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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
22 dic 2019
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Emanuel Ungaro è morto a Parigi

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
22 dic 2019

Questo fine settimana ci ha lasciato un grande nome dell’età dell’oro di Parigi negli anni ‘80. Lo stilista francese di origine italiana Emanuel Ungaro è morto sabato nella capitale francese all’età di 86 anni. Lo ha comunicato domenica la sua famiglia.

Emanuel Ungaro nel 1999 - Archiv


Il creatore di moda transalpino si era fatto le ossa da Balenciaga prima di fondare la propria casa di moda a Parigi nel 1965, autodefinendosi come “un maniaco della sensualità” dallo stile colorato.

“Non si deve indossare un vestito, si deve viverlo”, dichiarò Ungaro, che considerava il suo lavoro come un mestiere artigianale, prima di lasciare il mondo della moda nel 2004.

Da Ungaro, “la sensualità è ovunque”, scrive la sua amica scrittrice Christine Orban in una breve biografia che gli ha dedicato. “Un semplice maglione, per la morbidezza del materiale di cui si compone, chiama una carezza; un vestito è tagliato per muoversi, accompagnare il corpo nei suoi movimenti, mostrare e dissimulare: siccome ama le donne, Emanuel conosce i limiti della tolleranza maschile, creerà un vestito troppo bello per levarlo, ma abbastanza intelligente da suggerire di toglierlo con tenerezza”.
 
Di origini pugliesi (il padre era un sarto antifascista di Francavilla Fontana emigrato in Francia durante il fascismo), Ungaro era il secondo di sei figli. Nato il 13 febbraio del 1933, Emanuel avrebbe potuto accontentarsi di seguire le orme del padre, sarto a Aix-en-Provence, ma sin dalla giovane età si dimostra pieno di energia e dopo aver imparato le basi de mestiere con lui lascia presto la propria città natale per trasferirsi a Parigi.
 
Ungaro approda a Parigi nel 1956, a soli 23 anni. È là che incontra l'unico maestro che abbia mai riconosciuto: il couturier spagnolo Cristobal Balenciaga, che pratica la sartoria come un'etica, costruisce i suoi vestiti con il livello di esigenza di un architetto sempre alla ricerca di linee più pulite.
 
Emanuel Ungaro dirà più tardi che ha imparato l'essenziale da suo padre e da Balenciaga, e che l’alta moda per lui rappresentava la “libertà estrema”, un esercizio di stile. “Ho consacrato più di 35 anni della mia vita all'Alta Moda. L'ho amata con una passione divorante”, affermò.
 
Lavora sei anni presso il sarto spagnolo, trascorre un anno da Courrèges e si lancia: nel 1965, assistito da alcuni collaboratori, apre la sua casa di moda in avenue Mac-Mahon, nel XVII arrondissement parigino.
 
Maniaco del lavoro, crea con fervore e accanimento, sovrapponendo i materiali, gli stampati a volte dissonanti, avvolgendo la seta dai colori vivaci direttamente sulle modelle. Le sue miscele di fiori e pallini, righe e quadretti, o di colori spesso brillanti aprono nuovi orizzonti all'alta moda. Le creazioni della sua griffe vestiranno attrici e principesse, da Catherine Deneuve a Jackie Kennedy, da Lauren Bacall a Caroline di Monaco, o Ira Furstenberg e Isabelle Adjani.
 
Nel 2004 Ungaro annuncia di volersi ritirare dalla moda, pochi anni dopo aver venduto la sua maison al gruppo italiano Ferragamo. Considerava Parigi la sua città (“L’Italia è bella vibrante e mi coinvolge. Ma la mia città è Parigi. L’Italia sarà il mio scalo, la mia dolce vita”, disse una volta).
 
La griffe viene quindi nuovamente venduta, dopo la sua partenza. E così, dal 2005 è di proprietà di Aimz Acquisition, il fondo d’investimento dell’uomo d’affari pakistano-statunitense Asim Abdullah, e ha sperimentato diversi tentativi di rilancio che si sono susseguiti nel corso degli anni, soprattutto con il prêt-à-porter femminile, che è tornato a sfilare nel 2017, oppure, il prossimo anno, tramite un nuovo partner per la moda maschile.

Malato da tempo, Ungaro lascia la moglie Laura Bernabei, sua amatissima musa e compagna di lavoro e figlia di Ettore (l’ex direttore generale della RAI dal 1961 al 1974 e in seguito prestigioso dirigente d’azienda), e una figlia, Cosima.

La redazione con Ansa e AFP
 

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