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Francesca Bellettini (Saint Laurent): “La prima persona che chiamo quando devo prendere una grande decisione è Vaccarello”

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
25 nov 2019
Tempo di lettura
5 minuti
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“Ho capito sin da piccola che volevo dirigere un'azienda. E grazie a Dio nessuno mi ha mai detto che non potevo riuscirci”, spiega con aplomb l’italiana Francesca Bellettini. Laureata all’Università Bocconi di Milano, la manager cesenate è stata responsabile delle operazioni per Helmut Lang, dopo una prima parte di carriera nella finanza presso Goldman Sachs. “La moda è arrivata dopo”, sorride. La dirigente vanta una robusta esperienza all’interno del gruppo Kering, dove è passata da Gucci a Bottega Veneta, prima di prendere le redini di Saint Laurent. Nel 2013 viene nominata PDG dell’iconica maison, quando ancora si chiamava Yves Saint Laurent. A quel tempo, le vendite annuali dell'azienda erano di 557 milioni di euro e Hedi Slimane era il responsabile del design. Cinque anni più tardi, il marchio chiude l’ultimo esercizio con un fatturato di 1,744 miliardi di euro, e il direttore artistico è Anthony Vaccarello. Un modello di successo sul quale Francesca Bellettini è tornata nel suo intervento al Vogue Fashion Festival.

La dirigente italiana ha espresso il suo punto di vista su management, identità di marca e patrimonio culturale di Yves Saint Laurent - Jean Picon / Vogue Fashion Festival


“Non cercare di imitare Yves”, l’avvertì Pierre Bergé non appena arrivò nella griffe francese. “È il primo consiglio che m’ha dato. Rispettare l’heritage, ma non copiarlo”, ricorda. “Si deve imparare fino a fare propria la storia del marchio e poi esprimerla in modo autentico. Bisogna farlo in maniera moderna e contemporanea, nessuno vuole dare l'impressione di rimanere indietro”, spiega. Il patrimonio culturale pesa molto nella storia di questa casa fondata nel 1961. La Bellettini aggiunge: “Quando si lavora per un marchio con una storia simile, si corre il rischio di restarci invischiati e rimanere troppo ancorati al passato”.
 
Per evitare questa trappola, il marchio si è riposizionato all'arrivo di Hedi Slimane nel 2012. Da quel momento, Yves Saint Laurent non ha cambiato solo il nome, ma il logo, si è dotato di un universo più rock’n’roll e ha anche viaggiato fino al Sunset Boulevard. E le vendite sono semplicemente esplose. Quattro anni dopo, Anthony Vaccarello ha lasciato Versus Versace per sostituire Hedi Slimane. E da allora le vendite non hanno smesso di aumentare. “Al mio arrivo ho realizzato che Saint Laurent aveva molte caratteristiche di cui potevamo avvalerci per andare ancora più lontano nello sviluppo del marchio. Dobbiamo saper percepire ciò che fa parte del nostro tempo, interpretarlo e ritrascriverlo, ma rispettando nel contempo i valori di Saint Laurent: libertà d’espressione, raffinatezza, desiderio… che è esattamente quanto Anthony Vaccarello è riuscito a fare. Qualunque cosa faccia, è sempre estremamente contemporaneo, anche nei suoi riferimenti al passato”, spiega Francesca Bellettini.

Francesca Bellettini è la PDG di Saint Laurent da luglio 2013 - Nico / Saint Laurent


Le priorità della dirigente di Cesena sono chiare. “Mettere la creatività al centro del marchio è fondamentale. Questo fattore viene prima delle strategie, è ciò che fa sognare le persone”, afferma, sottolineando che “ciò non vale per tutti i marchi di lusso, ma è indispensabile per Saint Laurent. Non esiste altra soluzione, perché fa parte del DNA del marchio. Sono contenta di lavorare in un gruppo che ci sostiene e incoraggia a proseguire su questa strada”. Per Francesca Bellettini, la fiducia è essenziale in questo processo. “Il nemico numero uno della creatività è la paura. Quando abbiamo paura di fallire, inciampiamo in tutti gli ostacoli”, afferma.

Questi principi, Francesca Bellettini li applica ovviamente al suo lavoro con il direttore creativo della maison. “Ho un rapporto molto genuino con lui, è il mio compagno di viaggio. Spetta a noi due la responsabilità del successo dell’azienda”, sottolinea, andando anche oltre: “Vaccarello è la prima persona che chiamo quando bisogna prendere una grande decisione per il marchio, che abbia a che fare o no con i risultati. Il nostro rapporto si basa al 100% su fiducia e rispetto. Non sono il tipo di CEO che controlla (apertamente o meno) ciò che fa Vaccarello, perché genererebbe paura, e questo è uno dei grandi problemi della moda”, assicura, molto fiera della singolarità e delle originalità che il designer porta in società. “Penso che sia troppo facile criticare tutto ciò che esce dai sentieri battuti. Credo nella libertà di espressione, mi piace l'originalità e detesto la standardizzazione. Non cerco il politicamente corretto. Il puritanesimo cammina di pari passo con la standardizzazione e sono convinta che dobbiamo allontanarci da tutto questo”, continua.
 
Per la Chief Executive, questi valori si applicano a tutti i livelli da Saint Laurent. “In un'azienda è essenziale promuovere una cultura in linea con i valori del marchio. Per costruire tale cultura è necessario adottare un comportamento in armonia con ciò che si difende. Sennò si manca d’autenticità”, sottolinea. Secondo lei è necessario dare il buon esempio e trasmettere questi valori internamente. “Quando arrivo in ufficio, mi metto sempre il telefono in tasca”, sostiene. Poi saluta sempre la sua équipe quando arriva al mattino, come farebbe un commesso in negozio. In più, Francesca Bellettini ha organizzato molti progetti di coesione dei team, come seminari o viaggi aziendali a Parigi o Marrakech. “Sono felice quando i nostri dipendenti diventano i nostri ‘ambasciatori’. Per me è un indicatore molto chiaro dello stato di salute dell'azienda”, insiste. Anche la formazione del personale fa parte delle sue priorità.

La Torre Eiffel è diventata la passerella delle ultime sfilate di Saint Laurent - Saint Laurent


E cosa pensa, come donna forte dell’industria, del femminismo? “Ho un rapporto complicato con il termine ‘empowerment’”, afferma con il consueto garbo, non identificandosi con alcune delle sue connotazioni. "Per me ciò significa che qualcuno ci concede il potere. Preferisco la parola liberazione: implica che l’iniziativa viene da me, che ho il potere di decidere chi voglio essere”, puntualizza. Il suo discorso non sembra improvvisato. “Penso che la liberazione venga prima di tutto dall'interno e poi… è molto importante non circondarsi di persone che ci abbattono. Io ho avuto fortuna. Dalla mia famiglia fino a François-Henri Pinault. È una persona che non discrimina le donne. Quando assegna una posizione lavorativa, si basa sulle competenze per affidarla alla persona adeguata”, si rallegra. E dedica anche alcune parole a Yves Saint Laurent: “Proponendo alle donne di mettersi uno smoking invece di un abito per un evento, non ha dato loro il potere, ma gli ha offerto nuove possibilità”, spiega.
 
In ogni caso, Francesca Bellettini ha saputo cogliere le opportunità che le si presentavano. Per concludere afferma: “Noi non lavoriamo per piacere, ma per ottenere risultati”. Per il momento, la scommessa di Kering sembra aver portato frutti.

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