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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
4 mar 2021
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Fashion Week di Parigi, terzo giorno: Hearst debutta da Chloé, Patou è raffinato, Thebe Magugu sorprende

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
4 mar 2021

Nonostante il coprifuoco, quella di mercoledì è stata una giornata internazionale molto carica per la settimana della moda di Parigi, con uno dei debutti più attesi della stagione: Gabriela Hearst per Chloé.

Gabriela Hearst

 


Gabriela Hearst ci ha portati per interposta persona, per mezzo di un video, nella sede di Chloé, filmando la sua collezione in una Saint-Germain notturna, per poi pubblicarlo online alle 13:00. Poco prima, un chilometro più avanti sull’Ile de la Cité, a un isolato dall'ufficio del Commissario Maigret, il più famoso investigatore della letteratura francese, i principali giornalisti di moda erano stati informati tramite brevi briefing privati delle ultime idee sviluppate da Guillaume Henry per Patou.

La Fashion Week di Parigi, la sesta organizzata dall’inizio del lockdown – ci sono già stati il prêt-à-porter maschile, la haute couture e la moda donna – mette in evidenza collezioni per l’Autunno-Inverno 2021/22 che coprono una vastissima area geografica, che arriva fino al sudafricano Thebe Magugu, con il suo mini-film quasi allucinatorio.

Ma è Chloé, la principale casa di moda del gruppo del lusso Richemont, che ha attirato la maggior parte delle attenzioni. La scelta di Gabriela Hearst è apparsa come la prova del rinnovato investimento del conglomerato elvetico-sudafricano nelle griffe che possiede. Dopo aver nominato Philippe Fortunato PDG della sua divisione moda lo scorso giugno, Richemont ha lanciato la maison AZ Factory di Alber Elbaz, e ha nominato un successore di Azzedine Alaïa: Pieter Mulier.

L’arrivo di Gabriela Hearst a Parigi ha suscitato enormi aspettative, soprattutto dopo la sfilata video di altissimo livello presentata 12 giorni fa per il suo marchio omonimo sulle rive dell’East River di New York, con una tempesta di neve in corso sul Nord America.

Girato di notte nelle strade parigine in pavé, lo show ha visto aprire le danze alle nuove ragazze Chloé che sfilavano partendo dal ristorante più famoso della Rive Gauche, la “Brasserie Lipp”, prima di passare davanti alla chiesa medievale di Saint-Germain. Un riferimento alla fondatrice di Chloé, Gaby Aghion, che ha svelato le sue prime collezioni nei caffè di Saint-Germain, davanti ad alcuni amici e celebrità. Da Gaby a Gabi, dunque.
 
Le modelle sfilano su scarpe con la zeppa o stivali con la punta a cuneo e indossano poncho rifiniti con colletti imbottiti da piumino con carpet bags abbinate. Seguono alcune ragazze coi capelli ricci in grandi abiti in cashmere riciclato a strisce con borse a tracolla sfilacciata abbinate, realizzate con materiali ecologici a basso impatto.
 
Più della metà della collezione era costituita da cappotti – da outfit in pelle intrecciata a mantelle di shearling con zip frontali, fino ad un cappotto patchwork di pelle a forma di foglia, come una ragazza tosta uscita da un film della Blaxploitation; Pam Grier a Parigi. La Hearst ha anche inventato alcune borse allettanti - borsette a lacci e favolose bags in cuoio, che facevano riferimento a creazioni d’archivio.

Avvolgenti, protettive e tutte molto convincenti, queste creazioni erano forse un pochino troppo vicine a quelle che Gabriela Hearst propone con la griffe che porta il suo nome, nella quale mescola stile hipster uruguaiano ed estetica di Manhattan. C'erano anche gonne svasate lunghe da ragazze-gaucho, un'idea già vista da Gabriela a New York.

Si è trattato di una collezione potente, che ha garantito un senso di equilibrio e compostezza al cast, mentre passava davanti al ristorante “La Société”, ritrovo dei fashionisti di Saint-Germain. In più, la Hearst si è presa molti rischi – in particolare nell'enorme parka patchwork con maniche a velluto a coste; nei tessuti vivaci; nella mega strisce e nelle immagini pittoriche – con molti look completati da zaini abbinati.

Infine, la scultorea Gabriela Hearst è uscita personalmente a salutare, indossando una mantella patchwork fatta all’uncinetto, dopo aver proposto questi outfit piuttosto riusciti.

Patou

 


“Abbiamo tutti attraversato un lunghissimo ed oscuro periodo di lockdown, quindi volevo gioia e qualcosa che fiorisse”, ha spiegato Guillaume Henry dopo aver rivelato la sua ultima collezione per la maison Patou.
 
Presentata all’affascinante quartier generale di Patou sul Quai du Marché Neuf a Parigi, la linea si è caratterizzata per camicette fantasiste e cappotti voluminosi e ardenti; con molti capi presentati in sovrapposizioni. Anche se i singoli pezzi possono essere facilmente indossati con i jeans.
 
Guillaume Henry si è ispirato a una foto di alcuni abiti con colori a caldo di Patou datati 1972, quando Michel Goma era lo stilista della maison. Henry ha persino incontrato il creatore, oggi novantenne, la scorsa settimana.

Ad enfatizzare la politica no waste della casa, i polsini sono stati realizzati in faille ottenuto con poliestere riciclato o popeline; mentre i cappotti giallo mostarda con tasche applicate erano costituiti di cashmere riciclato – rosso, giallo, blu o viola – con quest’ultimo outfit presentato con sullo sfondo una splendida veduta della Senna.
 
Orecchini e collane floreali di metallo impreziosivano i look, che riuscivano ad abbinare lo stile maestoso di un moschettiere in parata con l’intelligenza sofisticata di un guardaroba moderno.

Thebe Magugu

 


Per la sua ultima collezione, Thebe ha presentato un video intitolato “Ultimate Midnite Angels”, apertosi con un battesimo in un lago al tramonto, e proseguito con un quintetto di divinità-gangster in marcia su un altopiano come in un’iconica scena de Il settimo sigillo. Non che tutto fosse sereno e leggero, visto che metà del cast brandiva dei machete.
 
Poi, due delle ragazze (vestite con abitini a pois, cappelli a cilindro a larga tesa e cappellini da baseball) incatenavano una vittima terrorizzata in tailleur-pantalone rosa a una sedia, lasciandola con il naso rotto e sanguinante. Tutte parlavano una lingua locale con sottotitoli in inglese, prima che apparisse una banda rivale – le Midnight Cutters – un altro quintetto di ragazze in trench di nylon arancioni oversize e mini-cappellini. Glauber Rocha nel Veld.
 
“Fatti fottere e muori, merda…”, urla una, mentre le Midnight Cutters si spogliano svelando abiti da sera avvolgenti a frange stile anni ‘60 e lanciandosi in un’autentica bagarre in mezzo al deserto. Poi d’improvviso la presentazione cambia diametralmente set e vestiti, e due ragazze in abiti stampati con colori a chiazze gettano le armi che impugnavano e cominciano a baciarsi appassionatamente sulla riva di un fiume.
 
Immagini di sciamani, sacerdotesse e collegiali hipster si miscelano insieme in un film che Magugu definisce “una storia viscerale di spiritualità africana”. Lo stilista ha persino avuto l’audacia di inserirvi un tocco provocatorio – suore nere con i volti dipinti di bianco, guidate da una madre superiora che agita un machete indossando un formidabile tailleur-pantalone bianco.
 
Lo spirito di questo vincitore del premio LVMH è uno dei più fertili della moda, e bisognerebbe veramente che qualcuno gli affidasse il rilancio di una vera maison parigina. Ma se questo dovesse impedirgli di trovare il tempo per realizzare video di moda sfrenati e sediziosi come questo, bè allora meglio di no. 
 

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