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Fmi taglia Pil dell'Italia a -12,8% nel 2020

Di
Ansa
Pubblicato il
25 giu 2020
Tempo di lettura
3 minuti
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Una recessione più profonda delle attese, la "peggiore dalla Grande Depressione", seguita da una ripresa molto incerta. Il Fondo Monetario Internazionale è pessimista sullo stato di salute dell'economia globale con il coronavirus che rischia di presentare un conto da oltre 12mila miliardi di dollari per il 2020 e il 2021. E di aver un impatto "catastrofico" sul mercato del lavoro.

Il logo del Fondo Monetario Internazionale


Dalla brusca frenata economica non si salva nessuno, neanche l'Italia. Il Pil del Belpaese è previsto contrarsi quest'anno del 12,8%, quindi decisamente di più rispetto al -9,1% stimato solo in aprile. Una contrazione che ha ripercussioni sui conti pubblici: il debito è atteso schizzare dal 134,8% del 2019 al 166,1% del Pil nel 2020, con un deficit in deciso peggioramento al 12,7% (la stima era all'8,3% in aprile). La ripresa è prevista per il 2021, quando l'economia crescerà più delle attese segnando un +6,3%, ovvero 1,5 punti percentuali in più rispetto alle stime di aprile, con un impatto positivo sul debito e del deficit, previsti scendere rispettivamente al 161,9% e al 7%.

Ma l'Italia non è un caso unico. Lanciando l'allarme debito a livello globale - è atteso ai massimi di sempre, superiori anche al post Seconda Guerra Mondiale -, il Fondo taglia le stime per tutti i Paesi: l'unica economia che quest'anno chiuderà con il segno più è la Cina, il cui Pil è atteso crescere dell'1%, ovvero 0,2 punti in meno rispetto ad aprile. Per l'economia mondiale è attesa una contrazione del 4,9% nel 2020 (-3% la stima di aprile), e una ripresa al +5,4% nel 2021. Peggio delle attese anche Eurolandia e Stati Uniti: l'area euro si contrae quest'anno del 10,2%, mentre gli States dell'8%.

Il quadro tratteggiato dal Fmi mostra le profonde cicatrici che il coronavirus sta lasciando sull'economia mondiale e sulla popolazione. Il Fondo parla infatti di un effetto "catastrofico" del virus sul mercato del lavoro e cita i dati dell'Organizzazione Mondiale del Lavoro: il calo delle ore lavorate nel primo trimestre rispetto al quarto trimestre del 2019 equivale alla perdita di 130 milioni di posti di lavoro. Il calo del secondo trimestre equivale a 300 milioni di posti. A pagare il prezzo più caro sono i "lavoratori poco qualificati che non hanno l'opzione di lavorare da casa" e le donne appartenenti ai gruppi demografici a basso reddito. L'impatto sarà particolarmente forte anche nelle famiglie a più basso reddito mettendo in "pericolo i significativi progressi fatti" nel ridurre la povertà dagli anni 1990. Negli ultimi anni la quota della popolazione che vive in estrema povertà con meno di 1,90 dollari al giorno è scesa sotto il 10% dal 35% del 1990 ma la contrazione delle economie in via di sviluppo a causa del coronavirus rischia di vanificare i progressi e aumentare le disuguaglianze.

"C'è un elevato grado di incertezza sulle stime sia al rialzo sia al ribasso", avverte Gita Gopinath, il capo economista del Fondo. Nel caso di "buone notizie sul fronte dei vaccini, delle cure e di ulteriori aiuti pubblici" allora la ripresa potrebbe essere "più veloce". "Ulteriori ondate di infezioni" potrebbero invece rallentare la spesa dei consumatori e causare una "stretta delle condizioni finanziarie", con conseguenti problemi sul debito, spiega Gopinath che, in un'intervista a Bloomberg, osserva come un'eventuale seconda ondata potrebbe tradursi in una crescita zero per il 2021.

"Senza una soluzione per il virus, l'outlook resta molto incerto", dice. Da qui l'invito alla politica a "restare vigile" e adeguarsi a uno scenario in evoluzione. Gli aiuti pubblici per oltre 10mila miliardi di dollari stanziati a sostegno dell'economia mondiale hanno attutito il colpo del coronavirus e possono essere considerati un "investimento che i governi devono fare ora" nel tentativo di assicurare una ripresa sostenuta.

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