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Pubblicato il
8 set 2021
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Federmoda a GenovaJeans: filiera italiana sia pioniera della circolarità di jeans e tessuti

Pubblicato il
8 set 2021

“L’Italia può assumere un ruolo primario nel settore della moda e nella circolarità: più di 470 mila addetti, circa 58 mila aziende, più di un milione di addetti se considerato l’indotto della distribuzione, è un settore sempre più importante che contribuisce alla sostenibilità sociale ed economica – ed ambientale - dell’intero Sistema Paese”, lo ha detto il presidente nazionale di CNA Federmoda, Marco Landi, intervenendo a Genova all’incontro “I jeans e l'economia circolare”, organizzato domenica scorsa nell'ambito della prima edizione della manifestazione GenovaJeans, atta a valorizzare la città come polo della innovazione, della ricerca e dello sviluppo sostenibile in Europa.

Un momento del panel con Marco Landi eRoberto Cingolani - GenovaJeans


CNA Federmoda candida dunque la filiera italiana quale pioniera di una produzione realmente circolare del tessile moda e dei jeans. Il panel, dopo aver illustrato le origini italiane e genovesi del jeans, ha infatti aperto al futuro interamente circolare di questi comparti. Erano presenti all’incontro figure attive nel riciclo e nella seconda vita dei materiali, oltre che nell’innovazione della “terza vita”, ossia l’applicazione di materiali smart al design di prodotto.
 
Il Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, ha tracciato nel proprio intervento il ruolo cruciale del settore del jeans, e del tessile-moda in generale, nel raggiungimento degli obiettivi presenti e futuri che avvieranno verso il percorso europeo ‘Net Zero’, per il quale, entro il 2030, il 72% dell’energia sarà prodotta da fonti rinnovabili, dovrà esserci una riduzione del 55% delle emissioni di CO2 rispetto al 1990 (ed emissioni nette zero entro il 2050), ma anche costituire dei sistemi efficienti di raccolta differenziata tali da raggiungere il 65% di riciclabilità dei rifiuti, il 25% di valorizzazione e trasformazione per le frazioni non riciclabili, e il conferimento dei rifiuti in discarica per un massimo del 10%.

Secondo Cingolani, la manifattura tessile nostrana è già perfettamente inserita all’interno delle strategie di riduzione ed efficientamento energetico, e di implementazione dei modelli di business circolari. Tuttavia, gli ostacoli burocratici non possono limitare lo spazio di azione presente minando l’attività futura: per lui la transizione ecologica necessita di essere affrontata in modo pragmatico e partendo dalle maggiori fonti di emissioni, tra le quali compare proprio il comparto del tessile-moda.
 
A tal scopo, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che si inserisce all’interno del programma Next Generation EU, fornisce un supporto, grazie al miliardo e mezzo di euro destinato agli impianti pensati per il ricircolo del XXI secolo, oltre che 600 milioni per le filiere hard to abate, ossia per i settori dove la decarbonizzazione è più ostica per via delle caratteristiche produttive, come ad esempio l’industria tessile.
 
Invitata dell’amministrazione comunale di Genova in qualità di rappresentante di tutti gli anelli della filiera, CNA Federmoda, nella persona del suo presidente Marco Landi, ha sottolineato quanto il Sistema Italia si localizzi in una posizione di vantaggio, grazie a una filiera del tessile-moda che, nonostante le difficoltà, risulta essere ancora intatta: ciò può favorire processi di trasparenza e tracciabilità e creare un nuovo Made in Italy fondato sulla vera sostenibilità. Parlando di “cenci” e di moda, il percorso della circolarità è iniziato secoli fa con il riciclo nel distretto di Prato, e prosegue con la diffusione del cardato della lana, e non solo.

GenovaJeans


Per Landi è comunque necessario l’incontro tra politica ed industria per trovare soluzioni efficienti, mentre la scarsa marginalità e ricettività del mercato nei confronti del prodotto circolare ostacolano la redditività economica dei suoi modelli di business. Non solo: l’assenza di un’armonizzazione della normativa ambientale e di criteri end of waste settoriali rappresenta la principale criticità che inibisce le imprese: gli investimenti in impianti industriali nell’ottica della circolarità non sono garantiti finché non si avrà la sicurezza di ciò che è rifiuto e quale sia la sua cessazione. Inoltre Landi ha ricordato l’annoso problema del deficit di reti impiantistiche destinate al trattamento/valorizzazione dei rifiuti in cui vengono effettuate le operazioni di raccolta, selezione e trattamento dei rifiuti tessili.
 
Però il Sistema Italia, dotato di una capacità superiore rispetto agli altri Paesi, ha tutte le prerogative, partendo dai distretti industriali artigiani della moda, di implementare la sostenibilità, e filiere e percorsi tracciabili, ha proseguito Landi, indicando i quattro pilastri per una produzione pienamente sostenibile: durabilità, salubrità dei materiali e delle lavorazioni, circolarità della produzione e riciclabilità dei materiali impiegati e infine tracciabilità.
 
Oltre a patrocinare GenovaJeans e a contribuire ai suoi dibattiti, CNA Federmoda ha portato a partecipare, al fianco di quelli coinvolti dagli organizzatori, alcuni brand molto sensibili alla circolarità produttiva e all’eco-sostenibilità nell’universo del denim (Dafné Sanremo, Hamaki-ho, Par.Co Denim e Takeshy Kurosawa), attraverso un’esposizione dedicata in Via di Pré 129.

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