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4 apr 2014
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Ernest & Young: un convegno a Firenze su moda e lusso

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Ansa
Pubblicato il
4 apr 2014

Nel mondo c'è ancora richiesta di 'Made in Italy': tra i paesi maggiori acquirenti ci sono Stati Uniti, Russia, Inghilterra, Corea del Sud, Giappone e Germania, ma buone opportunità ora arrivano anche da Brasile e Cina. Lo dicono gli imprenditori che hanno partecipato il 3 aprile al convegno su moda e lusso organizzato a Firenze dalla società di revisione contabile e assistenza fiscale internazionale Ernest & Young, che ha creato un dipartimento dedicato a moda e lusso.

Le buone notizie riguardano anche il fatturato del settore moda che, secondo i dati elaborati da Camera Moda e oggi diffusi da Ernest & Young, dovrebbe chiudere il 2014 con un fatturato di 62 miliardi di euro (+5,4%), trainato dall'export che ha superato la quota del 50%. I prodotti realizzati in Italia sono molto richiesti, sopratutto nel comparto del lusso. Persino su Google, è stato rilevato nel corso del convegno, le parole "Made in Italy" sono sempre più cercate, nel 2013 sono state cliccate il 13% in più rispetto all'anno precedente.

Secondo Ernest & Young, tuttavia, c'è una certa sofferenza nel comparto delle aziende familiari: nel 1995 le aziende del settore a struttura familiare superavano il 70% del totale, mentre oggi la quota è al 30%. Quelle in salute che oggi sono alla seconda generazione sono il 30%, mentre quelle alla terza generazione sono solo il 15%.

Secondo Antonio De Matteis di Kiton "i consumatori oggi cercano la qualità più che il lusso, i consumatori ricchi dei paesi emergenti sono più giovani degli altri paesi". Per Claudio Marenzi di Herno l'Italia è "l'unico paese occidentale con una filiera produttiva intatta. Ma c'è bisogno di una legislazione europea per tutelare il Made in Italy". Giuseppe Santoni dice che per la sua griffe di calzature Santoni "la quotazione è ancora lontana, al momento - sottolinea - abbiamo una crescita annua del 10-15%".

Al convegno si è parlato anche del ricambio generazionale nelle aziende come fucina per una crescita internazionale, con il racconto delle case history della Stefano Ricci, Peuterey, Alberto Moretti e Carloalberto Corneliani. Quest'ultimo ha dichiarato: "Io sono fermamente convinto che noi come 'Made in Italy' possiamo occupare solo la fascia premium e lusso del mercato, che rappresenta il 5%. Con la crisi abbiamo perso un 85% del mercato nella fascia medio-bassa, in cui non possiamo più competere. Da noi il costo orario è intorno a 20 euro, in altri paesi, come la Bulgaria, è 5 euro. Dobbiamo considerare - ha continuato Corneliani - che in un prodotto c'è un valore di trasferimento, in cui ci sono i sogni, la cultura, il marketing. E poi c'è un valore d'uso, in cui questi s'incorporano meno".

"Delle grandi aziende degli anni Sessanta, intendo quelle con sei mila persone, siamo rimasti tre o quattro - ha concluso Corneliani -. Noi siamo nati negli anni 60 come piattaforma produttiva, oggi c'è la nuova generazione: uno dei miei figli coordina lo stile, uno finanza e amministrazione, poi un nipote segue il commerciale e uno la parte industriale. Sono partiti tutti dalla gavetta, quasi tutti sono passati dal commerciale, poi ognuno ha seguito la sua strada".

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