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Effetto covid sulla Moda: 300mila lavoratori a casa e impennata della disoccupazione

Di
Ansa
Pubblicato il
23 lug 2020
Tempo di lettura
2 minuti
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La crisi economica generata dalla pandemia ha profondamente impattato sul settore della moda italiana. Fiore all'occhiello della nostra manifattura, con un fatturato di 80 miliardi di euro e 500 mila occupati. L'emergenza Covid ha falciato il comparto, come dimostrano i dati di uno studio messo a punto da Ey, Cdp e Luiss Business School.


Le conseguenze dell'epidemia hanno lasciato a casa "circa 300 mila persone", avverte la responsabile mercati dell'area mediterranea di Ey, Stefania Radoccia. Per la gran parte artigiani, impiegati in aziende piccole, se non piccolissime. Finché dura il blocco dei licenziamenti manterranno il posto, ma sul dopo c'è un grande punto interrogativo. Le analisi economiche parlano da sole: nel 2020 la crescita della disoccupazione nel comparto potrebbe oltrepassare il 38%.

Lo studio e il dibattito con gli attori del settore, in versione 'digital talk', invitano però a non rassegnarsi. Se è vero che si tratta di un tessuto imprenditoriale fatto di realtà 'micro' è anche vero che le stesse sono capaci di mettere su "un saldo commerciale positivo per 33 miliardi, ovvero 2 punti di Pil, questo al 2019", fa presente il capo economista di Cassa depositi e prestiti, Andrea Montanino. Quindi "ci sono speranze positive".

Per un comparto che negli ultimi dieci anni non è stato affatto fermo, mettendo a segno una "crescita della produttività doppia rispetto al resto". Certo adesso ci si confronta con un aprile disastroso, -83% per le vendite. E un problema specifico del settore, rileva Montanino: allo shock della domanda "si somma" quello dell'offerta. Le collezioni già prodotte e rimaste nei magazzini probabilmente non vedranno mai il mercato. Lo shopping non può che risentire della situazione. Il turismo al rallenty non aiuta. Basti pensare, sottolinea il capoeconomista di Cdp, che lo scorso anno una fetta tra "il 14% e il 15% degli stranieri venuti in Italia" è arrivata nella Penisola per visitare negozi e portare a casa prodotti Made in Italy.

Il rapporto con l'estero cambia ma non bisogna vedere nero. "Tutti auspichiamo di assistere, nel medio termine, a un reshoring (rientro, ndr) delle produzioni anche nel settore della moda, non solo in Ue ma anche in Italia", dice il direttore della Business School della Luiss, Paolo Boccardelli. Un processo contrario alla delocalizzazione. La raccomandazione è puntare "sul digitale" affiancando alla rete commerciale un rafforzamento dei canali online. L'innovazione deve però riguardare anche il prodotto, "i materiali", raccomanda Boccardelli. Tessuti e confezioni eco-friendily in primis.

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