, o prelevate da uccelli macellati per il consumo alimentare. Nessun animale viene ucciso appositamente per le sue piume, nel rispetto dei trattati internazionali, insiste Gianni.
 
Il futuro dell’azienda, che realizza un fatturato di 2 milioni di euro l’anno, lo vede con ottimismo, grazie a sua figlia. “Lavorare con mio padre è incredibilmente divertente, ma anche estremamente faticoso. È un creativo, inizia molte cose, ma raramente le porta a termine”, racconta una sorridente Emanuela, che è colei che s’incarica della responsabilità di portare le idee a una conclusione positiva, come faceva la madre fino alla sua scomparsa tre anni fa.
 
Tuttavia, nonostante le difficoltà, anche lei ha questa passione dentro e spera che anche suo figlio di 17 anni la farà sua.

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