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Federico Ballandi (Kontatto): “Vorrei la libertà di tornare a produrre, perché salvare il Made in Italy è cruciale”

Pubblicato il
2 apr 2020
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“Stavamo andando molto bene quest’anno. Eravamo contentissimi ed appena rientrati dal CPM, la fiera moscovita alla quale avevamo partecipato aderendo al gruppo del Centergross, organizzandovi anche una bella sfilata. Stavamo anche finendo di approntare una nuova collezione flash pre-cerimonia pensata per il periodo dello shopping pasquale, quando da un giorno all’altro siamo stati mandati a casa e ci han detto di chiudere i negozi. Ci siamo sentiti falciati, come tutti nel settore”, racconta emozionato a FashionNetwork.com l’imprenditore Federico Ballandi, presidente di Kontatto, che guida ancora l’azienda di maglieria ed abbigliamento donna da lui fondata nel 1995 insieme ai soci Gianluca Goldoni e Stefano Trecchi.

Federico Ballandi - Kontatto


Circa 24,5 milioni di euro di fatturato nel 2019, una distribuzione in oltre 2.500 negozi multibrand in 2 continenti, 9 agenti e 6 distributori in Italia, 7 distributori all’estero e 60 dipendenti diretti, l’azienda bolognese vanta 5 monomarca in Italia, a Bologna, Milano, Milano Marittima, Casalecchio di Reno e quello inaugurato più di recente a Sassuolo. All’estero, Kontatto è distribuito in Belgio, Olanda, Austria, Polonia, Cipro, Grecia e Hong Kong, ma soprattutto è appena approdato in Russia, con uno showroom aperto a Mosca, vantando ottime prospettive in questo mercato.
 
“Stavamo investendo fortemente anche nell’e-commerce, ma ora anche questo canale è quasi azzerato, anche perché c’è il problema delle consegne e un po’ di diffidenza della gente”, ricorda Ballandi. “Il canale B2B da tre settimane a questa parte è totalmente fermo, nel B2C stiamo vendendo poco più di 10 di capi a settimana. Noi della fast fashion siamo quelli della velocità, ma ci hanno messo in catene…Tornare a fare il nostro lavoro in questo momento pare solo un sogno”.

Ballandi auspicherebbe una riapertura, anche parziale, delle attività produttive non solo nel suo settore, ma in tutto il tessile, l’arredamento, le calzature, oggi completamente bloccati, “ma come singoli possiamo fare poco o nulla”, dice. Per far sentire la sua voce ll mondo della moda "deve essere unito e coalizzato". “Solo appoggiandoci alle associazioni di categoria, che hanno il potere contrattuale e di influenza per far arrivare come voce collettiva le nostre richieste d’aiuto, possiamo ottenere qualcosa”.
 
“Persino il Centergross si è coalizzato, facendosi sentire come mai prima, perché in passato si è fatto poco insieme, rispetto alle nostre potenzialità”, afferma il titolare di Kontatto. “E sapete perché? Perché noi siamo sempre stati impegnati a lavorare. Perché a una riunione andiamo e guardiamo l’orologio, in quanto non vediamo l’ora di tornare al lavoro. Perché Bologna, con il Centergross, ha insegnato la fast fashion al mondo. Le multinazionali hanno copiato il nostro sistema, la sua rapidità. Con un indotto dal quale sono transitati moltissimi dei più bei nomi d’Italia del settore. Adesso che è scoppiata questa pesante crisi e siamo fermi, ci siamo resi conto che uniti saremmo più importanti”.
 
Abolizione dell’IVA ed eliminazione o rinvio del pagamento di spese e contributi, almeno per qualche mese o un anno, sono provvedimenti che secondo Ballandi andrebbero presi nell’immediato, “ma temo che non lo faranno mai. L’unica speranza è che lo stato dia liquidità alle aziende tramite le banche”, dice (e proprio oggi è arrivato il primo segnale in tal senso dall'Unione Europea, che ha mobilitato 2.770 miliardi di euro per fronteggiare l'emergenza coronavirus, ndr.). “Nel mio caso, paradossalmente, non ho bisogno di liquidità fresca, non voglio tagliare gli stipendi ai miei dipendenti. Io voglio che riparta la filiera! Mi piacerebbe che ci fosse ridata la libertà di poter tornare a produrre, almeno parzialmente e almeno da maggio, seguendo scrupolosamente tutte le linee guida sanitarie”, auspica.
 
Kontatto non è rimasto fermo. Ballandi ha predisposto trattamenti di sanificazione agli impianti di aerazione e riscaldamento dello stabilimento produttivo, e si sta abilitando per produrre mascherine e guanti.

Lo stile di Kontatto


La situazione è drammatica ed in continuo peggioramento, sostiene Federico Ballandi, “perché noi trattiamo un prodotto che si deteriora, che ha una ‘scadenza’, come tutta la filiera della moda. Perché, per esempio, una maglia che realizzata a marzo vale 100 a maggio-giugno vale già un 30-40% in meno, in quanto comincia a far caldo. Non ci è rimasto che giocare sui sentimenti, sperando che dopo tanto lockdown in casa, le donne abbiano voglia di tornare subito nei negozi. Noi ci dovremo far trovare pronti, per esempio praticando dei ribassi”, puntualizza.
 
Federico Ballandi si mostra contrario alla proposta di Francesco Tombolini, presidente di Camera Buyer, di saltare una collezione, o meglio di spostarla in avanti, con la PE consegnata a novembre e l’AI al maggio successivo, per riorganizzarsi e guadagnare tempo e liquidità. “Chi dice queste cose non conosce le dinamiche della fast fashion. E la merce invenduta di questa stagione?”, ricorda l’imprenditore felsineo. “Noi viviamo di una produzione settimanale, siamo molto dinamici ed elastici. Le linee secondo me dovranno essere prodotte tutte, anche se saranno di dimensioni minori. Insomma, saltare una collezione non è certo la soluzione giusta”, sostiene.
 
Il fondatore di Kontatto si augura che vi sia un aiuto fattivo dallo Stato, che deve fornire “linee guida e progetti” che consentano al comparto di rimettersi in carreggiata. “Ma in questo momento, per la nostra filiera c’è il silenzio più completo delle istituzioni. Si parla solo di fermo del turismo, dell’automotive, della ristorazione, tutte scelte drammatiche per l’Italia. Ma della moda non ne sento proprio parlare. Ce la siamo dimenticata? Io voglio poter tornare a sognare, perché la moda è fantasia e creatività e salvare il Made in Italy è cruciale”, conclude Federico Ballandi.

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