Ferragamo non aggancia la crescita, 2018 a 1,347 miliardi (-3,4%)

Salvatore Ferragamo fatica a risalire la china e chiude un altro anno in territorio negativo. Il fatturato 2018 si è attestato a quota 1,347 miliardi di euro, in calo del 3,4% a tassi di cambio correnti (-1,7% a cambi costanti) sull’esercizio 2017. Nel quarto trimestre le vendite sono diminuite del 3,6%, penalizzate dall’andamento delle valute (-1,8% a cambi costanti), da saldi di fine stagione deludenti e dal trend negativo dei canali secondario e wholesale, specifica la nota economica.

Facebook/Ferragamo

Nell'anno soffrono tutti i canali distributivi: wholesale (-3,8%), retail (-3%) e vendite like-for-like (-1,4%). Ad oggi, la rete monomarca del brand conta 672 negozi, di cui 409 diretti e in 263 franchising.
 
Bene l’Asia, primo mercato per il gruppo con oltre 505,5 milioni di ricavi (pari al 37,5% del fatturato consolidato). E nonostante la lieve flessione della regione (-1%), in primis dovuta ai risultati nel Sud-est Asiatico, tiene la Cina, che negli ultimi 3 mesi ha registrato un +7,6% (+10,1% a tassi di cambio costanti) di vendite nei negozi diretti.
 
Fanno male EMEA (-6,1%), Nord America (-5,4%) e Centro e Sud America (-2,3%), sebbene quest’ultima sia cresciuta a cambi costanti del 3,8%. Cala, infine, anche il Giappone dello 0,4% (- 1% a tassi di cambio costanti).
 
Le vendite di calzature, core business del gruppo a 554,6 milioni di euro, sono in diminuzione (-5,9%). Crollano abbigliamento (-14,9%) e accessori (-8,6%), mentre tiene la pelletteria (+1%) e corre la divisione profumi (+5,6%).
 
La ricetta per riagganciare la crescita tarda ad arrivare per Ferragamo, nonostante il poderoso piano di riassetto del management aziendale varato quest’anno, che ha portato all’ingresso di importanti figure manageriali come il nuovo AD, ex Gucci, Micaela Le Divelec Lemmi, e James Ferragamo, figlio di Ferruccio, in qualità di vicepresidente e direttore brand e prodotto.
 
Che il 2018 sarebbe stato un anno di transizione era stata la stessa società ad affermarlo. Effetto dei cambi e mix di canali sfavorevole le due ragioni principali secondo la maison, su cui aleggia lo spettro di un rallentamento dei consumi cinesi, causa quest’ultima dei numerosi downgrade degli analisti degli ultimi 6 mesi.
 
Intanto, il gruppo ha da poco perso un nuovo manager, il CFO Ugo Giorgelli, al cui posto è salito Alessandro Corsi. Non una buona notizia, dal momento che la fase di riassetto – iniziata con l’uscita ad inizio 2018 dell’AD Eraldo Poletto – sembrava finalmente giunta al termine. 

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