Gap è il primo marchio di vestiti americano a produrre Made in Birmania

Il gigante dell'abbigliamento Gap diventerà il primo marchio americano a produrre vestiti “Made in Birmania”, ha dichiarato l'ambasciata statunitense a Rangoon, a più di dieci anni di distanza dall'imposizione di varie sanzioni da parte degli States, che avevano particolarmente colpito il settore del tessile-abbigliamento locale.
Campagna pubblicitaria Gap, primavera 2014

Dopo lo scioglimento della giunta nel 2011, il governo quasi-civile ha lanciato delle riforme straordinarie, che hanno consentito di giungere alla revoca delle maggior parte delle sanzioni occidentali. Il marchio USA Gap venderà prodotti realizzati in due stabilimenti di Rangoon a partire da quest'estate, ultimo segnale in ordine di tempo dell'apertura al mondo di un Paese dall'economia devastata da quasi mezzo secolo di dittatura militare.

"L'industria tessile è pronta a diventare una fonte importante di posti di lavoro, di esportazioni e di opportunità per gli abitanti di questo Paese", ha dichiarato l'ambasciata in un comunicato. Gap condurrà, in collaborazione con l'agenzia statunitense per lo sviluppo USAID, un progetto di formazione delle donne, che sono la maggioranza tra i lavoratori tessili. "Entrando in Birmania, speriamo di aiutare ad accelerare la crescita economica e sociale di questa nazione", ha commentato Wilma Wallace, una responsabile di Gap.

Le esportazioni di prodotti tessili, che avevano raggiunto il picco di 850 milioni di dollari nel 2001, erano calate dopo l'imposizione delle sanzioni americane nel 2003, in risposta alla nuova detenzione in carcere dell'oppositrice del regime Aung San Suu Kyi, secondo i dati forniti all'epoca dal settore.

Le riforme economiche e politiche avviate in questi ultimi anni hanno fatto nascere la speranza per un rilancio dell'economia di uno dei Paesi più poveri del mondo. La Birmania, ricca di risorse naturali e forte di una popolazione di 60 milioni di abitanti, stuzzica anche l'appetito degli investitori stranieri.

Varie importanti aziende degli States, come Coca Cola e Pepsi, Chevrolet e Ford, hanno già ufficialmente ricominciato a vendere alcuni loro prodotti nel Paese. Le esportazioni statunitensi verso la Birmania sono cresciute dai 9,8 milioni di dollari nel 2010 ai 145,7 milioni del 2013, mentre le importazioni della Birmania sono passate da zero nel 2012 a 30,1 milioni l'anno scorso.

Il comunicato dell'ambasciata, pubblicato dopo la firma della partnership fra USAID e Gap sabato scorso, sottolinea che il marchio statunitense si assicurerà che le due fabbriche rispettino i diritti dell'uomo e gli standard internazionali delle condizioni di lavoro. Il settore tessile è stato molto criticato in questi ultimi anni in Asia, ed è sempre sotto i riflettori, a causa delle preoccupazioni circa la sicurezza e le condizioni in cui sono spesso costretti a lavorare gli operatori che producono per vari grandi marchi internazionali.

Versione italiana di Gianluca Bolelli; fonte: AFP

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