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Ermenegildo Zegna XXX: athleisure di classe superiore alla Stazione Centrale

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
today 12 gen 2019
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Metà del pubblico presente questo venerdì alla sfilata d’apertura della nuova stagione di sfilate maschili milanesi è arrivato alla stazione Stazione Centrale di Milano su treni mattutini che provenivano direttamente dal Pitti Uomo di Firenze. Buona parte di quelle persone è tornata nell’enorme stazione ferroviaria la sera stessa, per assistere al défilé dell’ultima collezione di Ermenegildo Zegna XXX.

Ermenegildo Zegna - Autunno-Inverno 2019 - Menswear - Milano - © PixelFormula


"Suggeriamo abiti caldi", si leggeva sul'invito. Parole sante, mentre il pubblico prendeva posto in una serata lombarda davvero freddissima per assistere all’esibizione delle ultime idee del designer Alessandro Sartori.
 
Con Sartori, questa linea è diventata un tour architettonico della capitale della moda italiana, dopo aver fatto tappa nella migliore scuola di economia e commercio del Paese, la Bocconi e dopo aver organizzato lo show della scorsa stagione nel famoso Palazzo Mondadori disegnato da Oscar Niemeyer.

Le locomotive di diversi Frecciarossa arrivano sui binari sopra di noi, mentre appaiono i primi modelli. Sin dagli outfit d’apertura, è stato chiaro che ci trovavamo in presenza di una athleisure di classe superiore. Bulbosi giubbotti di pelle imbottita oppure top dopo-sci in feltro di lana con cappuccio abbinati a pantaloni aderenti e cuciti stretti, e poi parka tecnici corti indossati con pantaloni matelassé con la coulisse.
 
Come ogni distributore, fisico od online, vi dirà prontamente, il modo più veloce per far crescere il proprio business nel menswear negli ultimi due anni è stato di aggiungere l’athleisure ad un mix sartoriale. Sartori è stato uno degli stilisti che hanno voluto entrare in questo terreno di gioco nel modo più coraggioso, ovvero facendolo dalla sua estremità valoriale più elevata. Talvolta con grandi risultati: i suoi elegantissimi pantaloni grigi da bondage, e gli ergonomici giacconi e piumini a collo alto in feltro, audacemente ricamati con una stampa davvero fantastica di giovani intenti a leggere giornali, erano semplicemente superlativi.
 
Sebbene le sue migliori idee sartoriali viste venerdì sera siano state quelle in cui si è preso più rischi: dalle giacche avvolgenti a un bottone ad alcuni stupendi abiti a quadri.
 
Si dice di Mussolini che faceva arrivare i treni in tempo. I designer italiani non hanno mai seguito quella strada, e infatti anche questo show è cominciato con mezz’ora di ritardo. Comunque, a testimonianza di quale e quanto sia il potere della moda in Italia, Zegna è riuscito a far chiudere la sezione principale della stazione di Milano Centrale espressamente per la sfilata. Circa 120 milioni di persone transitano ogni anno per quella stazione. E grazie all’utilizzo di alcuni elaborati allestimenti, il produttore Bureau Betak è pure riuscito ad installare degli enormi schermi all'esterno dell’edificio, sulla sua facciata di 220 metri d’ampiezza, così migliaia di fan potevano seguire lo show da fuori. All'interno, le luci blu ad arco avvolgevano il palazzo assiro-lombardo dalle volte alte 70 metri – le più grandi del mondo quando venne costruito – e il cast, che sfilava spedito sul pavimento di marmo Art Decò.
 
Terminata negli anni '30, la stazione vide Mussolini insistere personalmente per l’adozione di gigantesche pensiline d'acciaio per il suo enorme tetto di vetro, a simboleggiare la potenza del fascismo. Ma questo fatto importava ormai poco quando nell'aprile del 1945 il suo cadavere fu appeso a testa in giù in una vicina stazione di servizio Esso in Piazzale Loreto.

Ermenegildo Zegna - Autunno-Inverno 2019 - Menswear - Milano - © PixelFormula


Non che questi vestiti avessero qualcosa a che fare con il totalitarismo. Anzi, tutto il contrario, visto che hanno piuttosto riguardato il libero flusso di idee nella sartoria. 
 
Questa settimana, Sartori ha mandato qualche messaggio preciso su Instagram, in particolare quando ha fatto riferimento ai tessuti. In un hashtag si leggeva #UseTheExisting (vale a dire #UsaL’Esistente, ndr.); mentre un post recitava: “Questo tessuto comprende materiali naturali pre-esistenti post-consumo, che sono stati riciclati con procedimenti innovativi”.
 
Il fatto è che nessun altro stilista del menswear può competere con Sartori quando si tratta di rivoluzionare i materiali. La sua profonda tavolozza colori di nero Beluga, verde taiga e grigio Varsavia è stata combinata per creare una dichiarazione di moda memorabile. Detto questo, Sartori ha nel cognome un destino, perché significa davvero ‘sarto’, ed è proprio in questa capacità che generalmente riposa la sua più grande forza.
 
Comunque, con un lavoro di costruzione del marchio che sembra significare che possiamo aspettarci sempre più athleisure a Milano, questa collezione non è stata una delle migliori create da Alessandro. È sembrata quella di un designer che voleva sforzarsi fin troppo, risultando forzata in alcuni passaggi.

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