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28 ott 2021
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Flavio Sciuccati (Ambrosetti): “La sostenibilità non deve essere un fattore competitivo”

Pubblicato il
28 ott 2021

“A proposito di sostenibilità, la partita si gioca sulle filiere ed occorreranno dai 20 ai 30 miliardi di investimento per adeguarsi agli obiettivi richiesti”, ha affermato Flavio Sciuccati, Senior Partner, Company Shareholder e membro del board di The European House Ambrosetti. L’esperto è intervenuto alla seconda giornata del Milano Fashion Global Summit 2021, che si interroga su quale sarà il futuro ruolo e valore degli anni ’20 di questo secolo e se ci troveremo nuovamente di fronte, come un secolo fa, ad altri “Roaring Twenties” (“Anni Ruggenti”). Ma soprattutto, chi ruggirà in questi prossimi due decenni in un mondo fashion ripartito nel segno di una sostenibilità e una digitalizzazione sempre più spinte?

Flavio Sciuccati - The European House – Ambrosetti


L’80% di questi investimenti riguardano, secondo l’osservatorio sul fintech di Ambrosetti, i materiali, i processi di confezione, assemblaggio e nobilitazione e l’investire su tecnologie e materie prime che tengano conto della fine del ciclo di vita di un prodotto, ovvero che siano circolabili.
 
“Gli ambiti principali su cui la filiera deve concentrarsi sono i materiali, i processi e l’animal welfare”, dice Sciuccati. “Quest’ultimo è l’aspetto su cui l’Italia è più indietro e gli USA più all’avanguardia. Considerando che l’industria conciaria, ad esempio, costituisce uno dei fiori all’occhiello del Made in Italy, è vero che molte aziende si stanno certificando GOTS, B Corp o simili, ma occorre essere davvero trasparenti e fare di più per il benessere degli animali nei cicli produttivi”, afferma.

L’urgente bisogno che i player della moda si impegnino per una reale sostenibilità si congiunge con il tema delle aggregazioni, già evocato da Patrizio Bertelli di Prada durante il Milano Global Fashion Summit (MGFS). “Si tratta di un tema inevitabile che interesserà molto la filiera, intersecandosi con quello delle dimensioni delle società e con i due grandi temi legati al digitale: multicanalità e phygital”, sostiene Flavio Sciuccati.
 
L’esperto di Ambrosetti si definisce “sulla linea Marenzi”. Ovvero nel New Normal “non serve a nessuno fare della sostenibilità un fattore competitivo, anche se sembra che i 2/3 dei consumatori sarebbero disposti a pagare di più per comprare capi sostenibili”, prosegue. “Ammesso che sia vero, la sostenibilità andrebbe affrontata quasi come una moratoria, nel senso che le aziende devono urgentemente mettersi a posto in questo ambito nei prossimi anni. Molto è stato lasciato nelle mani dei grandi brand, ma ahimé la sostenibilità è complicata, legata com’è ad industria, processi e materiali. Ad oggi le aziende si sono mosse in modo un po’ disordinato in un sistema in cui le certificazioni hanno proliferato, un po’ una giungla”. Ora però, secondo Sciuccati, “tutto va riportato alla normalità e ogni azienda deve aggiornare le proprie certificazioni, perché lo chiede non il business, ma il genere umano”.
 
Prendendo come riferimento gli Accordi di Parigi ad orizzonte 2030, la moda è in effetti notevolmente in ritardo in questo ambito. L’obiettivo di un massimo di emissioni per 1.110 milioni di tonnellate di CO2 è attualmente sforato di oltre il doppio, ha ricordato Sciuccati, anticipando in chiusura che l’anno prossimo di questi tempi Ambrosetti organizzerà a Venezia un forum sui temi della sostenibilità e del reshoring.

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