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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
11 ott 2018
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Fast Retailing, trainato dalle esportazioni, esibisce un utile annuo record

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
11 ott 2018

Anno cardine per Fast Retailing. Per la prima volta dal lancio del suo marchio principale Uniqlo nel 1949, le vendite dell’insegna d’abbigliamento realizzate all’estero sorpassano quelle generate in Giappone, nell’esercizio 2017/18. Un distributore che ha saputo esportare davvero bene il proprio modello di business e che intanto continua ad espandere Uniqlo, soprattutto in Europa e nel Sud-Est Asiatico. Il suo solido bilancio annuale riporta un aumento delle entrate complessive del 14,4%, arrivate a 2.130 miliardi di yen, che corrispondono a 16,44 miliardi di euro.

Il primo negozio olandese dell'insegna Uniqlo è stato inaugurato lo scorso settembre - Uniqlo


Va soprattutto notato che la redditività si rafforza, dal momento che il profitto operativo del gruppo è cresciuto del 34%, stabilendosi a 236,2 miliardi di yen (1,82 miliardi di euro). Un record per il proprietario di Uniqlo, Princesse tam.tam, Comptoir des Cotonniers, Theory, J Brand e GU. Nell’esercizio chiuso il 31 agosto 2018, l'utile netto generato ha invece raggiunto i 154,8 miliardi di yen (1,19 miliardi di euro) mostrando una progressione del 29,8% in un anno.
 
Se ci si concentra unicamente sul marchio Uniqlo, i suoi ricavi in Giappone sono cresciuti del 6,7% (864 miliardi di yen), con un profitto operativo in forte espansione del 24,1% (119 miliardi di yen). A livello internazionale, l’azienda familiare ha generato 896 miliardi di yen di vendite, per un robusto +26,6%, mentre l’utile è esploso del 62,6%, a 118 miliardi di yen, raggiungendo così il livello di profitti generato in Giappone.

In Europa, gli utili del marchio sono raddoppiati, "grazie alle ottime prestazioni in Russia, Francia e Regno Unito". Uniqlo è anche penetrato in nuovi mercati nel corso del periodo: la Spagna, la Svezia e i Paesi Bassi. Inoltre, negli Stati Uniti, dove la catena stava perdendo velocità e aveva deciso di chiudere i negozi meno performanti, il gruppo afferma di essere riuscito a dimezzare la propria perdita operativa, senza specificarne le cifre.
 
In compenso, un segmento non ha di che festeggiare, il ‘Global Brands’, che comprende Comptoir des Cotonniers, Princesse tam.tam, Theory e J Brand. Benché le vendite cumulate di queste etichette siano aumentate del 9,5% nel corso dell’anno, a 154,4 miliardi di yen (1,19 miliardi di euro) – soprattutto grazie a Theory, precisa il gruppo nipponico –, si deve registrare una perdita operativa di 4,1 miliardi di yen (32 milioni di euro), "dopo una svalutazione di 9,9 miliardi di yen su Comptoir des Cotonniers e altre etichette". È prevista una ristrutturazione presso la sede francese di Princesse tam.tam (127 boutique) e Comptoir des Cotonniers (320 punti vendita), dopo che i due marchi hanno perso rispettivamente 4 e 13 negozi durante l’anno.
 
Avendo ingaggiato il tennista Roger Federer per aumentare ulteriormente la visibilità internazionale di Uniqlo, il gruppo giapponese da 3.500 punti vendita prevede di continuare in questo suo slancio anche il prossimo anno, anticipando già una stima per un aumento dell'8% delle vendite e del 14,3% dell’utile operativo. Il boss del gruppo, Tadashi Yanai, intende fare concorrenza (e persino superarli) ai suoi concorrenti Inditex e H&M, in particolare grazie alla creazione di un nuovo sistema logistico con Daifuku per ottimizzare i propri flussi, e alla collaborazione con Google per identificare meglio i propri clienti.

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