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Essilux: arriva il commissario, ma solo per arbitrato

Di
Ansa
Pubblicato il
today 29 apr 2019
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La decisione su come EssilorLuxottica - ribattezzata 'Essilux' per ragioni di brevità dallo stesso Del Vecchio in occasione del primo CdA postfusione - si porrà rispetto all'arbitrato promosso dal maggior azionista Delfin sull'ipotesi di mancato rispetto dei patti della fusione da parte francese sarà probabilmente presa da Frank Gentin, ex presidente del Tribunale del Commercio di Parigi. È lui, infatti, il nome scelto dallo stesso Tribunale dopo la richiesta da parte di Essilor di trovare una 'terza parte' che decida nel caso vi sia stallo su questo punto. In sostanza, deciderà la linea d'azione della società nei confronti dell'arbitrato in un momento di stallo per il CdA della multinazionale.

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La scelta del commissario ad acta è importante, in quanto l'impasse in CdA su questo punto rischia di essere lunga, e teoricamente la società entro 30 giorni dalla presentazione della richiesta di arbitrato dovrebbe depositare le sue memorie.

Il termine formale scade in queste ore e il nome scelto, secondo diverse fonti finanziarie, assicura equilibrio ed emerge che era stato suggerito dai consiglieri indipendenti di Essilux indicati dalla finanziaria della famiglia Del Vecchio.

In apparenza un secondo boomerang per i francesi, dopo il primo chiaro stop alla loro strategia di confronto con Del Vecchio, quando il CdA non ha approvato la loro richiesta di allargamento del board ad altri due componenti, elemento che avrebbe cambiato l'equilibrio perfetto nella governance del gigante delle lenti e delle montature per occhiali.

Una scelta importante - anche perché l'arbitrato è stato depositato a Ginevra, in una sede quindi più 'neutra' rispetto a Parigi - ma non fondamentale: nulla su questo piano potrà accadere fino all'assemblea di metà maggio, che darà una prima risposta su chi avrà preminenza nel gruppo.

I numeri sono impietosi e la parte francese sta tentando diverse forme di pressione, anche se per ora apparentemente senza risultati. Il fondatore di Luxottica dispone infatti del 31% dei diritti di voto, ai quali si può aggiungere un 2% abbondante di Armani e altri soci italiani. È un terzo del capitale, rispetto al 4% dei manager e dipendenti di Essilor.

Del Vecchio ha quindi un terzo dei voti della holding post fusione e quotata con circa il 60% del capitale sul mercato. Quasi impossibile compattare un fronte contrario e la Borsa sembra attendere una soluzione chiara, con il titolo che ha chiuso l'ultima seduta della settimana poco sopra l'equilibrio (+0,28% a 107,85 euro). È qualche giorno che resta piuttosto stabile, dopo che dal 10 aprile ha recuperato circa il 10% dai minimi recenti.

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