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20 apr 2020
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Enzo Fusco (FGF Industry): “Pronti a rispettare ogni regola, ma il Governo deve farci lavorare”

Pubblicato il
20 apr 2020

Il gruppo di moda di Montegalda, in provincia di Vicenza (marchi Blauer, Ten C, Prince Tees, BPD Be Proud of this Dress) ha chiuso l’esercizio 2019 a 58 milioni di euro di fatturato, ovvero circa 6 milioni in più dell’anno precedente. Le licenze pesano 9 milioni. La previsione per il 2020 era di superare i 64 milioni di euro. “Sia l’Estivo che l’Invernale erano già cresciuti del 15%. Eravamo molto contenti, e invece in un paio di mesi ci siamo ridotti a pensare che se quest’anno non perderemo dei soldi, dovremo ringraziare”, racconta a FashionNetwork.com un amareggiato, ma combattivo e pugnace Enzo Fusco, titolare e Amministratore Delegato di FGF Industry.

Enzo Fusco - FGF Industry


“Ma sarà difficile: molta merce estiva non è stata ritirata. Quella che abbiamo consegnato, l’80% dei clienti non l’ha pagata”, spiega. “Speriamo che la prossima Fall-Winter non si trasformi in un problema ancor maggiore, perché se i negozi non riapriranno l’attività, probabilmente annulleranno una parte degli ordini o faranno fatica a pagare. Occorre che lo Stato metta a disposizione subito dei danari per negozi, aziende, commercianti, altrimenti la vedo molto dura”.

Sono passati vent’anni da quando FGF Industry ha introdotto sul mercato italiano il marchio Blauer USA. Due decadi che hanno visto il brand evolversi e diventare una realtà solida, tanto che nel 2017 è nata la newco BWF-Blauer World Fashion S.r.l., partecipata al 50% dalla famiglia Blauer di Boston e da FGF Industry delle famiglie Fusco e D’Amore. E a gennaio 2020, in occasione di Milano Moda Uomo, il gruppo veneto aveva lanciato il marchio B+Plus, etichetta di outerwear supertecnico e protettivo, che ha debuttato con una linea di 13 capispalla da uomo e 3 femminili/unisex.

Stile giapponese, la collezione è costituita da giubbotti antivento e antipioggia, doppi e in alcuni casi reversibili, in piuma riciclata e/o microfibre tre strati termosaldate di origine coreana. “Era la linea ‘alta’ di Blauer, cui abbiamo voluto dare una distinzione”, precisa Fusco. “La distribuiremo in tutto il mondo tramite 5 agenti. Il nuovo brand è fatto produrre in Far East, per cui ha un rapporto qualità/prezzo elevato, con giubbotti venduti a 350-390 euro al pubblico, mentre prodotti simili fatti realizzare interamente in Italia raggiungerebbero i 600. B+Plus era partito abbastanza bene presso clienti attenti ai particolari, poi tutti i progetti sono stati bloccati dall’imprevisto chiamato Covid-19”.
 
A livello retail, la crisi Coronavirus ha bloccato i progetti di sviluppo estero di FGF Industry, per cui per vedere attivi i flagship Blauer preannunciati in apertura a Tokyo, Cannes e Verona bisognerà aspettare “almeno settembre”, dice l’AD, così come per il progetto di monomarca Blauer a gestione indiretta che stava per essere inaugurato nel principale mall del Cile. Fusco si dice “soddisfatto di aver portato al 48% nell’Invernale la quota di venduto all’estero, ma l’obiettivo finale è di portare l’export di gruppo al 70%”, afferma.

Blauer, PE 2020


“Abbiamo ottenuto ottimi risultati di vendita con il brand Blauer in Germania e Austria ultimamente”, assicura l’imprenditore veneto, “e stiamo andando alla grande in Spagna e Repubblica Ceca, mentre abbiamo cominciato a distribuirci in Polonia e Russia, ma anche negli Stati Uniti, con una quindicina di ordini perfezionati da un importatore locale. Sono questi i Paesi su cui punteremo prossimamente, assieme a Francia e Giappone”.
 
Intanto Fusco nutre dubbi sulla possibilità di riuscire ad organizzare fiere a settembre, se il virus continua invariato il suo attuale percorso. “Almeno l’80% degli imprenditori del settore che ho sentito ultimamente mi hanno detto che non vorrebbero partecipare al Pitti Uomo. Noi, per i buoni rapporti che abbiamo con Pitti Immagine, rimaniamo disponibili”, rivela. “È anche una situzione antipatica: il cliente dovrà venire allo stand in mascherina e senza poter toccare nulla, e non lo si potrà salutare nel modo usuale. Si potrebbero studiare iniziative digitali, per dimostrare che la moda italiana non si ferma, che l’Italia c’è, ma forse, in queste condizioni, tanto varrebbe saltare la fiera e rivedersi a gennaio”.
 
Capitolo licenze. Confermatissimi i profumi con Mavive, mentre da questa stagione Primavera-Estate, FGF ha dato in licenza a Febos, oltre alle calzature, anche la produzione degli accessori. L’azienda trevigiana ha quindi sostituito la varesina Principe, passata a produrre gli accessori di Tonino Lamborghini e La Martina.
 
“Il panorama che ci aspetta non è roseo”, dice ancora Enzo Fusco. “In nazioni come Germania o Stati Uniti i soldi per pagare la cassa integrazione straordinaria sono arrivati dopo pochissimi giorni. Inoltre, la liquidità concessa è stata in massima parte erogata a fondo perduto. Da noi no. La mia paura è che questi soldi verranno versati troppo tardi”.

Blauer, PE 2020


All’imprenditore vicentino sembra che il Governo italiano non abbia ancora le idee chiare sul da farsi per programmare un piano di rinascita e rilancio dei consumi. “Lo Stato non dovrebbe nemmeno far pagare tasse per questo periodo, non differirle a più avanti”, aggiunge. "A questo punto, come sempre, dovremo uscirne contando in primis sulle nostre forze, senza aspettare gli altri. Certo, se riusciremo ad avere un finanziamento ne terremo conto”.
 
“Fino a quando non avremo un vaccino dovremo convivere con questo virus”, sostiene Fusco. “Il timore di una seconda ondata dell’epidemia c’è, ma noi imprenditori e i nostri lavoratori siamo impazienti di ripartire. Ci sono regole? Le rispetteremo. Come abbiamo fatto in questo mese continuativo di chiusura in casa. Distanziamenti da rispettare, uso di mascherine? Siamo pronti a farli. Almeno dateci la possibilità di lavorare”, esclama.
 
Mentre una parte dei dipendenti di FGF lavorano da casa, questo lunedì, Enzo Fusco ha riaperto l’azienda, previa autorizzazione ricevuta dal Prefetto, “con una quindicina di persone in sede, che rappresentano circa il 20% della forza lavoro totale, per cominciare a ripensare di produrre la prossima collezione, che sarà forzatamente più contenuta, compiendo quei lavori straordinari che il “Decreto Imprese” consente, come attività di magazzino, spedizioni per terzi, gestione amministrativa dei pagamenti, attività conservative di manutenzione (ho già fatto sanificare due volte gli stabilimenti)”, precisa.
 
Dall’inizio di marzo, la direzione di FGF Industry ha stipulato una nuova polizza assicurativa per tutti i suoi dipendenti, collegata alla concausa “COVID19” e che va ad affiancarsi alle altre polizze obbligatorie per legge, che garantirà una diaria di 100 euro per ogni giorno di ricovero ospedaliero, oltre ad un indennizzo aggiuntivo fisso di 3.000 euro in caso di ricovero in aree salvavita. Il gruppo vicentino ha anche realizzato un orsetto vestito con l’uniforme della polizia americana, chiamato Teddy Blauer, i cui proventi delle vendite (costa 23 euro sul sito Web di Blauer) saranno interamente devoluti alla Protezione Civile per acquistare gli approvvigionamenti necessari agli ospedali italiani.

Teddy Blauer


Capitolo e-commerce: a marzo il gruppo FGF ha registrato un calo delle vendite, “mentre rispetto ad aprile dell’anno scorso siamo in linea”, dice l’AD. “Comunque anche noi abbiamo sperimentato sul campo la non esplosione delle vendite online, come qualcuno preconizzava all’inizio della crisi. Se la gente non ha soldi o ne ha pochi, non va a comprarsi certamente un paio di scarpe o un giubbotto. E poi, considerando lo spirito che le persone avranno una volta terminato il blocco, saremo fortunati se acquisteranno il 50% di quanto compravano prima”, conclude Fusco.
 
Fortunatamente, FGF non ha problemi di liquidità. Lungimirante, Fusco ha tenuto disponibili in azienda le risorse economiche ricavate anni fa dalla vendita del brand C.P. Company. “Inoltre, qualche cliente estero a marzo ci ha pagato, e da diversi anni FGF Industry realizza utili, che ho tenuto anch’essi disponibili. Ma certamente tale liquidità non voglio mangiarmela. Diciamo che ho qualche ‘mese di vita’ più di qualcun altro, ma in definitiva, se il Governo non interviene riavviando, almeno parzialmente, le attività produttive, l’economia non può riprendersi”, conclude.

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