È mancato Alain Chevalier, uno dei fondatori di LVMH

Alain Chevalier, uno dei due fondatori del numero uno mondiale del lusso LVMH, è deceduto a 87 anni, ha annunciato il 4 novembre l’Eliseo. Il capitano d’industria ha trasformato una maison di champagne, unita alla società Louis Vuitton, un gruppo internazionale votato all’alto di gamma.

Alain Chevalier e Bernard Arnault - AFP

Alain Chevalier “ha messo la sua intelligenza e il suo talento al servizio della politica e dell’industria, contribuendo con la sua visione e la sua determinazione a posizionare la Francia al primo posto nel lusso”, ha sottolineato in un comunicato la Presidenza della Repubblica, che con lui saluta un “uomo visionario”.
 
Il gigante francese del lusso, che oggi comprende 70 maison che impiegano 150.000 persone nel mondo, da parte sua ha salutato “la memoria” di un “grande industriale” con un messaggio indirizzato all’agenzia di stampa francese AFP.
 
Le Figaro ha precisato che il decesso è avvenuto il 1° novembre presso il domicilio di Megève (Alta Savoia) di Chevalier. Le esequie saranno celebrate mercoledì 7 novembre nel pomeriggio alla basilica Sainte-Clotilde di Parigi, ha indicato la famiglia.
 
Nato il 16 agosto 1931 ad Algeri, dove la sua famiglia si era trasferita dal 1880, Chevalier “rimasto fino alla fine fedele al ricordo della sua terra natale”, secondo l’Eliseo, ha svolto studi di diritto e scienze politiche, prima di frequentare l’ENA, da cui è uscito nel 1959.
 
Auditor alla Corte dei Conti, ha occupato differenti ruoli nei ministeri (Affari algerini, Educazione nazionale, Industria) prima di lasciare il settore pubblico e lanciarsi nel privato.
 
Nel 1970 assume la Direzione Generale di Moët et Chandon, allora primo gruppo francese di champagne, con un obiettivo: trasformare poco a poco l’antica maison di Reims in una società di prodotti di lusso, a vocazione mondiale. Con il Presidente Robert de Voguë, “le cose sono andate molto veloci, abbiamo avuto il nostro periodo fortunato”, dichiarerà Chevalier nel 1974.
 
Acquisizione su acquisizione (i cognac Hennessy, i profumi Christian Dior in licenza, i laboratori Roc), trasforma la maison in un modello di crescita e gestione. Nel 1987, per contrastare un’eventuale OPA sulla società, diventata Moët Hennessy, la fonde con un altro gigante del lusso, Louis Vuitton, guidato allora da Henry Racamier, deceduto nel 2003.
 
Ma questo matrimonio segna la fine della carriera per questo puro amministratore. Alain Chevalier, infatti, non ha mai posseduto alcuna azione, sia da Moët che in seguito presso LVMH. Completamente assente dal capitale di LVMH, non è riuscito a fermare l’avanzata di Bernard Arnault, che poco a poco è diventato l’azionista principale della società.
 
Amministratore contro azionista
 
Il suo lavoro era la gestione. “Non lavoravo più da diverse settimane, tanto i problemi tra gli azionisti erano grandi”, ha confidato nel 1989, in occasione della sua uscita dalla società. “C’è stata l’epoca dei manager. Ora il capitale ha ripreso in mano la situazione”, ha aggiunto.
 
Le società Moët Hennessy e Louis Vuitton, “che già sotto la sua direzione riunivano alcuni dei marchi più prestigiosi nel mondo del vino e dei liquori, della moda, della profumeria e dei cosmetici, sono delle meravigliose ambasciatrici dell’eleganza e della raffinatezza francesi”, ha sottolineato ancora l’Eliseo. Ma, afferma il comunicato della Presidenza, “era soprattutto un uomo di cultura e di libertà, fedele non a un uomo o a un partito, ma a ciò che considerava giusto e vero”.
 
Dal 1979 al 1981 siede al CNPF (Conseil National du Patronat Français), l’antenato del Medef (Mouvement des entreprises de France), ma rifiuta di assumerne la guida, così come ha detto no nel 1986 al posto di Ministro dell’Industria offertogli da Jacques Chirac, suo compagno di studi all'ENA. Tra il 1989 e il 1991, guida la maison di moda Pierre Balmain.
 
Appassionato di antichità romana, Alain Chevalier era sposato e aveva quattro figli.

Versione italiana di Laura Galbiati

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