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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
11 nov 2020
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Furla USA ricorre al Chapter 11 a causa delle chiusure di negozi per il Covid

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
11 nov 2020

La filiale statunitense del marchio bolognese di accessori di lusso Furla ha presentato istanza di fallimento secondo il Chapter 11 della legge locale a causa dell'impatto negativo della pandemia di Covid-19 sulle vendite.

Furla è presente negli Stati Uniti dal 1989 - Instagram: @furla


Furla non intende lasciare definitivamente il mercato statunitense, ma sta cercando di ristrutturare le proprie operazioni nel Paese per posizionarsi al meglio per la crescita futura.
 
“Sebbene [Furla USA] ritenga che il suo principale modello di business sia solido e si aspetti che il volume delle vendite aumenti con il contrarsi della pandemia di Covid-19, la sostanziale incertezza sulla durata della stessa e sui suoi effetti economici nel tempo rendono improbabile un rapido ritorno ai livelli di vendita pre-pandemici”, ha scritto la CEO di Furla USA, Elena Moncigoli, nei documenti depositati presso il tribunale fallimentare di New York.

La Moncigoli sottolinea poi il conseguente “sforzo”, compiuto dalla controllata statunitense del marchio fondato nel 1927 a Bologna dalla famiglia Furlanetto “per riorganizzare il proprio bilancio e preservare e massimizzare il valore per tutti gli stakeholder”.
 
I documenti depositati presso il tribunale da Furla USA forniscono anche ulteriori dettagli sui motivi della richiesta effettuata dalla società per accedere al Chapter 11. Pare che il marchio stesse già soffrendo da alcuni anni del diminuito traffico di clienti nei suoi punti vendita, ma che la pandemia di coronavirus abbia esacerbato il problema, costringendo la società a chiudere temporaneamente le sue boutique negli Stati Uniti a marzo, e successivamente a ridurre la circolazione al loro interno quando hanno riaperto.
 
Furla attualmente gestisce 14 negozi negli States, otto dei quali sono outlet. Il marchio felsineo ha avuto problemi in particolare negli store di Indianapolis e Boston, che si affidano più alla clientela locale che agli acquisti dei turisti. Nell’ambito della procedura fallimentare, la società ha in programma di chiudere quattro negozi fisici, che sarebbero quelli nell’Aventura Mall di Miami, nel Roosevelt Field Mall di Long Island, nel centro Houston Premium Outlets di Cypress in Texas, e in Copley Place a Boston.
 
I ricavi nel retail brick & mortar hanno rappresentato 22 milioni di dollari (18,6 milioni di euro) per Furla lo scorso anno, pari a quasi il 60% delle vendite nette di Furla USA. Le vendite nel wholesale sono state di 13 milioni di dollari (11 milioni di euro), rappresentando un altro 35% del totale annuale, mentre le vendite nell’e-commerce sono state pari a 2,8 milioni di dollari (2,37 milioni di euro), rappresentando solo il 7% circa dei ricavi dell'azienda negli States.
 
Il marchio è quindi fortemente dipendente dalle sue attività commerciali all'ingrosso e dal retail fisico, entrambi segmenti d’attività pesntemente impattati dalle chiusure di negozi legate alla crisi sanitaria.
 
Oltre a chiudere temporaneamente i propri negozi e a tentare di negoziare sgravi negli affitti con i proprietari, Furla USA ha anche licenziato 90 dipendenti quando è stata colpita dalle conseguenze del coronavirus, una cifra che la società all'epoca ha definito “la maggioranza della sua forza lavoro”. Secondo la documentazione processuale, il retailer ha attualmente 34 dipendenti a tempo pieno e 17 dipendenti a tempo parziale.
 
Prima della pandemia di coronavirus, Furla USA aveva già adottato misure per ridurre i costi attraverso una strategia incentrata sullo sviluppo delle proprie capacità nell’e-commerce e della rete wholesale, sforzi che presumibilmente continueranno ad essere i pilastri centrali nei piani dell'azienda per il futuro.
 
Furla è entrata nel mercato statunitense nel 1989 e attualmente possiede circa 500 negozi worldwide.

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