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Pubblicato il
31 mar 2011
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E-commerce: Bruxelles fa tremare i professionisti del settore

Pubblicato il
31 mar 2011


Una seduta del Parlamento Europeo - Foto: AFP
Il Parlamento Europeo ha votato il 24 marzo una serie di misure che possono, nel caso vengano davvero adottate, mettere seriamente sottosopra il mondo delle vendite on line.

Se le proposte diventeranno legge, i navigatori in internet insoddisfatti dell'acquisto da loro fatto sul web avranno allora 14 giorni per tirarsi indietro (contro i 7 previsti oggi nella maggioranza dei Paesi), e altri 14 giorni per restituire l'ordine. Se il valore di quest'ultimo supera i 40 euro, il sito dovrà rimborsare il prodotto e i costi di spedizione, ma anche e soprattutto le spese per la restituzione.

Un rimborso integrale, che in più dovrà essere effettuato nei 14 giorni seguenti alla ritrattazione del cliente. Vale a dire anche prima della fine del termine stabilito per la restituzione dell'ordine, impedendo così al sito venditore di controllare il buono stato del bene restituito.

Inoltre, la direttiva implica che i siti di e-commerce dovranno imperativamente essere in grado di poter consegnare i beni indifferentemente nei 27 Paesi dell'Unione. Una scelta che aumenterà di molto i costi di invio e restituzione, e dunque le spese, per le aziende che dovranno rimborsare il cliente in caso di suo ripensamento.

Misure eccessive e sproporzionate

La Federazione dell'E-commerce e della Vendita a Distanza (Fevad) non nasconde la sua inquietudine e preoccupazione di fronte a quest'obbligo di vendita su tutto il continente. "Un sito in Francia dovrà sin dall'inizio prevedere un sistema di pagamento in 7 monete differenti, un sistema di traduzione in 25 lingue e dei contratti di consegna in 27 varianti, una per ciascuna nazione".

I professionisti del settore temono però maggiormente i nuovi comportamenti che saranno indotti da queste misure. Gli acquirenti potranno infatti comprare in massa su un sito ben sapendo che potranno restituire senza alcuna spesa l'insieme dei propri ordini. Il tutto a spese dei siti, che vedranno la loro perdita finanziaria nei casi di restituzione moltiplicata per due, secondo la Fevad.

La Federazione valuta in circa il 5% del fatturato le perdite generate dall'insieme di queste norme (100.000 euro all'anno per 3 milioni di fatturato). Di fatto, parecchi dei protagonisti attuali del settore potrebbero trovarsi costretti in breve tempo a chiudere, a detrimento della varietà e diversità dell'offerta sul web. Quanto al sovraccosto, questo si potrebbe ripercuotere sui clienti più affezionati (visto che gli internet users restituiscono solo raramente i loro prodotti), che si troveranno così a dover pagare per tutti coloro che abuseranno del sistema.

"Tutto questo non va a vantaggio del cliente"

"Capisco perfettamente la logica dei 14 giorni: una settimana è un po' poco", spiega Xavier Court, cofondatore di Vente-Privée.com e vicepresidente della Fevad. "Ma perché non far intervenire il rimborso una volta effettuata la restituzione del prodotto, al fine di evitare qualsiasi problema?". Tuttavia, per Xavier Court il vero problema poggia sul limite dei 40 euro. "Visto che tutto ciò provocherà dei tassi di restituzione colossali, questo avrà un impatto enorme sui prezzi. Questi provvedimenti non vanno certo nel senso di procurare un vantaggio al cliente".

Per Catherine Barba, fondatrice di Malinea Conseil, la catastrofe è palesemente annunciata. "E' a tutti evidente che la Germania, che obbliga i suoi venditori a distanza a rimborsare le spese di restituzione dal 2002, ha un tasso di restituzioni da 2 a 3 volte più importante di quello della Francia", puntualizza la specialista dell'e-commerce. "Viva l'acquisto compulsivo allora, è il capovolgimento del mercato!". Da Vente-Privée, la percentuale di rimborsi per restituzioni in Germania raggiungerebbe un tasso da 6 a 7 volte superiore a quello del suo omologo francese. "Nei Paesi dove le pratiche di restituzione sono incoraggiate, i tassi di ritorno sono più importanti. Ciò che dà fastidio, è che non sono state fatte delle vere trattative o consultazioni. Non si possono cambiare in questo modo i modelli economici delle aziende", commenta Stéphane Treppoz, dirigente di Sarenza.

Professionisti esclusi dai giochi

La Fevad e i suoi omologhi europei non sono stati mai consultati, né in alcun modo ascoltati sulle direttive in progetto. L’organismo sottolinea anche che non è stato condotto nessuno studio sul possibile impatto di tali misure. "La Fevad chiede al Governo francese di non sostenere il testo adottato dalla Commissione IMCO e sollecita le autorità europee ad aprire delle consultazioni con i professionisti del settore".

Se il testo fosse adottato in prima lettura fra due mesi, in caso di accordo fra il Parlamento, il Consiglio dell'Unione e la Commissione Europea, vi sarebbero dunque delle belle gatte da pelare per i professionisti dell'e-commerce.

Di Matthieu Guinebault (Versione italiana di Gianluca Bolelli)

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