Fast Retailing: benissimo Uniqlo, ma Comptoir des Cotonniers e Princesse tam.tam soffrono

Il gruppo giapponese d’abbigliamento fa affidamento sul proprio network internazionale di negozi per trainare la crescita, con la sua catena di riferimento Uniqlo in testa. Dal 1° settembre 2017 al 31 maggio 2018, Fast Retailing (Uniqlo, Comptoir des Cotonniers, Princesse tam tam, Gu, Theory...) ha registrato un fatturato di 1.704 miliardi di yen (12,8 miliardi di euro), in progressione del 15,3% nei 9 mesi (contro l’incremento del 3% ottenuto nel 2017). Il gruppo, che ambisce a diventare il numero uno della distribuzione d’abbigliamento nel mondo, mostra anche profitti solidi: il suo utile operativo è arrivato a 238,8 miliardi di yen (1,8 miliardi di euro), crescendo del 32,3%, mentre l’utile netto ha ragiunto i 148,3 miliardi di yen (+23,5%, pari a 1,13 miliardi di euro).

Uniqlo

Nei primi 9 mesi del suo esercizio 2018, la quota delle vendite realizzate all'esportazione dal marchio di punta Uniqlo sorpassano quelle generate in Giappone. Sul mercato domestico, il fatturato dell’insegna è aumentato del 7,8%, a 704,4 miliardi di yen, mentre all’estero le sue vendite sono cresciute del 27,5%, a 716 miliardi di yen, affiancate da un risultato operativo che esplode di un +65% (112,4 miliardi di yen). Uno spostamento che sottolinea la crescente importanza dei mercati internazionali nella progressione globale del gruppo.
 
Al di fuori del mercato giapponese, Uniqlo, che ha appena ingaggiato com testimonial il tennista elvetico Roger Federer, sviluppa la sua espansione nella Grande Cina, nella Corea del Sud e nel Sud-Est asiatico. Sul mercato più complicato degli Stati Uniti, la catena ha ridotto le perdite e punta sull’esercizio 2019 per tornare in attivo. In Europa, Uniqlo progetta di entrare in nuove nazioni (Svezia e Paesi Bassi in autunno, e Danimarca nel 2019) e in questi nove mesi ha beneficiato principalmente di una forte attività in Russia.
 
Impattando anch’essa in modo positivo sulla buona salute di Fast Retailing, la catena nipponica di prêt-à-porter Gu si è emancipata dal portafoglio “Global Brands” del gruppo per dettagliare i propri risultati: il suo fatturato è stato di 166,6 miliardi di yen (1,28 miliardi di euro) nel periodo (+6,4%).
 
Infine la divisione “Global Brands”, che riunisce le catene francesi Comptoir des Cotonniers et Princesse tam.tam, oltre al brand Theory, ha visto crescere l’attività del 10,1%, a 114,7 miliardi di yen (870 milioni di euro). Tuttavia, è chiaramente l’etichetta Theory a generare la crescita delle vendite di questo segmento, che resta sempre in rosso, visto che la sua perdita operativa raggiunge i 3,5 miliardi di yen (pari a circa 27 milioni di euro). Essa si è tuttavia riassorbita nel 3° trimestre, poiché la perdita è stata di 8,9 miliardi di yen nei primi sei mesi dell'esercizio, principalmente a causa della pessima forma di Comptoir de Cotonniers, che ha visto le proprie perdite allargarsi ulteriormente nel 3° trimestre, come riportato dal gruppo senza dettagliare queste cifre. A Parigi, dove si trova la sede di questo marchio, la filiale del gruppo ha lanciato un piano di prepensionamenti volontari che ha riguardato 50 persone.
 
A proposito dei suoi obiettivi annuali, il gruppo da 3.400 negozi nel mondo intende superare la soglia dei 2.100 miliardi di yen (16 miliardi di euro), e quindi vuole incrementare le vendite del 13,3% rispetto all’esercizio 2017. Il suo utile operativo dovrebbe arrivare a 225 miliardi di yen, per una crescita del 27,5% risptto all’anno precedente. Il gruppo rimane comunque cauto, ricordando i dati di vendita più contrastanti registrati in Giappone nei mesi di giugno e luglio 2018.

Versione italiana di Gianluca Bolelli

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