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E-commerce: Covid-19, il grande acceleratore

Di
AFP
Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
27 ago 2020
Tempo di lettura
3 minuti
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Negozi fisici che chiudono su tutti i fronti, player digitali dai risultati stellari: il Covid-19 e il lockdown hanno accelerato il consolidamento del commercio online nelle abitudini di consumo, determinando la necessità di una trasformazione a marce forzate dei modelli economici, con conseguenti rischi per l'occupazione.

Shutterstock


Una giornata paradossale, in questo senso, si è registrata lo scorso 18 agosto, quando la vedette della grande ditribuzione britannica Marks & Spencer ha annunciato che licenzierà 7.000 persone, poche ore prima che il gigante dell’e-commerce Amazon comunicasse l’assunzione di 3.500 risorse negli Stati Uniti. Questa estate ha visto il proliferare di annunci sconvolgenti per il mercato del lavoro, soprattutto in Gran Bretagna.
 
Da un lato, 2.500 posti di lavoro eliminati da Debenhams, che ha presentato istanza di fallimento in aprile; 1.300 da John Lewis; 450 da Selfridges; 4.000 nelle farmacie Boots. Dall’altro, il gigante dei supermercati Tesco che annuncia la creazione di 16.000 posti di lavoro per sostenere la forte crescita del proprio business online.

“È molto chiaro come la digitalizzazione del commercio, che peraltro esiste da molto tempo, stia subendo un’accelerazione enorme”, osserva Hervé Gilg, specialista della distribuzione all'interno della società di consulenza sulla trasformazione aziendale Alvarez & Marsal. Il tutto a beneficio delle aziende che già realizzano una parte significativa della loro attività online.
 
Tra esse Amazon certamente, che ha raddoppiato il proprio utile netto nel secondo trimestre. Ma anche la tedesca Zalando, peso massimo del prêt-à-porter online, che ha visto la sua base clienti aumentare del 20% nel primo semestre 2020, a 34 milioni di consumatori attivi.
 
O ancora Walmart, non ancora "pure player" (ovvero attore unicamente presente online) ma che ha saputo approfittare del boom del commercio online negli Stati Uniti, e degli aiuti pubblici ai consumi, per superare le stime del mercato.
 
È semplice: “l'e-commerce è cresciuto del 41% in soli tre mesi, contro la crescita del 22% che ha registrato in tutto il 2020”, spiegava a fine luglio lo specialista in ricerche di mercato Kantar. “In Francia, nel Regno Unito, in Spagna e in Cina, la quota di mercato media è passata dall’8,8% al 12,4%”. In Cina il commercio online rappresenta già “un quarto delle spese in beni di consumo”.
 
L'evoluzione era già all'opera prima che il Covid-19 colpisse l'economia globale. Ma l'improvviso calo degli affari dopo il lockdown ha avuto un “effetto forbice di compressione dei margini molto importante per le attività non alimentari, che dipendono maggiormente dai punti vendita fisici”, nota Hervé Gilg.
 
Tale situazione inedita “ha fatto prendere coscienza o confermato a tutti gli attori del retail che era indispensabile essere presenti su Internet, e di esservi nel modo più competitivo possibile”, considera da parte sua Stéphane Charvériat, Senior Associate Director di Boston Consulting Group (BCG).
 
“Anche tante aziende ben attrezzate nell'e-commerce hanno scoperto di non avere le dimensioni giuste, in termini di qualità e quantità, per [soddisfare] le richieste che si sono avute - e che ancora si stanno avendo - nel contesto di questa epidemia”, aggiunge Gilg.
 
Occorre evolversi, ma ciò “necessita di mezzi e investimenti significativi”, ricorda Charvériat, anche se alcune di queste società hanno visto il loro flusso di cassa ridursi. E i soldi investiti per essere presenti online non lo saranno poi per la rete fisica.
 
“Ovviamente, è una sfida molto grande affrontare le grandi piattaforme”, aggiunge Stéphane Charvériat, ma “anche senza avere le armi per competere frontalmente con esse, i retailer hanno l’obbligo di riflettere ad una strategia Internet, forse meno aggressiva, forse attraverso alleanze, anche con queste piattaforme”.
 
Inoltre, la rete fisica delle catene di distribuzione può diventare un punto di forza, sostiene Hervé Gilg. I turisti internazionali, quando potranno tornare, rimarranno affezionati a una visita di passaggio ai negozi famosi. “E poi Apple ha dimostrato molto bene la teatralizzazione che può portare un negozio”. Infine, per convincere i consumatori, i negozi possono giocare sulla "autenticità", che a volte manca nelle piattaforme di mercato.

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